Marte come fosse, casa

Tutto il lavoro di un sogno comune, diventato realtà

La notizia è che il rover della NASA Opportunity ha finalmente raggiunto la destinazione che era poi l’0biettivo della sua missione estesa, ovvero una ampia spianata battezzata con il nome di Perseverance Valley.

La cosa veramente interessante è che Opportunity, consapevole di fare un viaggetto piuttosto peculiare, non ha trascurato di inviare delle immagini ad alta risoluzione dell’ambiente che sta attraversando — immagini assolutamente senza confronto rispetto alle precedenti, prese dallo spazio.

Intanto, ecco qui una mappa del percorso che ha pazientemente coperto il rover, durante questa primavera (noi qui, impegnati a fare mille cose, progetti, amicizie, distacchi e ritorni, insomma a vivere… lui tranquillo e determinato nel suo cammino).

Crediti immagine: NASA/JPL-Caltech/Univ. of Arizona/NMMNH

Se osservate la scala, potrebbe sembrare un piccolo tragitto, dopotutto.

Invece per le condizioni e per il posto (inospitale anche per un rover, c’è infatti drammatica penuria di officine o stazioni di servizio: considerate cjhe se qualcosa va male, è finita — onde la massima cautela), è moltissimo.

Per inciso. I dati e le immagini che la sonda sta inviando, hanno un valore scientifico veramente decisivo. Ci aiuteranno a comprendere la geologia di un ambiente tanto lontano eppure per molti versi non troppo dissimile dalla Terra. Saranno studiati e macinati per molti anni a venire, e il succo che ne potremo estrarre sarà sicuramente un nettare di vera conoscenza.

Se qui di seguito ci concentriamo su altro, non è certo per diminuire la ricaduta scientifica dell’impresa. E’ per poterci gustare anche la percezione di meraviglia che queste immagini così dettagliate ci possono donare. Una ricaduta, quest’ultima, da gustarsi davvero nella sua interezza (consiglio di caricarla dal sito NASA, cliccare sull’immagine e ingrandire a pieno schermo).

Crediti immagine: NASA/JPL-Caltech

Qui c’è un fatto, da considerare. Siamo abituati a consumare le informazioni in modo veloce e disincantato, passando oltre con un click, senza pensarci. D’accordo. Però qui vale veramente la pena di entrare nell’immagine, capire quello che ci sta dicendo, ascoltare il suo linguaggio.

Sentirsi quasi su Marte, un altro mondo in questo mondo. Con tutto quello che ne consegue.

Difficile sopravvalutare la portata culturale di tutto questo.

Osservate quest’altra stupenda immagine, ammirate il grado di dettaglio (stesso consiglio di cui all’immagine precedente, osservarla in piena risoluzione dal sito NASA, e navigarci dentro con il mouse, ammirando il panorama).

Crediti immagine: NASA/JPL-Caltech/Cornell/Arizona State Univ.

Meraviglioso, vero? Bene. Sono d’accordo ;-)

Torniamo a noi. Qualche dato che aumenterà la meraviglia, val la pena di fornirlo.

La missione ha appena inaugurato il suo centocinquantesimo mese di attività, da quel suo inizio che possiamo datare al 2004, corrispondente all’atterraggio di Opportunity nella regione chiamata Meridiani Planum. Nei primi tre mesi di attività — che (udite udite) avrebbero dovuto rappresentare la durata completa della missione, nei piani iniziali — Opportunity ha già avuto modo di scoprire il ruolo determinante dell’acqua nel modellare la conformazione geologica del pianeta. Ruolo che, sia pur detto, viene prepotentemente confermato in queste ultime rilevazioni.

La missione è andata ben al di là di ogni più rosea aspettativa (qualcuno potrebbe pensare alle sonde Voyager, come altro esempio eccellente) e il rover ha continuato a gironzolare e inviare dati, sempre preziosissimi.

Ok, gironzolare non è il termine esatto, perché il percorso è stato accuratamente pianificato, proprio per portare a casa il massimo di informazioni utili.

E se pensiamo che in totale la sonda ha percorso quasi cinquanta chilometri, e li ha percorsi in un ambiente dove un qualsiasi problema (anche un banale inceppamento, oppure una perdita di contatto) avrebbe determinato uno stop definitivo del rover, ne abbiamo davvero per non smettere di stupirci.

Sì. Per stupirci di quello che abbiamo fatto. Di quello che abbiamo costruito. Perché — dite quello che volete — ma sono queste le cose che dovremmo sentire in apertura del telegiornale, invece di rimanere a bagno nell’elenco (fintamente) asettico delle cose che non vanno, di tutte le atrocità con cui pur dobbiamo fare i conti.

Ma i conti si fanno davvero se abbiamo un equilibrio di visione, altrimenti non servirà.

E l’equilibrio si raggiunge quando abbiamo sì la consapevolezza di quanto siamo fragili, cattivi, miseri — come la cultura dominante ci ricorda, senza nemmeno più l’accenno di misericordia delle autentiche visioni spirituali, che hanno sempre coniugato realismo a speranza — insieme però alla consapevolezza stupita di quanto siamo capaci, se solo alziamo la testa verso le stelle.

E lavoriamo insieme. Ad un sogno.