Perchè diventare un mentore?

Essere un paracadute con cui sperimentare, con fiducia.

Gaia Salizzoni
Dec 1 · 3 min read

Crescere significa sperimentare, seguire le proprie passioni, essere aperti a nuovi incontri ed esperienze. Per accompagnare e stimolare giovani ragazze e ragazzi nel loro percorso di crescita, con Fondazione Homo Ex Machina stiamo portando avanti da vari mesi il programma Transfer Leadership, che collega ogni talento a un mentore appartenente a una sfera lavorativa distante, con lo scopo di massimizzare la contaminazione d’idee tra industrie.

Il modello funziona, e spesso i mentori risultano essere addirittura più entusiasti dei ragazzi. La domanda sorge spontanea: perché così tanti uomini e donne di successo vogliono investire il proprio tempo nel seguire i ragazzi nei loro percorsi personali? Lo abbiamo chiesto direttamente a Marco Mistretta, esperto d’innovazione tecnologica (IoT, Blockchain, AI) e mentore all’interno del programma Transfer Leadership.

Secondo Mistretta, i motivi sono essenzialmente due. Prima di tutto il give-back, l’atto di trasmettere il valore delle esperienze fatte alla persona che hai davanti. “Una vita sola non basta per vivere tutte le esperienze che si vorrebbero o si dovrebbero fare per diventare le persone che vogliamo essere. Un mentore ti dà la possibilità di vivere più vite insieme.” Non importa siano esperienze positive o negative, è vitale catturare l’insegnamento e riuscirlo ad applicare al proprio percorso. Rubare le esperienze con gli occhi, e interiorizzarle.

Il secondo motivo è la curiosità innata. “Il problema non è quello che fanno i giovani, ma quello che non fanno gli adulti”. Le passate generazioni si dimenticano spesso di quanto sia importante non solo informarsi, ma soprattutto interessarsi, rispetto alle nuove realtà, agli sviluppi della società e alle opportunità tecnologiche che ci offre il presente. Per molti è inconcepibile che una foto ricordo possa scomparire da Instagram dopo solo ventiquattro ore. Nonostante sia difficile stare al passo della velocità frenetica con cui cambia il mondo oggi, è vitale restare attivi e curiosi. I ragazzi hanno una capacità innata nel tenere aggiornate le persone che li circondano e farli tornare entusiasti.

Fare da mentore significa confrontarsi, abbattere i muri generazionali e d’industria, significa educarsi a vicenda. “Vent’anni fa si parlava di digital divide, la situazione di divario tra coloro che avevano accesso alle nuove tecnologie e coloro che invece erano esclusi da questo privilegio. Ora, in un mondo altamente interconnesso, il problema non ha più natura tecnologica bensì sociale: possiamo parlare di social divide” — conclude Mistretta. La generazione Z ha scelta, forse troppa, e questo la porta spesso a essere disorientata sui valori e gli obiettivi da perseguire.

Ogni secondo riceviamo uno stimolo, ascoltiamo una lingua diversa, ci spostiamo e siamo pervasi da componenti tecnologiche sempre più dinamiche e in evoluzione. Il risultato? I ragazzi non riescono a esprimersi come vorrebbero. In questo senso il mentore si pone da connettore tra tempo e spazio. Seppur in modo temporaneo e fragile, la sua esperienza può fare da ponte, da punto di connessione. I mentori sono un paracadute con cui sperimentare, con fiducia.


Cos’è Transfer Leadership: Jacopo Mele

Vuoi diventare mentore della prossima edizione di Transfer Leadership?

Scrivici a info@hexma.org, saremo felici di presentarti l’iniziativa. ⚡

Gaia Salizzoni

Written by

Direttrice Operativa — Fondazione Homo Ex Machina

Fondazione Homo Ex Machina

Una tribù aperta a tutti coloro che vogliono crescere.

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