
Bufera sul caso Marche Tourism
In questi giorni si sta parlando molto del caso Marche Tourism e della bufera scatenata nei social network dalle migliaia di like provenienti da Oriente: India, Bangladesh, Yemen sono solo alcuni dei paesi coinvolti. Dentro l’occhio del ciclone sono finiti Sandro Giorgetti e il suo digital team, accusati di aver gonfiato qualche dato con interazioni a basso costo, fuori target e probabilmente fittizie. Le cose stanno veramente così? Nessuno può saperlo, ma vediamo nello specifico di cosa stiamo parlando.
Il grafico sottostante mette in evidenza la distribuzione dei fan della pagina rispetto alla loro provenienza geografica. Come specificato nel dettaglio dalla tabella, il 50,35% del pubblico è italiano, mentre il 39,13% è indiano. Il 97,71% del pubblico estero è fuori target, quello in target (Germania, Olanda, Inghilterra, Francia, Belgio, Polonia, Svizzera, Austria, Svezia, Irlanda, Finlandia, Ungheria, Norvegia, Ucraina, America) rappresenta solo il 2,29% del totale. Strano vero? Ma c’è di più…


Il pubblico indiano appare non solo quello più rilevante, ma anche quello che cresce più rapidamente. Negli ultimi 30 giorni, dal 23 Dicembre al 23 Gennaio, la crescita dei fan indiani è stata pari al 24%: questo dato indica che proprio l’aumento dei fan indiani sia responsabile della crescita esponenziale della pagina dall’inizio del 2016, come illustrato qui sotto.

Dei 10 top commenters della pagina dell’ultimo mese, 5 sono indiani.

Il primo della lista è un certo Sukdev Mandal che a quanto pare utilizza solo aggettivi inglesi per commentare i post, del tutto generici e per nulla relativi al contenuto a cui dovrebbe riferirsi. Esempio: Tremendous (17/01 ore 18:21), Magnificent (17/01 ore 10:23), Tremendous (17/01 ore 4:19), Glorious (16/01 ore 19:05).

È in generale evidente la prevalenza di interazioni non a targetsulla maggior parte dei post e molti degli utenti indiani che interagiscono non sono fan della pagina Marche Tourism.

Inoltre, molti dei post riportano un numero di commenti maggiore rispetto a quello effettivamente verificabile, il che lascia intendere che molte delle risposte degli utenti siano manualmente o automaticamente contrassegnate come spam per il loro contenuto. Un esempio il post del 16 Gennaio di cui solo 1 dei 5 commenti segnalati è visibile.
Anche il pubblico di Twitter mostra una prevalenza di follower sospetti, con profili vuoti e/o totalmente inattivi. La scarsità di utenti attivi tra i follower potrebbe essere la causa del bassissimo livello di engagement dell’account che, nonostante quasi 100.000 follower totali, realizza mediamente meno di 30 interazioni per ciascun tweet.

Lo stesso fenomeno influenza le performance dell’account Instagram dove, se pur le interazioni sono di gran lunga maggiori rispetto a quelle di Twitter, l’engagement rate rimane comunque basso, ovvero mediamente pari all’1,7%. Si individua un aumento netto del tasso di crescita tra la fine del 2015 e l’inizio del 2016, come da grafico sottostante.

COMPRAVENDITA DI SOCIAL MEDIA AUDIENCE
Ovviamente possiamo solo ipotizzare, ma esistono piattaforme come SeoClerks che permettono una facile compravendita di like Facebook, follower Twitter e Instagram e views su Youtube oltre che interazioni di ogni genere. Lo screenshot sottostante riporta un esempio di annuncio di vendita di 11mila follower Twitter per soli 9 dollari, che specifica che “tutti i follower sono dei fake ma sembrano veri per dare una spinta al tuo account”. Lo stesso venditore può fornire fino a 100.000 follower per account e consegnarli nel giro di poche ore dall’ordine oppure diluirli nel tempo così che la crescita sembri più realistica. Al momento vanta 1.500 recensioni positive di acquirenti che hanno usufruito di questo servizio.

Al di là di quello che sia successo nella gestione dei profili social di Marche Tourism, basta un po’ di buon senso per capire quanto sia importante interrogarsi su queste tematiche, al fine di salvaguardare la professionalità e la trasparenza di tutti coloro che lavorano nel digital e che vogliono continuare a fare seriamente il proprio lavoro.

