CINQUANTA ANNI FA

Cinquanta anni fa mio padre, con un caldo simile a quello di questi giorni, si metteva in viaggio da Pietradefusi a Venosa. Dietro di lui una carovana di parenti in camicia bianca, la giacca scura, vestiti a fiori cravatte e scarpe nuove. Andava a sposarsi a trentatré anni. Era, per quei tempi, “vecchio” per il matrimonio. Aveva però avuto altro da fare: provvedere al matrimonio di tre sorelle e allo studio del fratello avvocato. Il giorno prima del matrimonio aveva lavorato come sempre, era andato al mercato allegro allegro. “Come mai canti Anto?” “Mi sposo!”. Aveva invitato tutto il paese e la carovana era partita all’alba. Impiegarono ore ad arrivare. Strade provinciali e non asfaltate, un viaggio interminabile. Ad un certo punto il caldo divenne insopportabile e smarrirono la strada. Si fermarono sotto un albero. Si tolsero le scarpe, le cravatte e si misero a dormire. Poi ripresero il viaggio, ogni tanto qualcuno imprecava: “ma dove ta si ghiuta a pigglia ‘sta mogliera?”.

Per questo racconto. da bambina mi. convinsi che mia madre veniva da un altro pianeta. Due mondi lontanissimi si incontrarono. Alla fine la carovana raggiunse la cattedrale e Largo Vescovado. Le fotografie mostrano i volti stremati dei paesani. Solo mio padre fumava e sorrideva in ogni foto. La sposa aveva diciotto anni. Per lei tutta quella festa era solo un altro gioco. Auguri mamma e papà. Eroici e ingenui.