Rimanere svegli a guardare le stelle

Voglio andare via, mentre nessuno sta guardando e mentre tutti dormono perché Orfeo li ha imprigionati nel suo tempio.

Prendere, scappare e correre a perdifiato verso l’orizzonte indistinguibile con la terra a causa del buio. Seguire la ferrovia abbandonata delle vecchie colline astigiane per giungere in luoghi dove la luce portatrice di distorsione non permette di toccare il cielo con gli occhi e dove l’estremo spettacolo di rinnovamento e eternità può essere osservato facendo capire di essere cittadini di una piccola pallina da golf in una stanza grande miliardi e miliardi di anni luce con palline ben più grandi di noi. Coricato su una collinetta incurante dell’erba bagnata che rende i vestiti umidi, osservare le nostre madri, le proprietarie della nostra vita e rimanerne profondamente grati. Ricostruire le mappe stellari e dire che quella è l’Orsa maggiore, quella è Orione e così via, per poi rimanere fino al giungere dell’alba e correre verso il sole.

Cosa penseranno le persone che ho abbandonato?

Lascerò un biglietto, dirò loro che sto guardando le stelle per capire se anche loro hanno un’esistenza che merita di essere raccontata, se anche loro soffrono come soffriamo noi, ma anche per capire se quella stella è quella giusta per me e per ognuno di noi.

Forse sono ancora giovane per pensare questo, così mi incammino, umidiccio e infangato verso casa marcando passo passo la ferrovia, dove un treno può accompagnarti dove vuoi tu per luoghi che non ti aspetti.
L’alba sta infuocando il cielo, Apollo con il suo carro sta sopraggiungendo, devo fare presto perché le luci della città si stanno spegnendo lasciando posto alle luci delle persone che illuminano la nostra pallina da golf.

Casa, mi corico nel letto incurante di tutto e di tutti, crollo sapendo che come Dante anche stasera ho potuto di nuovo riveder le stelle.