Convivenze

Sono arrivato qui undici anni fa. Dalla Calabria al nord, quello povero di una Torino già in recessione. Mi sono seduto al tavolino di questo bar con mia moglie. Il posto ci piaceva. Il proprietario dell’epoca non vedeva l’ora che qualcuno gli facesse quella domanda, aspettava uno stupido come me: “Quanto vuoi per il locale?”.
Al Balon sono stato uno dei primi a decidere di aprire il bar la sera, prima non lo faceva nessuno. Non vorrei essere presuntuoso, ma penso di aver portato il mio contributo qui nel quartiere.
“Balon”. Se chiedi in giro il perché di questo nome, le versioni sono due: qui i ragazzini giocavano a calcio, al balon, appunto; ma l’attuale simbolo del quartiere è anche il balon, la mongolfiera. Siete mai salite? Saliteci: capirete tante cose.
Il Balon è la metafora della convivenza.
Qui convive il vecchio e il nuovo: gli antiquari e il loro mercatino con i DJ set elettronici di San Pietro in Vincoli. Bella questa cosa di fare musica in un ex cimitero, a me piace tanto. Ma agli antiquari le novità non piacciono granché.
Qui convivono grandi percentuali di immigrati marocchini e italiani. Basta cambiare palazzo, spostarsi di pochi metri e cambiano anche gli usi e i costumi dei suoi abitanti.
Qui convive la scuola Holden e un gruppo di tossici che si fanno in vena con vista fiume Dora.
Qui convivono i sani e i matti. Ma capire chi fa parte di una schiera e chi di un’altra non è poi così scontato.
B. M.
Dopo Claude Simon la letteratura francese è morta. Sì, c’è Houellebecq, ma è come se lui fosse in grado di individuare delle tematiche nella società, ma poi non fosse in grado di trasmetterle. Un mero elenco di fatti, come leggere il giornale. Ha del buon materiale, ma non sa come gestirlo. Stessa cosa vale per Carrère.
E, poi, la lingua: il francese non lo parlano bene neanche i francesi. Anni fa non era così: ho vissuto a Parigi e a Losanna per vent’anni, ma ora niente: anche su Le Monde ci sono vistosi errori grammaticali. Pensa che esiste un sito in cui i correttori di bozze di Le Monde individuano tutti gli errori grammaticali presenti e, correggendoli, ne fanno di nuovi. C’est ridicule!
Il francese scomparirà, inghiottito dall’Europa.
Che cosa ci rimane? Un po’ di letteratura giapponese, gli americani, anche: quelli preferiscono i testi potenti alla lingua arzigogolata e barocca… Poi, sì, nell’Europa dell’est ci sono tanti scrittori bravi. Peccato che i traduttori siano pessimi…
Non ci rimane più niente da leggere. Torniamo ai classici.
F.
Questa storia delle norme igieniche! Ma pensano davvero che uno misuri la temperatura del latte, dopo averlo acquistato e prima di riporlo nel frigorifero del locale? O del bollito, quando la sera va messo via?!?
E poi i fornitori… Io vado a comprare i formaggi d’alpeggio qui dietro da Nino, la carne in Via Principe, la verdura al mercato di Porta Pila dalla signora Giulia, e trasporto tutto con le buste. Ma faranno tutti così i ristoratori? Non so, ma queste norme igieniche sono un incubo.
Con l’arrivo della Sindone pensavo il telefono avrebbe squillato all’impazzata per le prenotazioni, invece niente. Non sta arrivando nessuno. Arrivano solo a gruppi di cinquanta, ma io non ho posto per gruppi così grandi nell’hotel.
I pellegrini. Un turismo povero.
Anche tu, Monia, sei una pellegrina, te lo dico sempre, ti ricordi, vero?
M.