Il metodo Kominsky per scrivere paper ispirati

Marco Pedroni
Nov 5 · 3 min read

Il primo episodio del Metodo Kominsky si apre con un memorabile monologo. Michael Douglas, nei panni dell’insegnante di recitazione Sandy Kominsky, arringa così la sua classe di aspiranti attori:

So what is acting? I mean, when an actor acts, what is he or she… or they actually doing? Well, on one level, the answer is simple. They’re making believe. They are pretending. But on a on a much deeper level, we need to ask ourselves what is really happening? […]

What’s really happening is that the actor is playing God. Because, after all, what does God do? God creates. God says “Here is a world,” and bam! That world exists. God says, “Here’s life,” and bam again! Life happens. God says, “Here’s death,” and boom! Darkness. The darkness returns.

Il metodo Kominsky S1: E1

Fin qui, un’intensa e retorica autocelebrazione del mestiere dell’attore. Che, come Dio, crea attraverso la parola: quel che dice, d’improvviso esiste agli occhi del creato (gli spettatori).

Ma quel che ci interessa è il seguito. Quali sono le implicazioni di questa potenza creatrice? Che cosa se ne fa l’attore di queste chiacchiere?

Amate le vostre creazioni

È a questo punto che dobbiamo dimenticare l’attore e immaginare che Kominsky stia parlando a scienziati sociali e affannati autori di paper scientifici.

So what does this mean to us? How do we take this information and bring it into our work? The answer, my dear colleagues, is that, like God, we must love our creations. We must imbue them with life, with character, with hope and dreams and fatal flaws, and then… then we must let them go. Because in the end, true love God’s love, is letting go.

Amare le nostre creature. Quelle che la neolingua della valutazione ci obbliga a chiamare “prodotti” della ricerca. Mettere anima in queste creazioni, un soffio vitale che rinvigorisca l’esanime formato IMRaD (Introduction, Method, Results and Discussion) che le hard sciences ci hanno imposto. Detto altrimenti, avere una tesi appassionata da sostenere.

Dunque: abbiamo completato un’esauriente rassegna della letteratura; abbiamo riempito l’articolo con tabelle e percentuali, brani di intervista, evidenze dal campo; abbiamo confrontato i risultati con la letteratura esistente. Ma la nostra domanda di ricerca è appassionante? Abbiamo detto qualcosa di realmente nuovo? Qualcosa di interessante non solo per i 25 studiosi che nei prossimi 10 anni leggeranno il nostro paper, ma anche per i potenziali lettori fuori dalla nostra nicchia?

E poi lasciatele andare

Il creatore crea, e poi lascia andare le sue creature. Proprio perché le ama, le lascia camminare da sole. Tradotto per lo scienziato sociale: non riciclare all’infinito un’idea o una ricerca.

Anche in questo caso, ci dobbiamo scontrare con una tendenza accademica di segno opposto, quella che impone l’iper-specializzazione: diventare autorità mondiali di micro-sotto-sub-temi. Oltre che con il nostro tempo (limitato) e l’ingiunzione a “produrre” quanti più paper ci è possibile: per gonfiare il curriculum, avere materiale da presentare ai concorsi, dimostrare “continuità”.

Kominsky, se parlasse ai sociologi, ci direbbe: abbiate il coraggio di cambiare argomento, attraversare confini, sperimentare nuovi temi e metodi, abbandonare i vostri articoli al loro destino. E passare ad altro.

La sociologia è come il maiale

Un amico una volta mi disse: “La sociologia è come il maiale, non si butta via niente”. Una volta conclusa una ricerca, il materiale può essere rilavorato quasi all’infinito, in ogni sua parte: con il guanciale ci fai un bel capitolo in curatela, il filetto lo tieni per una rivista internazionale ad alto impact factor, il carré lo piazzi nei quaderni del dipartimento, e quando hai finito macini tutto insieme e ci fai una bella monografia.

Sandy Kominsky non sarebbe d’accordo.

Se Harrison Ford ha interpretato Bob Falfa, Indiana Jones e Han Solo, perché a un sociologo dovrebbe essere vietato di occuparsi di temi anche molto diversi nel corso della sua carriera intellettuale?

I paper sono un pezzo della nostra vita. Mesi, anni di lavoro. Treni e aerei presi per condividere le nostre idee e fare ricerca sul campo. Scontri con i reviewer. Notti e domeniche sottratte alle nostre famiglie. Amarli è naturale. Lasciarli andare meno, ma ci si può esercitare.

HomoAcademicus

Una curiosa mutazione del Sapiens si aggira per l’università. Tutte le potenze della vecchia Europa (studenti, tesisti, MIUR, burocrazia) si sono coalizzate in una sacra caccia alle streghe contro di lui, che pur sopravvive. Questo blog raccoglie le sue ossessioni.

Marco Pedroni

Written by

Accademico. Sociologo. Lettore compulsivo. Studio le economie culturali. Scrivo di moda, media, influencer, azzardo.

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Una curiosa mutazione del Sapiens si aggira per l’università. Tutte le potenze della vecchia Europa (studenti, tesisti, MIUR, burocrazia) si sono coalizzate in una sacra caccia alle streghe contro di lui, che pur sopravvive. Questo blog raccoglie le sue ossessioni.

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