Re: #Renzi

Leonardo Caponi
Feb 25, 2017 · 3 min read

Le primarie, il Partito che si avvicina e il paese che si allontana

C’è stato un tempo in cui Matteo Renzi non era Matteo renzi.

Lo potevi incrociare , chiuso in un trench lungo oltre le ginocchia, mentre percorreva imbolsito via Ginori, a Firenze.

Risaliva risoluto il quartiere di San Lorenzo, uscendo dagli uffici della provincia e non aveva neanche l’aria di quello che studiava per divenire il più influente uomo politico d’Italia.

A quei tempi faceva meno chiasso e la forma fisica lo accompagnava poco nella gestualità della mente.

Erano , appunto, i primi passi al comando.

Erano gli anni da Presidente della Provincia di Firenze.

Si è saputo muovere il ragazzo che , da buon toscano, da’ del “ragazzo” un po’ a tutti oggi che finalmente è diventato Renzi.

Con le primarie per concorrere alla carica di Sindaco della città del giglio tutto cambiò.

Non seguo la storia degli spin doctor del rignanese ma è certo che , da quel tempo, la dieta, gli abiti di Scervino e (probabilmente) qualche buon corso di autostima, le cose sono migliorate.

Le ali no, le ali ce le aveva già perché con le ambizioni, a volte celate da timidezze o no, ci si nasce.

Se gli ultimi sondaggi non dicono il falso Matteo si è preso il Partito Democratico.

Si è scrollato dalle spalle ciò che rimaneva della voglia di stare a Sinistra per trasformarla nella voglia di stare dalla sua parte.

I numeri dicono che si avvii a vincere nuovamente le primarie del PD.

Stavolta avrebbe anche dei contendenti: lo scomposto Emiliano e il gelido Orlando.

Emiliano ha passato le ultime settimane a vacillare

Non sembrava neanche se stesso sul palco del Teatro Vittoria durante la direzione del 18 Febbraio, si percepiva anche un pizzico di emozione nella voce dei suoi interventi.

Ci sono voluti giorni per capire se il Governatore pugliese avesse scelto di sbattere la porta o rimanere e alla fine è rimasto.

E’ rimasto con la voglia di riprendersi il partito e quell’elettorato prima che sia troppo tardi.

Emiliano, per adesso, si è mosso male in questa mischia.

I renziani lo hanno lavorato ai fianchi proprio nell’obiettivo che cascasse nel tranello di restare .

La dirigenza del PD tutto avrebbe voluto tranne che dare l’impressione che Matteo vincesse senza avversari.

Il terzo sfidante alla segreteria è l’attuale guardasigilli, Orlando.

Già i primi sondaggi lo danno di poco sotto ad Emiliano e , per un attore politico così silente, questo è un dato da non disdegnare.

Se mai vi sarà un ballottaggio, e per farlo sarà necessario che gli sfidanti sommati superino il 50%, Orlando sarebbe il miglior contendente per battere Renzi ed è da lui che si deve guardare l’ex presidente del consiglio.

Orlando è pratico di dialogo e dialettica, piace all’ala moderata del partito che ha generato il fenomeno politico renziano e può vantare di essere l’unico vero rappresentante della sinistra del partito tra i candidati.

Orlando vanta la sua vita al servizio della partecipazione politica e , se saprà muovere i tessuti impolverati dei cuori rossi, potrebbe tagliare il campo con lentezza e tirare dritto verso l’obiettivo.

Il viaggio del ministro verso le primarie è partito oggi dal capoluogo ligure.

Le sue parole richiamano alla collegialità e ad un programma , non rinnega di aver sostenuto il referendum e promuove una riflessione sul risultato di questo.

Renzi non sembra aver fatto della collegialità il metodo, non pare aver consultato e cercato di attuare in pieno il programma del partito ( forse per tenere in piedi la sua maggioranza innaturale) e si è astenuto dal riflettere sul risultato delle urne del 4 Dicembre.

Il 30 Aprile è molto vicino, il paese invece quanto dista ?

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non c'è niente da capire

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