A great (X)place to work

Quante volte vi sarà capitato, magari a cena con amici, di ascoltare racconti relativi al proprio lavoro, al tale collega, al proprio capo... Al di là che si tratti di narrazioni più o meno edificanti, è evidente l’importanza che il lavoro riveste nella vita di ognuno di noi, tanto da essere fra gli argomenti di conversazione preferiti fra sconosciuti.

Spesso, in quelle famose cene, è il cosiddetto “ambiente di lavoro” il fulcro della discussione: qualcosa che va al di là dello spazio fisico, delle proprie mansioni o del rapporto con i colleghi, e che ne rappresenta la somma alchemica e la discriminante fondamentale tra lo stare bene o male, tra il restare e l’andarsene.

Per noi la questione è stata non tanto creare “a great place to work” — Xplace lo era già, per nostra fortuna o merito, chissà — quanto cercare di far sì che lo restasse e il motivo è presto detto: crescere continuamente, come ci è successo negli ultimi due anni, significa cambiare i ritmi di lavoro, aumentare il numero di dipendenti, allargare gli spazi, ridistribuire mansioni, responsabilità. In una parola, ristrutturarsi. Ma questo ha inevitabilmente delle ripercussioni nelle dinamiche relazionali e nella gestione degli spazi fisici, questioni non da poco per un’azienda come la nostra in cui il lavoro è sempre lavoro di gruppo e la coesione del team, il passaggio di informazioni e la divisione delle responsabilità sono fondamentali.

“E se, in tutto questo movimento, il fattore che ci ha caratterizzato e ci ha portato a diventare più grandi e forti si perdesse? Se da Xplace ci trasformassimo in Place X?”

Queste le paure a cui abbiamo dato voce e a cui abbiamo risposto, non senza fatica ed errori, e che ci hanno portato probabilmente a sciogliere l’incognita sul nostro fattore X, ossia proprio quello che ci ha reso quello che siamo e che abbiamo cercato di preservare, in particolar modo negli ultimi due anni.

Come abbiamo fatto? In realtà ci siamo mossi attorno ai valori fondanti dell’agenzia, creando la nostra particolare ricetta alchemica del “great Xplace to work”.

  1. Le persone prima di tutto

#HumanFirst non vale solo per i nostri clienti e per le persone con cui i brand dialogano e a cui ci rivolgiamo attraverso il nostro lavoro, vale soprattutto internamente. Un dipendente felice è più produttivo: sembra una banalità, ma è proprio così. E sicuramente è più creativo. Essere soddisfatti del proprio ruolo, di ciò che si fa ogni giorno, del rapporto con i propri colleghi, è fondamentale: per questo cerchiamo di avere cura il più possibile l’uno dell’altro, di essere rispettosi delle differenze umane e professionali di ciascuno, di venirci incontro, di collaborare in modo costruttivo, per lavorare tutti meglio. In questo l’ascolto dell’altro è stata la condizione essenziale e continua ad esserlo.

2. La condivisione delle informazioni

Sapere dove il proprio lavoro va ad innestarsi è indispensabile: è lo sguardo d’insieme, la visione totale del progetto, a dare un senso al proprio contributo professionale, a renderlo un valore aggiunto per il cliente in primis, ma soprattutto per se stessi. I’m not a robot: anche in questo caso, ciò che diciamo agli altri vale anche e soprattutto per noi. Per questo lavoriamo in piccoli team e cerchiamo di condividere tutte le informazioni, nei limiti del possibile, anche se non sempre è facile visti i ritmi incalzanti a cui il nostro mestiere ci obbliga. E i risultati, anche quelli devono essere condivisi: se ottimi per gioire e toccare con mano ciò che il nostro lavoro ha prodotto, se negativi per raddrizzare il tiro e fare sempre meglio.

3. Le revisioni periodiche

Non stiamo parlando tanto dei progetti portati a termine con questo o quel cliente, quanto dell’attività dell’agenzia nel suo complesso. Dove sta andando Xplace? Quali risultati ha ottenuto? Quali sono gli obiettivi di medio o lungo termine? Quando si è a bordo di una nave, per decidere se remare con vigore, sfruttare il vento o godersi il sole quando si può, sarebbe sempre bene sapere dove si sta andando, quali sono le condizioni atmosferiche presenti e future, le tappe intermedie, i viveri presenti a bordo… Partireste mai per un lungo viaggio senza avere le informazioni necessarie per affrontarlo? Per questo periodicamente ci riuniamo con il nostro CEO per fare il punto della situazione, sia collegialmente che singolarmente e non è raro che, dopo questi incontri, ci siano variazioni di rotta. Il cambiamento è un’altra componente strutturale di Xplace. L’importante è fidarsi di chi è al timone ed avere l’attitudine degli esploratori.

4. Un luogo piacevole da vivere

Lo spazio fisico può essere emanazione di quello mentale? In Xplace pensiamo che le due cose siano legate e che comunichino, influenzandosi l’un l’altra. Da due anni a questa parte abbiamo trasformato completamente l’agenzia, creando spazi per ogni esigenza: dai fast meeting, alle riunioni plenarie, fino alle attività di piccoli gruppi di lavoro, ogni ambiente è stato rimaneggiato, accessoriato, trasformato. Anche le nostre postazioni non sono mai fisse, le persone all’interno della Xplace si spostano a seconda degli immancabili cambiamenti: dell’agenzia, del team di lavoro, di ruolo. Quello che a prima vista può sembrare un gran caos, in realtà è un movimento che crea tra le persone, il loro lavoro e lo spazio che occupano, un’integrazione tale che è possibile esportarla, per esempio dedicando un giorno alla settimana allo smart working, altra felice novità degli ultimi due anni.

5. I momenti di condivisione extralavorativi

Il nostro lavoro è piuttosto stressante, non più di altri certo, ma quanto basta per portarci a cercare momenti di svago e di relax anche durante la giornata lavorativa: a parte le inevitabili battute per sdrammatizzare, o le pause caffè/pranzo in cui non manca occasione di scherzare, in Xplace si tende a festeggiare tutto, per quanto possibile. Compleanni, acquisizione di nuovi clienti, ricorrenze, gravidanze, sono delle opportunità per stare insieme in modo differente e conoscerci meglio, specie i nuovi arrivati, perché ce ne sono continuamente.

E poi c’è il viaggio che la Xplace organizza ogni anno. No, non si tratta di gite aziendali fantozziane di team building, ma di destinazioni scelte per allargare i nostri orizzonti mentali, visitando luoghi che possano essere d’ispirazione per il nostro lavoro; non necessariamente per partecipare a meeting di settore o convegni internazionali, ma magari per perdersi nelle sale della Tate Gallery di Londra o godere dei colori e degli odori del Gran Bazar di Istanbul. Potremmo farlo da soli ovviamente, ognuno seguendo le proprie inclinazioni, ma il punto è proprio farlo insieme, come gruppo creativo.

Resterebbe un ultimo punto da affrontare: quello che riguarda lo spirito di squadra che ci appartiene e che probabilmente è una conseguenza di tutto questo.

Non sappiamo se è davvero così, se è il risultato di questa ricetta che abbiamo composto con fatica, passando attraverso sconfitte e vittorie, ma una cosa è certa: ce lo teniamo stretto.