Fuori posto

Entro al mercato di Porta Palazzo e quello mi aggredisce: è fatto di moltissime persone che in realtà sono un unico, grosso corpo compatto. Il corpo veste di colori carnevaleschi; non riesco a ricondurre il suo odore violento a niente di particolare. Penso solo che io sto da una parte e lui dall’altra. Procedo con i passi lenti che non ci si può permettere quando si cammina per raggiungere qualcosa di preciso; mi è sufficiente zoomare appena per capire quanto la mia prima impressione sia stata superficiale: ci sono molte altre cose e persone che, come me, si trovano lì ma sembrano non essere al loro posto.

Vedo una scolaresca ferma nel brulicante ingresso del mercato della carne; i bambini prendono appunti mentre una guida spiega loro come il mercato della frutta e della verdura dei contadini piemontesi fosse uno dei luoghi più belli e profumati della piazza.

Poco più lontano un signore mediorientale con un cappello di paglia vende occhiali da sole. Mi dice di essere a Torino da sette anni ma il suo italiano è stentatissimo. Viene dal Bangladesh, dove si trovava meglio nonostante fosse disoccupato. L’Italia non gli piace, lavora troppo poco e quel che guadagna, una ventina di euro al giorno, gli bastano giusto per mangiare.

Nel mercato della carne un ragazzo, sembra italiano, chiede a due diversi macellai di poter affiggere un poster pubblicitario del circo Orfei, e riceve due rifiuti; più tardi incontro un altro signore che distribuisce coupon dell’evento ai passanti. Parla un italiano ancora più stentato del venditore di occhiali. Lavora per il circo, dice, ma si occupa solo del volantinaggio; gli chiedo quando saranno le serate, non lo sa, deve guardare il depliant. Lo lascio mentre cerca nella bancarelle di vestiti un paio di pantaloni della sua taglia.

Mi dirigo verso un grande stand saturo di fiori. C’è un cartello giallo scritto in una lingua che non riconosco; la cosa mi colpisce perché il fiorista è un ragazzo italiano. Me lo faccio tradurre: c’è scritto che si vendono candele per battesimi e matrimoni. Nella tradizione rumena, in queste occasioni, si preparano corone di fiori da avvolgere attorno alle candele; il cartello parla a quel target. Con il ragazzo lavora la sua fidanzata, che in effetti è rumena, in Italia dal 2007. Parla fluentemente, mi allontano mentre canticchia una canzone italiana.

Da lontano un corpo compatto, da vicino tanti e fuori posto.