Che cosa è il talento?

Spesso ci si chiede quale sia la relazione tra talento e successo, quale sia il ruolo della fortuna nel successo e quanto sia importante il contesto, quali siano le strategie per far uscire il talento e ridurre le disuguaglianze. Ma che cos’è il talento? Esiste davvero?

Chiara Castelli
Dec 9, 2019 · 6 min read

Il talento è qualsiasi abilità o qualità umana (che sia l’intelligenza, la determinazione, l’hard working, le capacità relazionali, comunicative ecc…) che permette di sfruttare un’opportunità. Il talento è un’attitudine innata ad intraprendere un’attività. Avere talento significa riuscire a fare facilmente qualcosa che risulta difficile a quanti non siano dotati di quello stesso talento, significa riuscire a sfruttare un’opportunità più facilmente rispetto ad altri.

Ci sono varie forme di talenti, è talento la capacità di fare qualcosa, un’attività sportiva, artistica ed è fondamentale scoprire quale sia il proprio talento. Ma come lo si scopre?

Occorre cercare fin dall’infanzia di esporre le persone a opportunità diversificate. A volte noi stessi non sappiamo qual è il nostro talento e, se non ci viene data la possibilità di far emergere le nostre potenzialità, queste possono rimanere nascoste e non essere mai sviluppate.

Quello di offrire la possibilità e la capacità di sfruttare le occasioni è anche un compito della società.


Generalmente le qualità delle persone sono distribuite secondo una curva Gaussiana: c’è una media e una distribuzione che non si scosta troppo dalla media.

La società, a fronte di questa distribuzione del talento, osserva una distribuzione della ricchezza completamente diversa: non c’è una ricchezza media e qualcuno un po’ più ricco o un po’ più povero. Ci sono tante persone relativamente povere, poche persone sempre più ricche, e pochissime ricchissime: è una distribuzione rappresentata da una linea retta decrescente, è la Legge di Pareto.

Ma quindi, se il talento è distribuito a campana e la ricchezza a potenza, in che misura la ricchezza è correlata al talento? Le persone più ricche sono le più talentuose? Com’è possibile che le persone che hanno una qualità, un talento, più o meno sviluppato di altri abbiano un successo notevolmente superiore a quello degli altri?


Entra in gioco la fortuna, qualcosa che non dipende da noi. Gli eventi fortunati o non, non hanno attinenza ai nostri sforzi. Se non ci capita l’evento fortunato non possiamo coglierlo e sfruttarlo per generare opportunità di successo. Così chi ha grande talento e scarso successo ha avuto poche opportunità o ha avuto sfortune, mentre la persona mediamente dotata di talento ma che ha conosciuto il successo non ha avuto alcun intralcio, al contrario ha vissuto sequenze impressionanti di opportunità positive.

Molti di noi non riconoscono la fortuna, ma la verità è che la subiamo costantemente, non possiamo controllarla. Alcuni pensano di avere il pieno controllo della propria vita, ma questo non è possibile.

Fingere che buona e cattiva sorte non esistano è la strada più rapida per rinchiudersi in un’ottica miope che non tiene conto del mondo in cui siamo stati inseriti, che ci influenza con i suoi effetti esterni.

Il talento è misura di quanto uno sappia reagire al contesto esterno ma è il contesto esterno che affianca le persone con eventi negativi, positivi, opportunità che definiscono il cammino verso il successo; per questo non tenerne conto è un’aberrazione pesante nel ragionamento economico e politico.

Cosa possiamo fare quindi?

Esporci al maggior numero di opportunità.

Talento è anche avere un’opportunità ed essere capaci di sfruttarla, di trasformarla in successo.

Si può fare qui una riflessione sul ruolo della scuola e dell’istruzione in generale: dalla prima infanzia l’istruzione deve esporre i bambini a varie esperienze per farne emergere le qualità, per offrire a tutti delle possibilità.

Occorre allargare la platea di recettori delle opportunità per sostenere la capacità di generare successo, far sì che a tutti sia dato accesso ad un livello qualitativo garantito di istruzione.


Simulando l’incidenza degli eventi sul raggiungimento del successo a partire dal talento individuale si genera un modello che quantifica la fortuna nella sua relazione con il successo delle persone.

Pur partendo da un capitale ideale uguale per tutti, la distribuzione finale del successo non è omogenea: esiste un’enorme differenza tra chi non ha avuto successo ed è rimasto con pochissime unità di capitale e i pochi che hanno moltissime unità di capitale e quindi maggior successo. Ma questi ultimi non sono necessariamente coloro che hanno migliori qualità.

Il problema è che la società di oggi premia chi ha avuto più opportunità e ha avuto così più successo. Ma sappiamo che il successo non è solo frutto dell’applicazione del proprio talento: tra successo e talento personale non c’è una corrispondenza 1:1.

Se il contesto gioca un ruolo fondamentale, occorre rimodulare la distribuzione delle risorse. Sperimentando strategie di ridistribuzione del successo e cioè dando a tutti periodicamente la stessa quantità di opportunità accade che si controbilancia la disuguaglianza ed emergono le persone più dotate che sono state spesso sfortunate in passato.

É necessario cambiare strategia e passare ad una meritocrazia vera, che non è riconoscere il successo passato, ma dare opportunità a tutti, per far emergere persone di talento che restituiranno alla società quello che questa gli ha dato.

Questo paradigma sociale avrebbe ricadute politiche importanti ma non solo, le ricadute sociali del successo di una persona talentuosa sarebbero altamente desiderabili e maggiori di quelle di una persona semplicemente fortunata che arriva al successo.

Un sistema abituato a trattare con l’illusione della misura del talento sulla base dei successi pregressi è un sistema che finge di mettere l’uomo al centro, di premiare al massimo l’individuo e le sue capacità.

La verità è che premia di più l’individuo e tiene conto di più delle sue capacità, un sistema che tenga conto dell’influenza dell’ambiente nel presentare eventi positivi o negativi.

La responsabilità di offrire opportunità ai ragazzi, fino alla maggiore età, è dunque nelle mani della società che li circonda, di chi prende decisioni per la loro crescita. E fino a quel momento dobbiamo impegnarci a garantire a tutti le stesse opportunità perché quando compiranno 18 anni, erediteranno non solo un corredo genetico ed un aspetto, ma anche una specifica educazione, in un ambiente specifico, con una serie specifica di esperienze e opportunità vissute e sfruttate.

Raggiunta la maggiore età i ragazzi vengono effettivamente espulsi da un cannone, su una traiettoria particolare e si svegliano a metà di un volo la cui responsabilità è nostra.

Abbiamo capito che il talento è qualcosa di diffuso mentre le opportunità di successo non lo sono, quale ruolo abbiamo allora?

Secondo Jacopo Mele, è fondamentale assumere un ruolo attivo proprio a partire da queste riflessioni e con Fondazione Homo Ex Machina il suo impegno nel connettere talento con opportunità diventa uno strumento chiave per tutti i ragazzi che sono alla ricerca di un’occasione fortunata.

Il talento, dice Jacopo, si può nascondere dentro ad ognuno di noi, per questo dobbiamo aiutare più persone possibile a scovarlo e farlo emergere.

Il trucco è generare più eventi casuali positivi possibili, per permettere a tutti uguali opportunità.

Questo articolo è stato scritto prendendo ispirazione dagli studi di Alessandro Pluchino e Andrea Rapisarda, Professori Associati di Fisica Teorica e Alessio Biondo, Professore Associato di Economia Politica all’Università di Catania.

Per approfondire lo studio sul talento, NOOR Production ha realizzato «A Shadow on Meritocracy», documentario diretto da Marius Mele e disponibile qui su Vimeo, oltre che su Amazon Prime UK & USA.

Fondazione Homo Ex Machina

Una tribù aperta a tutti coloro che vogliono crescere.

Chiara Castelli

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