La vera sfida

Era arrivata la resa dei conti.

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Finalmente!” — avevano sbandierato i giornali da alcuni giorni, invitando gli appassionati a scegliere da che parte stare. In effetti, non si poteva essere neutrali in una sfida simile. Chi parteggiava per quella arrivata da una isola lontana — una dannata fatica pronunciarne il nome -, chi per quella giunta dalle distese ghiacciate del nord. Si erano stuzzicate per tutto un anno, tenendosi a debita distanza nello scegliere gli eventi ai quali partecipare. Ora il gioco era finito. Le due saltatrici più forti al mondo e di tutti i tempi si trovavano di fronte in uno scontro epico.

I giornali erano impazziti nel formulare teorie sul risultato finale. Per chi scommetteva non c’erano invece dubbi: la nordica era la favorita, più abituata nel reggere la pressione della sfida. Non si erano degnate nemmeno di uno sguardo, mentre attendevano sulla pista il loro turno. L’atleta dell’isola saltò per prima. Passò l’asticella. La nordica sorrise. Poi toccò a lei, una semplice formalità. Continuarono così, un botta e risposta fino a giungere all’altezza oltre la quale una delle due sarebbe passata alla storia. L’isolana sbagliò il salto. La nordica, stranamente, si fece buia in viso, ma passò l’asta subito dopo, con naturalezza.

Secondo tentativo per la ragazza dal nome esotico: secondo fallimento. La nordica scosse la testa. I commentatori rimasero sconcertati: stava per vincere… cos’era quel velo di tristezza sotto la chioma bionda? Al terzo e definitivo salto la ragazza dell’isola passò l’asta. Fu allora che avvenne l’inspiegabile. La nordica scattò in piedi, gridò qualcosa e come un fulmine andò ad abbracciare la sua rivale, sorridendole. Lo stadio, incredulo, ammutolì per un attimo per poi esplodere in un fragoroso applauso.


Quando alla fine fu intervistata l’atleta del nord fu di poche parole:
Non mi importava vincere. Volevo che lei andasse sempre più in alto per potermi misurare con qualcosa di più grande di me. Quando ha sbagliato due volte di seguito ho pensato che fosse una mia occasione persa. Man mano che lei poi è salita di misura, ha messo alla prova la mia tenacia ed ogni volta l’ho abbracciata solo per questo. Chissà, forse é stato proprio quel calore a fare il miracolo. Spero mi perdonerete se dico che cosi, la sua vittoria é anche un po’ la mia.”

Gianni

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