KIC 8462852, una sfida avvincente.

La celebre stella torna a far parlare di sé. La sua curiosa curva di luce ha attirato l’attenzione del Progetto SETI, che si occupa appunto di cercare — in modo rigorosamente scientifico — tracce di vita intelligente nel cosmo.

La bizzarra curva di luce di KIC 8462852 è probabilmente la più singolare scoperta di tutta la missione del telescopio spaziale Kepler.
Mentre le variazioni di luce naturalmente provocate dal transito degli esopianeti sul disco stellare possiedono la caratteristica forma a U, quella di KIC 8462852 è molto diversa. La sua luce mostra curve assolutamente caotiche, asimmetriche e molto profonde. Mentre un pianeta extrasolare gigante in genere può occultare al massimo l’uno per cento della luce della sua stella e la periodicità dell’evento ci dà una stima delle dimensioni della sua orbita, nel caso di questa stella invece si arriva in qualche caso -non tutti - fino al 22 per cento di affievolimento, per di più a intervalli del tutto irregolari.
Scartata l’ipotesi di una instabilità estrema della stella, un F3 di sequenza principale di cui però è importante sottolineare che non conosciamo assolutamente la sua età (il che lascia aperta alla remota idea di essere di fronte a una qualche forma di instabilità stellare), rimane solo l’ipotesi che qualcosa si frapponga tra noi e lei, qualcosa di decisamente enorme. Ma che cosa?

Una volta stabiliti i fatti, inizia il bello della ricerca scientifica, il divertimento. Se, come ho detto anche in un altra sede, fosse un singolo oggetto planetario, per poter giustificare un calo del 20 % nella quantità di luce della stella questo dovrebbe essere enorme (almeno 7 decimi del Sole), ma in tal caso dovremmo vedere una periodicità e una curva a U come descritto più sopra, che però non osserviamo.
Possono essere allora un enorme numero di pianeti che sommati in qualche caso raggiungono una superficie equivalente? Anche in presenza di una curva apparentemente caotica una analisi di Fourier avrebbe dovuto saper distinguere le variazioni armoniche inscritte nella curva di luce, quindi anche questo caso avremmo dovuto scoprirlo.
Un enorme disco di polvere circumstellare, eventualmente creato da una o più collisioni di eventuali pianeti orbitanti, potrebbe essere una buona spiegazione ma dovremmo poter osservare anche una certa componente infrarossa che invece non è stata ancora registrata.
Finora la spiegazione più convincente pare essere la presenza di una vasta zona di comete intorno KCI 8462852, un po’ come la nostra Nube di Oort e che è stata scoperta intorno a diverse altre stelle, magari disturbata da una debole stellina, una nana rossa, che casualmente si è trovata a passare di lì. Anche se una vasta area di detriti cometari piombati tutti insieme verso la stella fosse responsabile degli strani affievolimenti, essa dovrebbe comunque produrre un certo picco nell’infrarosso come nel caso della polvere circumstellare, ma molto più lieve tanto che ancora non è stato osservato; senza contare che per puro caso staremmo ora osservando un evento eccezionalmente raro nella vita di una stella, forse unico.

Tuttavia, è stata avanzata anche un’altra ipotesi, che è anche poi quella che ha destato l’interesse dei media nei giorni scorsi e del Programma SETI (Search of Extra-Terrestrial Intelligence). Questa ipotesi suggerisce che la strana curva di luce di KCI 8462852 sia causata che un enorme numero di strutture artificiali, come specchi, pannelli solari e habitat, o addirittura una struttura talmente grande e complessa da avvolgere almeno parzialmente la stella, nota come sfera di Dyson, costruite da una avanzata civiltà extraterrestre per la produzione di energia. Per quanto stravagante possa sembrare in un primo momento, una tale ipotesi è basata comunque su solidi principi scientifici. Anche se la nostra attuale tecnologia non è in grado di permetterci una così colossale impresa, non significa che essa non sia alla portata di una civiltà tecnologicamente più avanzata. Ma se da una sfera di Dyson dovremmo comunque aspettarci un importante eccesso nell’infrarosso e una serie di non corrispondenze tra la componente spettrale e la luminosità della stella, una moltitudine di strutture relativamente molto più piccole (chiamato sciame di Dyson) può essere benissimo coerente con la radiazione infrarossa rilevata e al contempo spiegare i bizzarri affievolimenti nella luce proveniente da KIC 8462852.

Negli ultimi anni la ricerca di questi manufatti è diventata oggetto di una lunga ricerca scientifica e di dibattiti nell’ambito SETI, e molti astronomi propongono quali metodi potrebbero aiutarci a scoprirne l’esistenza intorno ad altre stelle. Uno dei massimi sostenitori di questa ricerca è il Dr. Jason Wright, assistente professore di astronomia e astrofisica presso la Penn State University, che ha commentato: “Su KCI 8462852 abbiamo un’impronta che ha tutte le caratteristiche che ci si potrebbe aspettare da uno sciame Dyson: eventi complessi e aperiodici di profondità quasi arbitraria e durata. È nella natura del programma SETI studiare questo tipo di oggetti mentre in questo caso le classiche spiegazioni naturali appaiono artificiose e inadeguate. Kepler per sua natura è in grado di rilevare queste grandi megastrutture aliene proprio scorgendo anomalie luminose come queste, quindi potremmo dire che il caso sollevato da KIC 8462852 è quello più promettente scoperto fino ad oggi nell’ambito della ricerca SETI. È giusto che questo caso sia studiato con i teoremi dell’astrofisica tradizionale ma anche le ipotesi SETI non si possono escludere per casi simili“.

La risposta del SETI Institute, che è il principale coordinatore dei progetti di ricerca SETI non si è fatta certo attendere. Come è stato annunciato anche sul sito web dell’Istituto, gli scienziati coinvolti nel SETI hanno iniziato a studiare la stella KIC 8462852 con l’Allen Telescope Array di a Mountain View, CA, dal 16 ottobre. La schiera dell’ATA vanta 42 parabole e può coprire istantaneamente l’intera gamma di frequenze da 0,5 al 11.2 gigahertz nelle onde radio. Ci si augura così di scoprire eventuali radioemissioni artificiali di origine extraterrestre che provengono da KCI 8462852.
Ma solo perché noi usiamo le onde radio per comunicare non è detto che debbano farlo anche gli altri. Potrebbero servirsi di trasmissioni laser su fibra ottica, o entanglement quantistico per quanto — poco — ne sappiamo.
Anche la Terra non è più quel radiofaro che era negli anni 70 del secolo scorso. Adesso le radio e tv in broadcasting da migliaia di watt sono state superate da trasmissioni satellitari da pochi watt che illuminano piccole aree a terra, trasmissioni transoceaniche in fibra ottica hanno reso il nostro mondo molto più interconnesso e radio-silenzioso rispetto a qualche decennio fa.,
Poi (per esempio) le trasmissioni dei nostri cellulari (ma anche di wi-fi, bluetooth etc.) saltano continuamente da un canale di trasmissione all’altro (frequency-hopping) per poter rendere potenzialmente indecifrabile la trasmissione agli indesiderati e al contempo garantire la migliore qualità possibile del segnale disponibile. Inoltre l’uso della digitalizzazione del segnale fa sì che quasi tutte le nostre emissioni elettromagnetiche non siano poi così dissimili dal rumore di fondo cosmico. Magari a una distanza analoga verremmo scambiati per una radiosorgente un po’ più forte di rumore casuale e basta, e così probabilmente anche noi vedremmo gli altri mondi tecnologicamente avanzati.

E poi resta sempre il problema delle frequenze d’ascolto. Dalla Terra siamo limitati dalle diverse “finestre” atmosferiche, molte frequenze ci sono precluse dall’opacità dell’atmosfera a certe lunghezze d’onda e, come se non bastasse, molte altre sono occupate dalle radioemissioni terrestri, e sono davvero tante. Potremmo ascoltare per secoli una zona dello spettro elettromagnetico dove nessuno trasmette e trarre quindi conclusioni sbagliate da questa esperienza. La cosa migliore è mettere stazioni di ascolto in orbita o, ancora meglio, sul lato nascosto della Luna. Lì spurie e interferenze di origine antropica non dovrebbero essere un problema, mentre l’opacità atmosferica in certe bande non sarebbe più un limite.

Intanto la stella è diventata oggetto di una campagna di studio anche della American Association of Variable Star Observers (AAVSO). Allo scopo di raccogliere più dati fotometrici possibile, AAVSO ha recentemente lanciato un appello agli astrofili di tutto il mondo per osservare KCI 8462852 almeno dall’inizio del 2016.

Comunque vada a finire e qualsiasi sia l’ipotesi (comete o megastrutture artificiali aliene) che si dimostrasse errata o priva di qualsiasi fondamento (c’è una bella differenza tra le due cose), si sarà appreso comunque qualcosa di nuovo e eccitante. Faccio mie le conclusioni di Jason Wright quando dice che “ … non importa quanto inverosimile o ridicola un’ipotesi scientifica possa sembrare, ogni opzione dovrebbe essere esaminata con apertura e scetticismo. Questo approccio oggigiorno manca alla gran parte dei media e presso il grande pubblico, che preferiscono quasi sempre lasciarsi trasportare da qualsiasi speculazione infondata, specialmente quando si tratta di nuovi e inspiegabili misteri cosmici. Il vero spirito della scienza richiede invece che ogni sfida con l’ignoto sia affrontata con una mente aperta e allo stesso tempo con un rispetto totale dei fatti e delle osservazioni.”

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