L’intervista di Media Key al nostro CEO, Alessandro Cola

#HUMANFIRST: LE PERSONE AL CENTRO

RRafforzare la brand identity del cliente per dare vita a strategie digitali di successo, trasformando il rapporto fra azienda e consumatori. Questa la mission di Xplace, che delle relazioni fra brand e persone ha fatto il suo core business.

NEGLI ULTIMI ANNI SI PARLA TANTO DI MARKETING RELAZIONALE, MA LE AZIENDE SONO DAVVERO PRONTE A QUELLA CHE È, A TUTTI GLI EFFETTI, UNA SVOLTA EPOCALE? E COME STA REAGENDO IL MONDO DELLA COMUNICAZIONE RISPETTO A QUESTO NUOVO SCENARIO?
Abbiamo fatto due chiacchiere con Alessandro Cola, CEO della Xplace, che delle relazioni fra il brand e le persone ha fatto il suo core business.

Nella vostra comunicazione parlate spesso di #HumanFirst. Che cosa significa?

#HumanFirst vuole puntare l’attenzione su un aspetto fondamentale, per chi si occupa di comunicazione, riguardante il rapporto tra brand e “clienti” nel nuovo scenario digitale: ormai non ha più senso parlare di clienti/utenti, bisogna tenere presente che si tratta sempre di persone che comunicano fra loro, che cercano risposte, amano le storie, vogliono vivere esperienze, condividere emozioni e toccare il lato umano del brand. Non solo: sebbene questo aspetto sia cruciale e cambi completamente la prospettiva del nostro lavoro, si tratta solo della punta dell’iceberg di quello che sta realmente accadendo. Ci troviamo di fronte ad un momento cruciale nella storia dell’umanità, paragonabile a eventi storici di portata globale, come la prima rivoluzione industriale, la seconda, la nascita dell’illuminismo, l’invenzione della scrittura… Eventi che stanno cambiando il mondo, le persone, la nostra quotidianità e che porteranno l’umanità a una nuova definizione di se stessa. Ad ogni svolta epocale, infatti, corrisponde una trasformazione del significato che l’uomo si dà e, grazie alla rivoluzione digitale, questo si sta ampliando, l’orizzonte delle possibilità stesse dell’uomo si sta ampliando, insieme alla sua dimensione di vita, di lavoro, di relazione e ovviamente al suo modo di interagire con gli altri. Ma ripeto, questo è solo l’inizio e stare al passo diventa fondamentale per tutti, non solo per le aziende o per il marketing.

In questo scenario in continua evoluzione, come si muove la Xplace? Qual è il vostro modus operandi?

Immaginare il futuro e, se possibile, anticiparlo. Come recita il nostro claim “stay digital, stay human”, essere digitali oggi significa vestirsi di una nuova umanità, utilizzare strumenti inediti e comprendere i cambiamenti che essi inevitabilmente comportano, per il brand come per le persone — perché sempre di umano si tratta — sfruttandoli al meglio, per instaurare un’altra forma di comunicazione, quella che veramente le persone cercano, desiderano.

C’è un sorta di circolarità nel nostro lavoro che ha come presupposto il concetto di Human. Un brand è formato da persone che offrono un prodotto/servizio creato per rispondere ai desideri e alle esigenze di altre persone. La differenza rispetto al passato è che ora il brand ha più possibilità di dialogare con queste persone, di farsi conoscere al di là del mero prodotto e di ricevere feedback. Si forma così un rapporto di reciproco scambio, identitario e valoriale. Il brand può adattarsi alle persone e le persone al brand. È un rapporto circolare appunto, in cui al centro non c’è più il prodotto, ma il dialogo e le relazioni che si instaurano. #HumanFirst, il nostro cavallo di battaglia, significa semplicemente ascoltare le persone, parlare alle persone, farle dialogare rendendo tutto più umano, più vero e in grado di rispondere a dei bisogni concreti. E la cosa più incredibile è che quando ci riusciamo, quando questa cosa accade, brand e persone si scambiano reciprocamente qualcosa di profondo, imparando l’uno dall’altro: si tratta davvero di un circolo virtuoso, pura e reale contaminazione. Emozionante, concreta, dirompente.

Immaginiamo che non sia semplice proporre tutto questo alle aziende. Che cosa accade quando vi approcciate ad un nuovo cliente?

In effetti non lo è. Quando un potenziale nuovo cliente ci contatta molto spesso è perché si è reso conto che la sua strategia digitale non funziona ma non sa spiegarsi il perché, e quindi non sa neanche come rimediare. Il più delle volte il problema è a monte e riguarda la sua identità: trascurata, non aderente o addirittura contraddittoria, e senza la quale non ha senso neanche cominciare una strategia degna di questo nome. Il primo passaggio, dunque, è ristabilire o creare ex novo una brand identity forte e in cui l’azienda per prima possa riconoscersi; di lì, poi, si inizia a definire il concept che ne rappresenta la naturale emanazione, i contenuti da comunicare e i giusti strumenti per farlo, ovviamente in uno scenario integrato in cui non ha più senso distinguere fra on line e off line. Ciò che facciamo, di solito, è un percorso all'indietro per ri-tracciare, sul solco della vecchia comunicazione, una nuova che funzioni, che sia credibile, che parli davvero alle persone, ri-costruendo un ponte fra queste e il brand attraverso il digitale. Noi lo chiamiamo “reverse concept marketing”. Ma su tutto restano fondamentali l’autenticità, la credibilità e la coerenza del brand, altrimenti non si va da nessuna parte e qualsiasi strategia è destinata a naufragare. Dietro alle tastiere ci sono delle persone e se le deludi, se sei incoerente o perdi di autorevolezza, semplicemente ti abbandonano.

La parte più bella del vostro lavoro?

Approcciarsi ad aziende molto differenti tra loro, con situazioni identitarie eterogenee. Ognuna ha la sua storia, il suo modo di affrontare il mercato, i suoi clienti (che bisogna trasformare in community), ed è elettrizzante conoscerle, capirle, entrare nel loro mondo per comprenderne le peculiarità: questo è ciò che ci piace più del nostro lavoro. Se non andassimo a fondo non potremmo diventare la loro voce, costruire un vestito su misura per ognuna, un vestito in cui si sentano a loro agio, che esalti ciò che di meglio hanno da offrire, una forma che sia aderente al contenuto, autentica e per questo credibile. Creare ed esprimere una vera identità digitale è la sola cosa capace di portare un valore aggiunto alle persone, di creare interazione e scambio… parte tutto da quella che per un brand sembra una cosa semplice e scontata, mentre non lo è affatto.

Qualche esempio di progetti realizzati di cui andate particolarmente orgogliosi?

Ogni cliente ha una propria identità e quindi ogni lavoro è un mondo a sé. Per ciascuno cerchiamo di creare qualcosa che possa essere il più autentico possibile e ogni progetto, dal più grande al più piccolo, è seguito con lo stesso rigore, la stessa creatività e le stessa acutezza strategica che contraddistingue la Xplace.

Detto questo, posso portare diversi esempi che corrispondono a fasi differenti del nostro lavoro e che si adattano alla situazione del brand nel momento in cui ci ha contattato.

Cominciamo da Alpitour, che è uno degli ultimi ad essere entrato in casa Xplace. Ci siamo trovati di fronte ad una brand identity forte e ad una base di follower ben consolidata, ma a nostro avviso un po’ troppo dispersa fra le varie realtà che compongono il Gruppo. Abbiamo così proposto di creare una piattaforma unica di engagement (360.alpitour.it), chiedendo alle persone di partecipare attivamente all'ideazione di una vacanza ideale, intrattenendoli con contenuti interessanti, facendoli giocare e diventare, in particolare sui social, i veri testimonial del mondo Alpitour, ponendo le basi per un lavoro molto più ampio e duraturo di ampliamento e consolidamento della loro community.

Per il noto brand di prodotti vegetali Hoplà abbiamo delineato una strategia social che riuscisse a trasferire e amplificare l’autorevolezza che il brand già possedeva grazie alla qualità dei suoi prodotti. Abbiamo così creato una fanbase molto attiva, sempre pronta a seguire l’azienda in ogni sua iniziativa: challenge, attività, contenuti divertenti, di puro intrattenimento o informativi. Per farlo, abbiamo ripreso il concept “Il ritratto della Felicità”, che esisteva già in azienda ma che era sfruttato solo marginalmente, e lo abbiamo fatto diventare il pilastro di tutta la comunicazione, con risultati incredibili in poco più di un anno di attività.

Infine, last but not least, La Pasta di Camerino: un brand che è partito da zero a livello digitale, di cui abbiamo costruito e definito l’identità digitale e che oggi ha cambiato completamente la sua immagine integrando il mondo on e offline in un’unica prospettiva coerente e che ha una community di persone con cui dialoga quotidianamente, che la seguono e la sostengono. Per noi davvero una grande soddisfazione. Perché, come dicevamo, solo le relazioni fra persone contano davvero, nel mondo come nel nostro lavoro.

#HumanFirst

Xplace - Digital Agency

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Creiamo esperienze che connettono i brand alle persone per realizzare i loro desideri. #HumanFirst

#HumanFirst

Creiamo esperienze che connettono i brand alle persone per realizzare i loro desideri. #HumanFirst

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