Live-longform, un nuovo modo di raccontare

Donna Moderna ha deciso di seguire per 365 giorni la quotidianità delle popolazioni colpite dal sisma in Centro Italia. Ne è nato il progetto multimediale Ricominciamo, in collaborazione con Vodafone, innovativo nella forma e nella narrazione. Che qui viene spiegato dal team che lo ha realizzato.

01 — L’IDEA

Donatella Gianforma, caporedattore centrale:

«Quanto dura un terremoto? 13 minuti. E sto parlando della scossa più lunga della storia, quella del sisma cileno degli anni Sessanta.

Quanto dura il dopo terremoto? 10 anni. E sto parlando dell’esempio più virtuoso della storia del nostro Paese: la ricostruzione del Friuli.

13 minuti contro 10 anni.

13 minuti per distruggere, uccidere, disperdere.

10 anni per ricostruire, ricucire, ritornare.

Non ci sono ancora risposte su quanto durerà il dopo terremoto in Centro Italia. Passata la prima scossa ne sono arrivate altre 48.000. Ma nella notte del 24 agosto le popolazioni avevano già chiaro il loro destino e hanno chiesto subito di non essere abbandonate. Perché la ricostruzione è un lungo pezzo di storia di un Paese e della vita di un essere umano.

Per tutta la settimana successiva al sisma, mentre seguivamo il succedersi delle breaking news, ci è parso chiaro che la chiave fondamentale per una narrazione profonda del dopo terremoto è il tempo. Da lì è nata l’idea di accompagnare per un anno le persone e i luoghi».

02 — IL RACCONTO GIORNALISTICO

Liliana Di Donato, caporedattore centrale:

«Tutte le grandi tragedie degli ultimi anni, dallo tsunami del 2004 in Thailandia al disastro nucleare di Fukushima nel 2011, passando per il sisma dell’Aquila nel 2009, hanno evidenziato lo stesso limite nella copertura mediatica: un picco immediato di decine di pagine sui quotidiani e ore di approfondimenti in tv, che nel giro di qualche settimana, a mano a mano che l’emergenza si credeva superata, si trasformava in un trafiletto o un servizio di un minuto al tg.

Come mantenere alta l’attenzione dei lettori nel tempo?

All’inizio abbiamo pubblicato inchieste per rispondere alle domande che tutti si ponevano dopo le scosse del 24 agosto. Serve donare denaro per i terremotati? Come essere sicuri che gli aiuti arrivino a chi ne ha bisogno? È possibile ricostruire evitando gli errori commessi in Irpinia e all’Aquila?

Ben presto ci siamo resi contro che non bastava. Bisognava documentare il dopo-terremoto “dal basso”, raccontare le storie dei sopravvissuti, seguire la vita quotidiana di chi aveva perso affetti, casa, lavoro, ma doveva comunque andare avanti. Serviva uno spazio ad hoc, separato sia dall’attualità cartacea sia dalle news online.

Ma occorreva anche una narrazione che unisse la razionalità dell’inchiesta e l’umanità delle storie. Ci siamo così trovati a mettere in pratica, più o meno inconsciamente, le regole del New Journalism codificate dal giornalista americano Tom Wolfe nell’omonimo saggio del 1973:

1. costruire la storia per scene successive;

2. registrare tutti i dettagli, anche quelli apparentemente insignificanti, per rappresentare i protagonisti;

3. utilizzare dialoghi e conversazioni, al posto della cronaca pura, per coinvolgere il lettore;

4. presentare ogni scena dal punto di vista interiore di un personaggio, così da dare al lettore l’impressione di vivere la situazione realmente».

03 — LA PROGETTAZIONE GRAFICA

Luca Pitoni, art director (ha progettato il format con Giacomo Traldi):

«“Grafico condotto”. Così amava definirsi Massimo Dolcini, progettista pesarese che per lungo tempo con le sue campagne di comunicazione per il suo comune natale è stato un mediatore tra il messaggio e i suo destinatari: la comunità.

È la stagione che verrà poi chiamata della “grafica di pubblica utilità”. Ma si può esercitare ancora oggi la professione di “grafico condotto”? Credo di si, ma in tutt’altra forma.

La piazza della città in cui affacciano il comune e la chiesa, luogo centrale della comunicazione, dove i manifesti di Dolcini svolgevano la loro fondamentale funzione è ormai un luogo fisico svuotato di gran parte del suo volare comunicativo.

La nuova piazza del paese è immateriale, è un sistema di relazioni e di comunicazione digitale, dalla televisione fino ai social network, passando per il web.

Ricominciamo è il tentativo di utilizzare tutte le capacità del graphic design per essere la voce narrante, chiara ed utile, di un evento drammatico che modificherà per anni le strutture relazionali delle piccole e piccolissime comunità del centro Italia.

È qui il cuore dell’idea. Essere utili narratori e non solo neutri cronisti di eventi drammatici.

Da qui il format: un “live long-form”, una storia alla settimana, per un anno intero, indagando lo spazio e i suoi abitanti. E la forma visiva: si direbbe un blog, in realtà un diario, un diario collettivo che pone al centro la fotografia, come strumento, di nuovo, non di cronaca, ma di documentazione e riflessione. Un struttura visiva che cerca due chiavi di lettura principali.

Da un lato la rigidità, nell’idea dell’abaco, delle catalogazione che è l’elemento delle serietà del racconto ed è anche la metafora del diario, con tutte le sue pagine uguali, munite di data, appiglio per rileggere anche il passato senza perdersi.

Dall’altro uno spazio narrativo scenografico. Cercando di parlare un linguaggio visivo “alto” per potersi porre su un livello di racconto non effimero, ma legato al riflettere, all’essere “lenti” e profondi anche nella velocità del web.

Ritornando a Dolcini, dove il manifesto cercava la massima semplicità e velocità di decodifica visiva, per strappare quel secondo fondamentale all’iperstimolazione del vivere quotidiano e dello spazio urbano stesso, noi, con Ricominciamo, abbiamo tentato, nella velocità tipica del web, di essere lenti, approfonditi e dettagliati. Di parlare un linguaggio visivo rigoroso, elegante, nell’idea che l’estetica sia strettamente connessa all’etica, ricercando una certa moralità del narrare. Un lungo racconto a puntate disegnato in una veste che possa resistere allo scorrere frenetico del tempo mediatico. Che sia evidentemente un’isola, un lido calmo dove poter analizzare la complessità di un drammatico rito di passaggio collettivo da tante sfaccettature ma con un’unico occhio coerente e identificabile.

Una “serietà visiva” che non è mai distante, ma sempre chiara e semplice, così come il “medico condotto” sa, ma non è mai professorale nell’esporre il suo sapere».

04 — IL LINGUAGGIO FOTOGRAFICO

Giovanna Calvenzi, photoeditor:

«Volevamo un fotogiornalista capace di raccontare con parole e immagini la quotidianità di chi ha vissuto e ancora deve convivere con un evento tanto traumatico come il terremoto. Volevamo che fosse capace di lavorare su un progetto a lungo termine, e di pensare per la carta stampata e per il web con identica maestria.

La decisione di chiedere la collaborazione di Alessandro Scotti è stata quasi immediata. Scotti è autore di progetti importanti, realizzati in giro per il mondo per incarico delle Nazioni Unite, ha pubblicato Narcotica, un libro che presenta testi e immagini nel quale ripercorre le esperienze della sua lunga inchiesta sul traffico della droga; ha documentato il sistema penitenziario in Kyrgyzstan e sta realizzando un progetto analogo in Bolivia.

Scrittura, fotografia e a volte anche video nel corso della sua carriera si sono sempre incontrati felicemente. L’impegno di dedicare una settimana ogni mese al progetto Ricominciamo gli piaceva e lo ha affrontato con straordinaria duttilità, inventando per ogni puntata uno stile narrativo consono al racconto: video per le strade di Amatrice, ritratti in posa per i lavoratori dell’Hotel Relax di San Benedetto del Tronto, audio per le studentesse di Amatrice, colore o bianco e nero a seconda delle situazioni.

Scotti utilizza una fotografia rigorosa e partecipe, capace di testimoniare ma anche di emozionare. Riesce a entrare nelle situazioni, a condividerle, con i tempi necessari per creare una narrazione rispettosa di persone e di luoghi.

Una settimana dopo l’altra, i suoi racconti consentono alle lettrici e ai lettori di seguire con partecipazione la vita di chi sta lottando per riconquistare la propria vita».

05 — IL PRIMATO DELLA NOTIZIA

Liliana Di Donato, caporedattore centrale:

«Per quanto il racconto possa apparire letterario, Ricominciamo resta comunque un progetto giornalistico: il primato della notizia non viene mai meno.

Ecco perché, per descrivere l’impegno dei soccorritori dopo il sisma di Amatrice del 24 agosto, abbiamo seguito la squadra dei Vigili del Fuoco che stava mappando gli edifici danneggiati con una tecnica innovativa simile al triage applicato in pronto soccorso.

Ecco perché, dopo il terremoto del 30 ottobre nelle Marche, abbiamo raccontato il nuovo sito di e-commerce Dajemarche.com, lanciato da un gruppo di ragazzi di Tolentino per salvare le piccole imprese locali.

Ed ecco perché, per spiegare lo sciame sismico in Centro Italia, abbiamo realizzato una mappa delle scosse e l’abbiamo fatta commentare da un sismologo».

06 — LA NARRAZIONE MULTIMEDIALE

Liliana Di Donato, caporedattore centrale:

«Nel declinare gli spunti di inchiesta attraverso le storie, il mezzo web si sta dimostrando fondamentale: ci permette di trovare il tipo di narrazione più adatto a valorizzare il tema di cui ci occupiamo. I reportage su carta sono legati alla struttura classica “testo+foto”. Su Internet, invece, audio e video permettono di esplorare modalità nuove e originali.

Per far sentire, oltre che vedere, la distruzione e la desolazione nella zona rossa di Amatrice, abbiamo affiancato alla fotogallery l’audio con il rumore dei passi sulle macerie.

E quando le bambine della cittadina laziale ci hanno parlato di come sia cambiata la vita dopo la notte del 24 agosto, abbiamo deciso di non trascrivere le loro testimonianze, ma di riportare integralmente la registrazione dei loro racconti: immediata, diretta, senza filtri.

Mentre, nel momento in cui i terremotati di Norcia entreranno nelle famose casette, riprenderemo gli interni in soggettiva, attraverso una telecamera a 360 gradi. Per un giornalismo che, oltre la logica dettata dall’emergenza, faccia emozionare e riflettere».

07 — UN LIVE LONGFORM

Donatella Gianforma, caporedattore centrale:

«Al contrario di altri longform, Ricominciamo viene costruito in diretta, seguendo, settimana per settimana, quello che succede in Centro Italia. Ma all’ultima immagine, quella che chiuderà il progetto, stiamo già pensando. Abbiamo iniziato con un’Amatrice devastata, e con il rumore dei passi del nostro fotogiornalista Alessandro Scotti che cammina sulle macerie del centro storico. Vogliamo tornare là. Fotografando lo stesso viale, registrando gli stessi passi, per vedere cosa è cambiato realmente 365 giorni dopo il terremoto».

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Come un settimanale femminile diventa laboratorio di giornalismo

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Annalisa Monfreda

Co-founder di Diagonal. Qui parlo di giornalismo, leadership e innovazione