Questa meraviglia permanente…

Meraviglie “celesti” della Grande Rete

Spesso non ci pensiamo, ma la concomitanza dell’accelerazione nella scoperta del cosmo, con la diffusione — sempre più pervasiva — della Grande Rete (tutto ultimamente legato al progresso della tecnica), ci ha proiettato in pochissimo tempo in un’era totalmente inedita. Anche e soprattutto per quanto riguarda la modalità di partecipazione a questa esplorazione umana del cielo, continuazione coerente ed omogenea dell’indagine di terre e mari di tempi ormai lontani, persi nei racconti e nella fantasia.

La nebulosa IC 418 in tutto il suo splendore… (NASA/ESA and The Hubble Heritage Team STScI/AURA)

Non ci pensiamo — nemmeno noi del mestiere, spesso — ma su Internet ci sono già da tempo, e si arricchiscono ogni giorno di più, enormi archivi di autentici tesori composti dalle immagini e dai dati accumulati dal lavoro inesausto di telescopi e sonde, rover e astronavi, palloni aerostatici, schiere di antenne…

Tutto questo un tempo non c’era.

O meglio, non solo la quantità e la bellezza delle immagini era incomparabilmente più esigua di oggi, ma la stessa diffusione del dato astronomico era enormemente più difficile, e sovente riservata agli addetti ai lavori.

Non certo per scarsa volontà divulgativa, ma per la intrinseca difficoltà di comunicazione, stante i mezzi tecnici disponibili.

Ora abbiamo a portata di computer, degli enormi e stupendi musei celesti, collezioni sempre aperte di opere di bellezza mirabile, di arte superba. Visitate ad esempio la galleria dei migliori scatti di Hubble, oppure l’allestimento preparato dalla sonda Cassini, per la zona Saturno e dintorni.

Roba da togliere il fiato, nevvero?

E sono appena due esempi. Ci sono molte più cose in cielo e in terra che nelle nostre filosofie, ammoniva il grande Shakespeare

E direi che — dati alla mano — possiamo ben dargli ragione.

Oggi, più che mai.