Una donna del vino a Milano

Denise Frigerio
Oct 10 · 6 min read

Percorsi di degustazione inediti: ecco dove andare a Milano secondo Barbara Sgarzi, giornalista professionista, sommelier ed esperta di comunicazione

Annusa, assaggia, degusta, riflette, lo fa con il vino e anche con le parole Barbara Sgarzi. Comunicatrice (nata), giornalista professionista con oltre vent’anni di esperienza, Barbara ha partecipato al lancio di Yahoo Italia quando ancora “l’internet” era una massa nebulosa e sconosciuta, insegnante (si occupa di formare redazioni e aziende all’uso dei media digitali), è sommelier AIS, scrive per Viniplus, per il sito Ais Milano, ed è autrice di volumi dedicati al vino, di cui l’ultima (piacevole) fatica è Social Media Wine (ed. Apogeo), dove insegna alla “gente del vino” — produttori, wine writer, wine influencer e sommelier — a utilizzare i social media in un’ottica di dialogo e interazione fra aziende e consumatori. Il suo obiettivo? Emozionare attraverso le immagini, stimolando gusto, olfatto e vista, con un planning studiato e pensato a seconda del messaggio e del bacino di utenza.

Media Social Wine, edizioni Apogeo

Originaria di Genova, vive a Milano da più di venti anni, in un percorso di innamoramento lento, che le ha fatto scoprire una città a dimensione d’uomo.

Come sei arrivata a Milano?
Io sono genovese, mia mamma vive ancora lì e lì mi sono laureata con una tesi in lingue sul giornalismo on line. Milano è stata la mia prima opportunità di lavoro, quando Yahoo ha deciso di inserirmi nel suo progetto italiano di lancio. Lunedì ho fatto il colloquio, giovedì ero a Milano. Uno shock. Non ho amato subito la città, ero legata a Genova e trovavo tutto molto grigio, il venerdì sera alle 18.30/19.00 prendevo la macchina e “scollinavo” verso il mare. Abitavo in una casetta sui Navigli, un po’ per la dimensione dell’acqua (anche se dolce), un po’ perché è piena di vita, un po’ perché logisticamente ero più vicina alla mia via di fuga, il mar ligure. Dopo due anni mi hanno mandato a Londra, dove sono rimasta per altrettanti due. In quel periodo avevo appena iniziato a frequentare quello che oggi è mio marito e padre di mia figlia e così alla fine sono rientrata. Vivevamo vicino al villaggio Mondadori, dove lavora mio marito, e io ho cominciato a scrivere per diverse redazioni, Donna Moderna, Grazia, Elle, Cosmopolitan, poi alla prima ondata di blog sono diventata formatrice e ho lavorato con grossi gruppi editoriali. E, insomma, oggi non potrei più fare a meno di Milano.

Quando ti sei innamorata di Milano?
Con Milano è stato un lento annusarsi, 8 anni fa vivevamo a Segrate, in periferia. E io odio le periferie. Così ho convinto mio marito a trasferirci fra Città Studi e Porta Venezia ed è lì che ho cominciato ad amare davvero Milano, facendo vita di quartiere. Qui ho il mio macellaio, il mio fruttivendolo, la mia enoteca, tutto a piedi. Ho anche venduto l’auto. Non potrei volere di più!

Cosa porteresti a Milano da Genova?
Il mare e l’aria, da quando ho fatto il corso sommelier ho amplificato la mia capacità di “cogliere” ogni sfumatura in un odore. Annusare apre mondi sconfinati. Quando scendo alla stazione di Genova Principe sento l’aria che sa di sale e di vento, e questo mi manca. Poi, il pesto, ovvio, quello che mi porta mia mamma (ndr. Barbara è anche una giurata del campionato del mondo di pesto, che si svolge in Liguria ogni due anni) e la focaccia. Qui a Milano però c’è Focaccerie Genovesi, in via Plinio al 5: la vera focaccia genovese a Milano. Provate quella con la cipolla e mi ringrazierete.

I tuoi scorci milanesi?
Sono molto banale in questo e molto turistica: mi batte il cuore quando vedo la zona dei Navigli, ci sono luoghi incantati, come vicolo dei lavandai. Alle volte parto a piedi da Città studi e arrivo sui Navigli, lo trovo bellissimo. Milano in fondo è “piccola” e camminabile. Un’altra zona che mi piace è Brera, quando lavoravo per Yahoo avevamo un ufficio di rappresentanza in via Verdi, e mi piaceva perdermi lì, fra Ciovasso, Ciovassino, la chiesa di Santa Maria del Carmine. Come zona verde, Il Parco Lambro, che è il mio parco cittadino preferito, dove vado a camminare e a cercare il silenzio. Porta Venezia: Via Melzo, via Ozanam, e tutte le altre vie piene di locali bellissimi come l’Eppol (Via Marcello Malpighi, 7), il Pop (Via Alessandro Tadino, 5) e dove vado a mangiare lo zighinì eritreo dal Warsà in via Melzo. Posti a sorpresa, come lo Spirit de Milan, ex fabbrica di cristalli diventato ristorante, bar, scuola di ballo e palco per concerti. Insomma, Milano stupisce, sempre.

La Cascina Cuccagna, nel centro di Milano. Fra i place to be di Barbara Sgarzi.

Come è la Milano del vino e del cibo? Che locali consiglieresti?
Milano del vino è attivissima, bisognerebbe avere tre fegati per seguire tutto (ndr. ride). In questi giorni c’è anche la Milano Wine Week, devo aggiungere altro? Io da semplice appassionata ho deciso di diventare sommelier, il vino l’ho studiato soprattutto al Westin Palace, sede dei corsi di Ais Milano, dove ancora oggi, a tre anni dal diploma, frequento serate e Masterclass per continuare ad approfondire. Altri luoghi che mi piacciono sono il Vinodromo, anche perché è nel food district di Porta Romana dove c’è l’ormai lanciassimo Trippa, che amo particolarmente perché è di amici e ha — molto meritatamente — spiccato il volo; e sicuramente la Cascina Cuccagna, perché è nel centro di Milano ma è una cascina vera. Poi, siccome mi piace camminare e quando non ho fretta non prendo neanche i mezzi, il Naviglio della Martesana, dove si trova la Tipografia Alimentare, piatti curati e inconsueti e vini soprattutto naturali, scelti con grande cura. Ho scoperto recentemente la Salumeria Mazzone (Via Roncaglia, 3), un localino delizioso che consiglio per cene e degustazioni mirate: conosco personalmente la sommelier e ci si può davvero fidare! Poi vabbè, scontato, ma ci abito vicinissimo: c’è sempre il Bar Basso con il suo Negroni sbagliato, solo che ormai è sempre pieno di stranieri che lo trovano nelle guide come “posto imperdibile”. Ma questa Milano “città turistica” mi piace molto.

Da sinistra Spirit the Milano e gli interni di Vinodromo

Se Milano fosse un vino…
Dunque, se Milano fosse un vino… vent’anni fa l’avrei associata a un rosso corposo, di quelli da far areare molto nel bicchiere, oggi per me è un calice di bollicine. Potrei paragonare Milano alla parabola del vino dell’Oltrepò pavese, che anche geograficamente è fra i più vicini alla città. Un tempo era considerato un vino “casereccio”, sottovalutato, oggi offre bottiglie di tutto rispetto.

Una cosa che ti piace molto di Milano e una cosa che non ti piace affatto
La facilità di vita, la semplicità, le occasioni. A Milano succedono cose che in altri posti non potrebbero succedere, ci sono incroci, connessioni, conoscenze uniche. Quello che non mi piace, è il rovescio della medaglia, qui c’è una sorta di ossessione per il lavoro, sono tutti iperconnessi, si prendono troppo sul serio e talvolta sono molto infelici.

Ti vedi ancora qui in futuro?
Non saprei, mi piacerebbe andare ancora all’estero, al momento però il mio “hic et nunc” è qui. Ma chi può dirlo, in fondo Milano è la terra delle possibilità…

Un reportage in tempo reale dell’Italia contemporanea e del nostro stile di vita. Hic+Nunc è un progetto editoriale che racconta il territorio attraverso le parole e gli indirizzi dei suoi abitanti. Diretto da Anna Prandoni. #hicetnuncoff

Denise Frigerio

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Giornalista di fatto, problem solver per vocazione.

Hic + Nunc

Un reportage in tempo reale dell’Italia contemporanea e del nostro stile di vita. Hic+Nunc è un progetto editoriale che racconta il territorio attraverso le parole e gli indirizzi dei suoi abitanti. Diretto da Anna Prandoni. #hicetnuncoff

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