Il lungo viaggio verso Trappist-1

Vicino su scala cosmica, non vuol dire raggiungibile…

Ne abbiamo parlato ieri, e vasta eco ha anche ottenuto presso i media, anche quelli meno inclini alle notizie astronomiche: è infatti una grossa notizia la scoperta del sistema Trappist-1, con ben sette pianeti potenzialmente abitabili.

Questo potrebbe essere lo scenario sulla superficie di Trappist-1f (Crediti: NASA/JPL-Caltech)

Mai come in casi come questi, d’altra parte, ci rendiamo conto di quanto il cosmo sia smisurato nelle sua ampiezza fisica. Tanto che distanze piccole su scala cosmica, sono in realtà già distanze praticamente impossibili ad essere percorse, ad essere davvero attraversate.

Ecco perché l’astronomia è essenzialmente una scienza che si fa osservando quello che arriva a Terra: fotoni essenzialmente, per tutta l’astronomia ottica. Ma non solo. Più passa il tempo, più siamo capaci di rilevare particelle di varia natura, e anche fenomeni così elusivi e discreti come il passaggio di onde gravitazionali.

La quasi totalità dell’astronomia è stata fatta così: osservando, semplicemente. Mettendo i dati in ordine, e cercando di comprendere. Questo da quando il primo uomo ha alzato gli occhi al cielo, scoprendo la notte costellata di puntini luminosi. E chiedendosene la ragione.

Diverso è raggiungere l’oggetto di indagine: qui siamo quasi sempre di fronte al fatto che le distanze sono enormi. Possiamo indagare il nostro Sistema Solare, e lo stiamo facendo con ottimi risultati. Ma fuori… fuori è una distesa di spazio vuoto, smisurato. Che deve essere attraversato davvero con grande pazienza, prima di arrivare ad incontrare qualcosa d’altro.

Chiedetelo alle sonde Voyager, che si stanno affacciando ora allo spazio interstellare. Lasciato alle spalle il nostro Sole, non prevedono di incontrare più stelle. Perlomeno, per i prossimi quarantamila anni circa…

E per tornare alla stella Trappist-1, che con i suoi 39 anni luce di distanza, può essere definita come “vicina”, almeno su scala cosmica: ebbene, viaggiando alla velocità del razzo più veloce mai costruito (e andando sempre a tavoletta, diciamo), una stima ottimistica del tempo di viaggio, non si attesta su tempi inferiori al milione di anni (abbondante).

Decisamente scoraggiante. O forse stimolante, se lo guardiamo da un’altra ottica. Se ci rendiamo conto che ormai riusciamo ad ottenere informazioni preziose e dettagliate di ambienti così lontani. E che possiamo fare molto, moltissimo, anche non muovendoci da casa. Semplicemente, scuotendoci di dosso il velo dell’abitudine, e tenendo gli occhi ben aperti.