Un giorno lo capirai…

https://pixabay.com/en/grave-slovakia-cloud-sky-hill-674443/

Aveva sette anni quando mise piede per la prima volta in un cimitero. Se ne era andata la nonna, l’ultima. Non aveva pianto di fronte a quell’incomprensibile mistero. Non si può piangere per una cosa che non si capisce. Aveva osservato le lapidi. I nomi. Le foto. Quanta solenne serietà su quei volti. Io me ne farò mettere una dove sto ridendo, pensò. Fu durante il ritorno che chiese: “Su molte tombe c’è scritto ‘Riposa in pace’. Ma uno morto come fa a riposare se non si muove più? Mi fa ridere. Bisogna essere vivi per riposare”.

Il padre gli aveva messo una mano nei capelli, spettinandolo. 
Bella domanda che merita una bella risposta: non lo so”. 
Scoppiarono a ridere come se avessero appena tirato uno scherzo. Poi il tono si era fatto profondo. “E’ un modo dire che si usava soprattutto tempo fa, adesso scrivono altre parole, forse un giorno lo capirai, ti darai una spiegazione”. 
Gli aveva schiacciato l’occhio che lui aveva interpretato come una risposta. Suo padre già sapeva.

Ecco che i giorni erano arrivati, uno dietro l’altro a rotta di collo, facendolo correre, disperare, costruire e distruggere, saltare, cadere e poi pronto a rialzarsi. E ancora, quante volte aveva amato, invidiato, ingannato o solamente illudendosi che la vita era lì, alla sua portata, e bastava un gesto o un ordine per prendersene una bella fetta? Non cercavano tutti di fare così? Tutti scatenati nella grande competizione. Uno contro l’altro.

La vita gli era scappata di mano. Com’era potuto accadere? Dov’era lui mentre i minuti, le ore, i giorni e gli anni s’impossessavano della sua esistenza? Il treno gli aveva fatto fare un solo giro e senza accorgersene era arrivato al capolinea. 
Non aveva pianto al funerale della nonna. Neppure a quello dei suoi genitori. Ma ora sì. Le lacrime uscirono a fiotti, maledettamente salate al punto da bruciargli le labbra. Ed ecco che quelle parole prendevano un valore terreno. La pace non è di questo mondo. 
Solo in una bara si poteva riposare in quiete. Aldilà permettendo! Non chiese neppure di mettere una fotografia in cui sorrideva.

Gianni

Se vi è piaciuta questa storia, vi sarei grato se la applaudiste il piú possible tenendo cliccalto sul tasto dell’applauso qua sotto. Per seguire il nostro blog di storie un po’ fuori dall’ordinario, cliccate su “follow” qua sotto accanto all’icona de “Gli Insoliti e i Sospetti”.