Cronistoria di Internet

Nunzio De Marco
Dec 16, 2018 · 14 min read

Siamo nel 1962, quando da un aereo spia Lockheed U-2 vengono fotografate basi missilistiche sovietiche su Cuba, a soli 180 Km dal territorio americano. L’America trema sotto la minaccia atomica, in piena Guerra Fredda gli Stati Uniti lottano per non perdere l’egemonia scientifica, tecnologica, economica e militare. L’Unione Sovietica aveva già lanciato nel 1957 lo Sputnik, primo satellite artificiale della storia.

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U-2 Dragon Lady

Come risposta all’esplorazione spaziale sovietica l’ex generale Eisenhower, poi diventato presidente degli Stati Uniti, nel 1958 fondò l’ARPA, l’Agenzia per i progetti di Ricerca Avanzata.

Dopo la crisi dei missili di Cuba degli anni 60 nacque la necessità di creare un link fra i migliori scienziati americani, evitando lo spostamento umano e facilitando lo scambio dei dati fra i centri di supercalcolo dislocati in tutti il territorio statunitense. La rete doveva essere inoltre in grado di sopravvivere ad un attacco nucleare. Come creare una rete in grado di resistere alla forza atomica? Nacque l’idea di creare una Rete di Reti, priva di un “centro” e di ogni forma di gerarchia. Ogni nodo doveva essere connesso ad innumerevoli altri nodi in maniera ridondante, un messaggio quindi avrebbe potuto seguire percorsi alternativi, aggirando le parti di rete distrutti.

Robert Taylor, allora direttore della divisione informatica dell’ARPA, ottenne uno stanziamento di un milione di dollari per il progetto ARPANET. La rete venne pianificata e realizzata dall’ IPTO, l’ Information Processing Techniques Office. Il primo direttore dell’ IPTO fù J. C. R. Licklider, autore dell’articolo Man Computer Symbiosis e del concetto visionario di Intergalactic Computer Network, progetto di una potente rete che colleghi tutti i computer del mondo remoti e difformi fra loro, fino a formare quella che poi verrà definita intelligenza condivisa o collettiva . I computer dovevano essere collegati tra di loro attraverso una normale linea telefonica, magari dedicata, quindi bisognava trovare il modo di tradurre il linguaggio di macchine eterogenee e far viaggiare i bit senza perderli.

Le ricerche di Leonard Kleinrock, Paul Baran e Dondal Davies portarono alla creazione di trasmissione di dati a commutazione di pacchetto, una tecnica di accesso multiplo a divisione di tempo. Si ispirarono al modello neuronale umano, dove i neuroni sono milioni, e dopo la morte di uno, altri ne fungono da collegamento, ricreando un percorso alternativo. I dati avrebbero viaggiato linearmente e in sequenza come i vagoni di un treno con all’interno i metadati, informazioni sul viaggio e percorso. Il traffico tra i nodi veniva instradato dagli Interface Message Processor come l’Honeywell DDP 516 con 12 kilobyte di memoria, computer intermedi precursori dei moderni router, teorizzati da Wes Clark.

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Il 2 settembre 1969 con un cavo lungo 4 metri e mezzo vennero collegati due computer in un laboratorio dell’Università della California, a Los Angeles . Venne in seguito realizzato il primo collegamento a grande distanza (500 km) tra lo Stanford Research Institute di Palo Alto e l’UCLA, l’Università della California di Los Angeles. Dopo il primo esperimento si unirono alla rete anche l’Università della California Santa Barbara (UCSB) e l’Università dello Utah.

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First ARPANET IMP log: the first message ever sent via the ARPANET, 10:30 pm PST on 29 October 1969 (6:30 UTC on 30 October 1969).

I primi quattro computer host della rete includevano:

  • un computer dell’Università della California Los Angeles, che era una SDS Sigma 7 in esecuzione sul sistema operativo Sigma Sperimentale.
  • un computer SDS-90 della Stanford Research Institute, su sistema operativo Genie
  • un IBM 360/75 in esecuzione sul sistema operativo OS / MVT presso l’Università del centro Culle-Fried Interactive Matematica della California
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ARPA Network December 1969

Nel 1970 Arpanet arrivò anche sulla East Cost Americana, si aggiunsero i nodi di Harvard e del MIT e poi a seguire tutte le altre più importanti Università degli Stati Uniti.

Nel 1971 i computer connessi alle rete diventano 23 . I dati venivano trasferiti tramite il protocollo FTP (File Transfer Protocol).

Nel frattempo Ray Tomlinson invia la prima email della storia. Fu sempre lui a creare la @ (chiocciola) che, dalla fine degli anni ’80, diventerà lo standard mondiale per identificare indirizzi di posta elettronica.

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Nel 1972 l’ARPA fu rinominata DARPA, assumendo compiti militari. Nel 1973 Arpanet raggiunse il vecchio continente con collegamento via satellite. la La Gran Bretagna e la Norvegia si uniscono alla rete con un computer ciascuna. Nel 1974 Vincton Cerf e Robert Kahn definirono il TCP che andrà a sostituire il vecchio NCP (Network Control Protocol), oramai inadeguato per la gestione del traffico crescente e la comunicazione tra reti con diversi tipo tipo di architettura ( telefonica, satellitare e radio). Questa nuova suite di protocolli diventerà lo standard di rete consentendo l’affidabilità dei dati tramite funzionalità quali controllo di errore sui pacchetti, controllo di flusso e controllo della congestione, eliminando quindi il limite della perdita dei dati.

Nel 1978 gli investimenti del DARPA aggiunsero il protocollo livello rete IP, la suite diventò quindi TCP/IP, cioè lo standard attuale, in cui ogni computer connesso possiede un indirizzo IP.

Intanto nel 1977 un giovane Bill Gates fonda insieme a Paul Allen la Microsoft mentre Steve Jobs, dopo aver creato nel suo garage insieme a Steve Wozniak l’Apple 1, presenta il suo Apple 2, il primo home computer con programmi di videoscrittura. Nel 1978 esce il processore a 16 bit Intel 8086, il primo con architettura x86.

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Intel 8086 16 bit

Nel 1979 tre studenti dell’Univesità del Nord Carolina crearono la rete UseNet, un’alternativa ad Arpanet che grazie al protocollo Unix-to-Unix-Copy era capace di copiare file tra computer con sistema operativo Unix, un sistema operativo multiutente e multiprocesso. Su questa rete di server nacquero i primi newsgroup, spazio virtuale per discutere di un determinato argomento.

Nacque la Csnet (Computer Science Network), una rete che collegava i dipartimenti informatici di tutto il sistema accademico statunitense. Contemporaneamente alla City University of New York venne creata Bitnet, che fu estesa ben presto all’università di Yale.

Furono create altri network, tra cui SATNET, PRNET, Ethernet.

Dall’università di Berkeley venne realizzato un ponte tra ARPANET e UseNet, diventando una rete di reti.

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Nel 1981 venne messo in commercio il primo personal computer IBM della storia, affermando sempre di più i computer desktop a scapito dei terminali aziendali collegati a main-frame.

Nel frattempo finisce la guerra in Vietnam, lo stato chiude l’erogazione di fondi pubblici e nel 1983 ARPANET abbandona gli scopi bellici. La tensione fra Stati Uniti e Unione Sovietica cambia, dopo la morte del leader sovietico Konstantin Ustinovich Chernenkosuperpotenze viene nominato Gorbaciov alla guida del partito comunista. Il summit tenuto tenusi a Ginevra tra Reagan e Gorbaciov segnò l’inizio del disarmo bilaterale fra le due superpotenze.

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Trattato Intermediate-Range Nuclear Forces Treaty 8 Dicembre 1987

Dalla rete venne scorporata la parte destinata al traffico del dipartimento della difesa, che prese il nome MILNET.

Nel 1985 nacquero intanto i sistemi per la gestione dei domini (DNS), quindi i primi nomi per indirizzarsi ai siti. Il primo dominio fu Symbolics.com.

La rete cominciò a diffondersi anche verso le restanti Università americane ed europee, in numerosi Centri di Ricerca.

La restante parte di ARPANET al servizio della ricerca venne donata dall’ARPA alle università. Dai cinque centri di supercomputer si formò invece NSFNET nel 1986 ( National Science Foundation Network ), rete universitaria e di ricerca che fece uso di dorsali di trasmissione ad alta velocità dedicate (backbone) che spianò la strada per il futuro utilizzo commerciale e civile della rete.

NSFNET cominciò ad essere identificata come Internet (le Rete delle Reti), nome che venne già utilizzato nel 1975 (RFC 675) nel documento che definisce il protocollo TCP.

Successivamente, al consolidarsi del protocollo IP (definito nell’RFC 791), il significato del nome Internet muta fino ad indicare la rete di interconnessione basata sulla associazione TCP/IP, protocollo di trasporto internetwork, e protocollo di network.

Sempre nel 1986 anche l’Italia si collegò alla rete. Il 30 Aprile partì da Pisa il primo pacchetto di bit verso il satellite Intelsat V arrivando a Roaring Creek in Pennsylvania (Usa).

Nacquero i primi Provider, quindi iniziò la commercializzazione di questi servizi anche all’esterno ai centri di ricerca e alle università.

Nel 1987 si contarono 10000 computer connessi alla rete. Cifra che divenne dieci volte tanto nel dopo 2 anni.

Da qui l’esigenza di un sistema per l’accesso alle risorse user-friendly. Peter Deutsch, un ricercatore della McGill University di Montreal realizzò il programma Archie in grado di indicizzare il contenuto dei molti archivi pubblici di file basati su FTP. Da lì a poco comparve Gopher, orientato al contenuto dei documenti e non agli indirizzi delle macchine in rete.

Nel 1989 cadde il muro di Berlino. Sono ormai gli ultimi anni della Guerra Fredda e mancano quindi i presupposti per mantenere l’infrastruttura ormai obsoleta di ARPANET, progetto che venne abbandonato nel 1990.

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Finiscono gli anni 80, gli anni della diffusione Accademica, e iniziano gli anni 90, il decennio della diffusione globale.

In Europa, al CERN di Ginevra, il più grande laboratorio mondiale di fisica di particelle, si pensò ad un progetto ambizioso, il World Wide Web, di lì a poco sarebbe diventato il principale servizio di Internet. Il britannico Tim Berners Lee e il belga Robert Cailliau lavorarono sulla condivisione in formato elettronico della documentazione scientifica all’interno del CERN. La condivisione doveva rimanere indipendente dalla piattaforma informatica di utilizzo. Serviva quindi un nuovo standard di protocolli per lo scambio su rete.

L’idea concettuale di base fu quella dell’Ipertesto, termine coniato da Ted Nelson nel 1965 per designare riferimenti incrociati contenuti in documenti i quali permettono al lettore di muoversi da un documento all’altro. Si capì da subito che c’erano le potenzialità per creare una gigantesca biblioteca mondiale virtuale.

Nacque il linguaggio HTML (HyperText Markup Language) permettendo quindi l’impaginazione dei documenti ipertestuali, il protocollo HTTP , protocollo a livello applicativo usato come principale sistema per la trasmissione d’informazioni sul web e l’URL (Uniform Resource Locator), sequenza di caratteri con la quale si punta una specifica risorsa in rete.

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Nel frattempo Steve Jobs esce dalla Apple e fonda la NeXT Computer con l’obiettivo di realizzare il miglior personal computer al mondo. Fu proprio su un computer NeXT che Tim Berners Lee scrisse il primo server che ospitò il primo sito della storia. L’indirizzo del sito è http://info.cern.ch/hypertext/WWW/TheProject.html ed è ancora visitabile grazie al suo ripristino da parte del CERN di Ginevra qualche anno fa, per celebrare il ventennale dalla sua messa online.

Il primo sito era online ma le pagine erano ancora documenti di testo che contenevano i link, niente immagini niente grafica.

Sempre nel laboratorio di fisica di particelle di Ginevra venne sviluppato WorldWideWeb, primo browser della storia che coniò il nome con cui sarà riconosciuta la rete. Questo browser fu sviluppato per il sistema operativo NeXTSTEP e fu creato al solo scopo dimostrativo e di ricerca non raggiungendo quindi il grande pubblico. Prevedeva un’interfaccia in bianco e nero e la visualizzazione di immagini, sebbene queste apparissero in una finestra diversa da quella del documento stesso.

Il primo browser a colori ad avere una diffusione mondiale fu Mosaic, creato nel 1992 da Marc Andreessen, ingegnere informatico che lavorava presso la National Center for Supercomputing Applications. Fu il primo browser a supportare la visualizzazione di immagini nella stessa pagina del documento e venne sviluppato per piattaforme Windows, Mac, Unix e Amiga. Queste scelte lo resero, in breve tempo, il browser più popolare al mondo.

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Mosaic browser

Fu rimpiazzato presto da Netscape Navigator, dopo la fondazione da parte di Andressen della Netscape Communications.

Il 30 aprile 1993 al CERN si decise di rilasciare liberamente la tecnologia del Web.

La nascita del World Wide Web fece crescere in maniera esponenziale il numero degli host connessi alla rete e di siti internet. Si passò dai 100000 computer connessi alla fine degli anni 80 ai 6 milioni nel 1994.

Si tenne a Ginevra la prima WWW Conference nella quale si decise di creare il W3 Consortium, per gestire in modo pubblico lo sviluppo delle tecnologie web.

Gli anni 90 furono anche gli anni dell’egemonia di Bill Gates. Solo nel 1990 il sistema operativo Windows 3.0 contò 4 milioni di copie vendute, raggiungendo 6 milioni il secondo anno e un totale di quasi 5.000 applicazioni commerciali ad esso dedicate. Nacquero i sistemi operativi di rete e i sistemi operativi distribuiti, dotati di particolari politiche di scheduling per l’allocazione dei processi tra le CPU disponibili e con sistema di archiviazione (il file system) unico, anche se in realtà distribuito tra vari nodi della rete.

Fu rilasciato Windows per Workgroup 3.1, estensione di Windows 3.1 con funzioni di networking e gestione dei gruppi di lavoro che in soli 2 mesi vendette più di 2 milioni di copie.

Intanto Linus Torvalds sviluppò un kernel Unix-like in grado di girare sulla piattaforma x86. Nacque Linux che, con il progetto GNU di Richard Stallman, sposò la causa del software libero.

Apparvero i primi Provider e nel 1991 Il governo degli stati uniti rilascia l‘High Performance Computing Act legge che consente l’utilizzo di Internet anche per scopi commerciali. L’esplosione dell’e-commerce diede vita a quelli che sarebbero diventati i colossi del settore: Amazon e Echobay (Ebay).

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L’aumento vertiginoso dei siti e dei documenti online formarono una giungla di informazioni digitali, facendo crescere sempre più l’immenso archivio della rete.

Partendo dal concetto di Vannevar Bush che paragona l’index, indice di consultazione, a quello di associazione, caratteristico del funzionamento della mente umana, vengono sviluppati i primi motori di ricerca. Dagli embrioni Archie e Aliweb si arrivò al più avanzato Architext che forniva una più efficiente ricerca sul web attraverso l’analisi statistica della relazione tra le parole.

L’evoluzione procede con la creazione delle web directoy, un elenco di siti suddivisi in maniera gerarchica, e fu allora che fece la sua comparsa Yahoo! raggiungendo un milione di contatti al giorno nell’autunno del 1994. Il suo sviluppo nasce dal passatempo di David Filo e Jerry Yang, due giovani studenti in ingegneria elettrica di Stanford University. Ogni sito web indicizzato era provvisto ora di una descrizione scritta da un editore, con il relativo URL, questa fu la sua più grande novità. Yahoo, dopo i primi successi, verso la fine del 1995 iniziò ad ospitare annunci pubblicitari. Aveva dimostrato, per la prima volta, che era possibile fare soldi sul Web.

Nel 1996 comparve Excite, un software che cercava tra i vari siti una parola digitata. Vengono lanciati i servizi Yahoo! Mail e Yahoo! Search.

Il continuo aumento di annunci pubblicitari trasformò questo motore di ricerca in un servizio che restituiva sempre meno l’informazione cercata, indirizzando l’utente a siti pronti a vendere e sponsorizzare prodotti.

Larry Page e Sergey Brin diedero vita, nel 1997, a Google. Ebbero l’intuizione che rappresentò la chiave principale del loro successo. Il Web era coinvolto in una sorta di gara sulla popolarità del suo contenuto e il numero di volte in cui una pagina web includeva il link di un’altra pagina ne indicava l’utilità o la rilevanza. Quindi l’inclusione di un link era interpretato da Google come voto. Più voti una pagina riceve più sale nella classifica dei risultati. Diventò il motore di ricerca più usato. Con i servizi AdWords/AdSense ai suoi utenti vennero mostrate solo le pubblicità pertinenti alle sue ricerche. Adottarono queste innovative idee sulla pubblicità da Bill Gross e dal suo sito Overture, fatturando miliardi di ricavi. Oggi Google è il colosso che noi tutti conosciamo e Page e Brin sono tra le 30 persone più ricche del mondo.

La possibilità tramite la rete di raggiungere un numero così elevato di persone con tanta facilità e a buon mercato fece crescere sensibilmente ,sul finire degli anni 90, le dot-com, società di servizi che fondarono il loro business attraverso Internet. Questo portò allo scoppio della grande bolla speculativa delle dot-com nella New Economy.

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Un mezzo così promettente come Internet fece ingigantire la richiesta e il numero di investimenti.

Quasi tutte le società avevano lo stesso obiettivo, monopolizzare il loro settore tramite il network; inevitabilmente la maggior parte di loro erano destinate al fallimento o all’assorbimento da parte dei leader.

Ormai in quegli anni la globalizzazione, anche grazie alla rete, sta investendo sempre più l’economia, la società, la cultura e la politica del mondo intero.

Il 2 novembre 1998 venne lanciato il primo worm della storia, il Morris Worm, infettando 6000 macchine unix.

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Morris Worm source code

Nel 1999 gli utenti connessi sono più di 200 milioni.

In un gran numero di abitazioni è presente un modem 56k, per molti di noi il suo “suono” o “rumore” annunciava l’ingresso in questa nuova dimensione.

Siamo nel nuovo secolo, il Web, in questo Villaggio Globale diventa 2.0. L’evoluzione non investe la tecnologia strutturale della rete (hardware, protocolli di rete non mutano rispetto al passato), ma l’interazione dell’utente con i suoi contenuti. Si passò dalla semplice consultazione di una pagina statica di un sito web alla possibilità di contribuire, inserendo e condividendo, contenuti e scelte personali. Da qui la nascita di blog, forum, chat, sistemi di editing.

Grazie all’integrazione con database e all’utilizzo di sistemi di gestione dei contenuti (CMS), Internet offrì contenuti sempre più dinamici.

La nascita di nuovi linguaggi come JavaScript, con l’utilizzo dei fogli di stile (CSS) , fecero aumentare la dimensione espressiva e comunicativa dei browser fino a renderli una vera e propria finestra virtuale in cui l’utente ha un ruolo da attore protagonista.

Fu in questo periodo che esplosero le campagne di marketing online.

Mark Zuckerberg, uno studente di Harvard, in una notte di Ottobre del 2003 iniziò a sviluppare un sito dove poter caricare tutte le foto degli studenti del college. Gli utenti avrebbero potuto votare la preferita. In pochi anni il social network Facebook venne proclamato Re del Web 2.0 fino a superare, in meno di 10 anni, 1.5 miliardi di utenti attivi.

Nel 2007 Steve Jobs presenta il primo IPhone. Il suo ritorno in Apple ricreò la fortuna dell’azienda rivoluzionando la tecnologia mobile.

Con la crescita vertiginosa del numero di dispositivi mobili nel 2009 gli utenti di Internet raggiunsero quota 1 miliardo, numero che raddoppiò nel 2011.

Secondo la StatCounter, società irlandese specializzata in web analytics, il numero delle pagine web visitate dagli smartphone nel 2016 ha superato quello delle visite da PC.

Aumenta il Clouding, i Big dell’IT tendono sempre più ad offrire servizi servizi on-demand sulla rete, dando vita così al Software as a Service (SaaS).

I dati personali sono il nuovo petrolio dell’economia digitale.

I Big Data formati da dati finanziari, spostamenti, informazioni sanitarie e giuridiche , gusti, preferenze e prodotti consumati, soddisfano il fabbisogno, da parte dell’industria dell’advertising, di comprendere il comportamento degli esseri umani in cambio di servizi online free.

Nel 2015 gli utenti di Internet in tutto il mondo diventarono 3,3 miliardi.

Il problema della saturazione degli indirizzi IPv4, che garantisce solo la gestione di 4,3 miliardi di indirizzi, fu già tecnicamente risolto nel 2011 con la creazione del protocollo IPv6. Questo nuovo protocollo sarebbe in grado di assegnare più di 10 indirizzi ad ogni atomo presente sulla superficie terrestre. Tutti gli oggetti che ci circondano potrebbero essere connessi alla rete e comunicare tra di loro.

Siamo nel 2019, concetti come il Machine Learning ed Internet delle Cose sono il presente ed il futuro. Smart City e Domotica daranno, al sistema che ci circonda, la capacità di apprendere, migliorarsi, adattarsi, ottimizzando le risorse e prevedendo i nostri bisogni.

Tutto questo non appartiene ad un futuro così lontano.

Su questo nuovo mondo stanno investendo e “si faranno la guerra” i colossi Microsoft, Google , Facebook, Amazon e IBM.

Un mondo di sensori in cui però si stanno spalancano problematiche sulla sicurezza e sulla privacy.

Internet non è più una Rete globale ma una sorta di Coscienza Collettiva, dove il Nuovo Uomo potrà fondere la propria, in questa nuova, unica e grande intelligenza di menti in sinergia.

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