
Xplace agenzia del mese: quando il cambiamento è nel DNA
Xplace è l’agenzia del mese nel numero di maggio di Media Key.
Ecco l’intervista al nostro CEO Alessadro Cola, alla nostra general manager Chiara Mantini e alla nostra strategist Martina Luca.
Da piccola web agency ad agenzia digital con clienti di portata nazionale, fino all’entrata nel gruppo Websolute all’inizio del 2018: sembra una crescita inarrestabile, volete dirci di più?
Alessandro Cola: Più che di crescita inarrestabile parlerei di inevitabile trasformazione. Certo, siamo molto felici di come stanno andando le cose, ma in realtà quello che sta accadendo è solo la naturale evoluzione del nostro modo di essere e di affrontare lo scenario in cui ci muoviamo, e non parlo soltanto del nostro lavoro. Tutto ruota attorno alla capacità di abbracciare il cambiamento, senza temerlo, e di viverlo come parte ineludibile della propria vita. Quando abbiamo iniziato, nel 2006, eravamo poco più che dei semplici fornitori: realizzavamo siti web e piattaforme concorsuali per altre agenzie, oltre ad avere il nostro portfolio di clienti locali naturalmente. In seguito, la familiarità con lo strumento digitale e la curiosità per ciò che stava accadendo nel mondo hanno innescato un meccanismo di ricerca, creatività e professionalizzazione inarrestabile, proprio perché partiva da quella capacità di adattarsi al cambiamento che ci ha sempre contraddistinto. Abbiamo capito che la chiave del successo stava nel creare una sinergia sempre mutevole e rapidissima fra strumenti digitali in continua evoluzione, persone, brand e immaginazione. Così in pochi anni sono arrivati i primi clienti nazionali, i primi riconoscimenti e le collaborazioni con altre agenzie fino a quella con Websolute e alla decisione di entrare nel loro Gruppo, naturale evoluzione dello stesso movimento. La verità è che non si può avere una conoscenza verticale di ogni settore, a meno di non diventare enormi, ma a quel punto subentra il rischio di perdere velocità e di abbassare il livello della performance, due prerogative fondamentali nello scenario digitale. È così che abbiamo deciso, per continuare ad offrire ai nostri clienti sia la creatività che una grande execution, di entrare a far parte del gruppo Websolute, che in questo la pensa come noi.
Proprio questa sinergia sembra essere alla base del successo Xplace.
Alessandro Cola: Sento spesso i colleghi lamentarsi del fatto che i clienti si affidano a differenti agenzie invece che rivolgersi ad un’unica realtà in grado di dare loro un valore aggiunto in termini di creatività e di decidere una strategia efficace, ad ampio spettro e nel lungo periodo, da declinare poi nei vari strumenti. In linea teorica è un discorso corretto ma impreciso, soprattutto se si parla di digitale. Lo strumento che il fornitore conosce bene — e probabilmente è questa la ragione per cui è stato coinvolto dal cliente — non va demonizzato perché la creatività e le idee sono collegate ad esso in modo imprescindibile. Prendi il nostro caso: la conoscenza del digitale e delle sue potenzialità ha indubbiamente stimolato creatività e immaginazione facendoci crescere, permettendoci di verificare, strada facendo, se ciò che ci eravamo immaginati funzionava, che cosa le persone cercavano davvero, che tipo di relazione instauravano col brand e di conseguenza cosa non funzionava nella comunicazione aziendale o nel concept pensato da altri e spesso inapplicabile allo strumento digitale. Da semplici fornitori siamo passati ad essere una vera agenzia digital, un partner immerso in una realtà mutevole che non teme, perché è parte del suo DNA. Credo che la nostra crescita esponenziale come agenzia venga proprio da questa sinergia, figlia della creatività, dell’esperienza sul campo e del rapporto che instauriamo con il cliente. E di una certa propensione al rischio che l’immaginazione porta con sé.
Qual è il vostro rapporto con il cliente? Perché, secondo voi, molte importanti aziende si sono affidate a voi negli anni?
Alessandro Cola: Chi decide di lavorare con noi sa che cosa gli chiediamo: di coinvolgerci sempre, di essere parte integrante della strategia aziendale e di dialogare con noi costantemente. Non può che essere così, del resto. Siamo con l’azienda nella fase iniziale di ascolto, di impostazione degli obiettivi, di elaborazione del concept, di pianificazione degli strumenti migliori da utilizzare. Ma gli strumenti, soprattutto quelli digitali, hanno un margine di imprevedibilità che deriva dal loro essere in relazione con le persone, oltre a cambiare costantemente: ecco perché la flessibilità e la velocità di esecuzione diventano fondamentali.
Martina Luca: Ed è qui che entra in gioco il nostro modo di lavorare e la capacità di adattarci rapidamente ai cambiamenti di cui parlava prima Alessandro. Quando fai parte della Xplace non ti viene richiesta solo velocità e creatività, ma anche l’attitudine al problem solving e l’essere in grado di lavorare contemporaneamente su più progetti, monitorandoli quotidianamente: ciò ti consente di correggere il tiro se necessario, ti stimola a inventare nuove soluzioni anche in tempi rapidissimi, ti spinge ad avere uno sguardo d’insieme fondamentale sia per il cliente che per il tuo lavoro. In effetti è da questo nostro “stare sempre sul pezzo” che nasce quella visione ad ampio raggio che porta risultati concreti al cliente e dà nuove possibilità all’immaginazione e alla creatività.
Chiara Mantini: A patto che il cliente sposi il nostro approccio, ovviamente. Per poter fare bene il nostro lavoro abbiamo bisogno di un confronto continuo con lui: sin dalla fase iniziale di new business, elaborazione della strategia e progettazione, un team segue il cliente, passando per step dalla proposta creativa all’operatività quotidiana, fino al monitoraggio e all’analisi dei risultati. La finalizzazione resta a lui, ovviamente, ma è fondamentale per entrambi vedere cosa la nostra impronta comunicativa produce nel reale. Insomma, non vogliamo un cliente che ci deleghi completamente il lavoro: ci serve un cliente che sia un vero partner. Ci piace che tutto il team, per quanto possibile e anche a costo di meeting spesso affollati, conosca il cliente di persona, anche solo virtualmente, perché è grazie a questo contatto che nascono le collaborazioni più virtuose e si centrano gli obiettivi. L’abbiamo sperimentato sul campo e stiamo continuando in questa direzione: da poco stiamo sperimentando un nuova formula che ci consenta di avere una persona del nostro team che, a cadenza regolare, trascorra del tempo all’interno dell’azienda. I primi risultati li vedremo a breve.
Mi sembra di capire che la vostra sia una sorta di impostazione dal basso, è corretto?
Alessandro Cola: In fondo il nostro core business resta l’interazione fra brand e persone. Si tratta di conoscere entrambi e di creare una relazione virtuosa e circolare tra di loro, per realizzare i desideri di entrambi. Da questo scambio tutti ne escono trasformati, business compreso, a patto che si voglia davvero ascoltare. È la potenza del digitale: il movimento dal basso viene da lì ed è da lì che noi veniamo. #HumanFirst.
Martina Luca: Credo che il nostro lavoro sia un mix strano di sensibilità, capacità di ascolto, professionalità, creatività, ricerca continua e immaginazione. Devi muoverti contemporaneamente su più fronti: la conoscenza profonda del cliente, del target, degli strumenti, delle novità tecniche e delle ultime tendenze e devi tenere sempre desta la capacità di intuire cosa potrebbe funzionare, come potresti utilizzare soluzioni scovate online decostentualizzandole o addirittura devi essere pronto a inventarne di nuove sulla base di quanto hai osservato mentre facevi altro. Più che dal basso si tratta di un movimento orizzontale e circolare, di comunicazione continua fra tutte le componenti del processo. Anche se, su tutte le skills che devi avere, è la velocità di reazione la più importante. Su questo Alessandro ci mette alla prova ogni giorno: se sei parte della Xplace la capacità di adattarti al cambiamento e di evolverti rapidamente è parte di te, nel lavoro come nella vita di tutti i giorni. È il nostro fattore X.
Chiara Mantini: E in questo entrano in gioco anche le passioni e la personalità dei componenti del team. Non si tratta di essere workaholic, piuttosto il contrario: ciascuno porta, nel suo lavoro, la forza del proprio vissuto e del proprio mondo, che diventa il nostro valore aggiunto e che viene elevato a potenza grazie all’esperienza quotidiana condivisa.
Quali sono i progetti di cui andate più fieri?
Alessandro Cola: Tra i progetti di cui andiamo più fieri c’è sicuramente la piattaforma concorsuale realizzata per Alpitour e per la quale siamo stati recentemente premiati (360.alpitour.it, Interactive Key Award, per la categoria Tempo Libero): non solo un luogo virtuale in cui riunire tutta le attività di engagement dei vari brand appartenenti al Gruppo, ma uno spazio in cui la community dei vacanzieri può raccontarsi, divertirsi, immaginare il prossimo viaggio e in cui sono le storie delle persone le vere protagoniste. Un progetto che durerà nel tempo e che ha già contribuito ad aumentare e consolidare la community stessa.
In altro modo, ma con lo stesso spirito, abbiamo realizzato per Latteria Merano il nuovo sito e molte attività di storytelling legate all’essenza di questo brand, come il calendario dell’Avvento, che ha riscosso un successo inaspettato e che sarà solo il primo di una lunga serie di progetti mirati alla brand awareness e all’engagement.
Infine c’è tutto il lavoro social, italiano e internazionale, relativo al brand Hoplà (Gruppo Cooperlat-Trevalli) con cui collaboriamo ormai da molto tempo e che ha portato risultati eccezionali. E infine la parte di digital PR e moderazione social per Rocchetta, che ha regalato a noi e a Websolute grandi soddisfazioni.
Che cosa vi aspettate dal futuro?
Alessandro Cola: Il futuro va davvero troppo veloce per poterlo immaginare. Ciò che so è che l’unico atteggiamento possibile è mantenere l’attenzione vigile sulle persone e sulle evoluzioni del digitale, di essere immersi nella realtà real time, restando però sempre pronti al cambiamento, pronti a correre dei rischi, a cavalcare l’ignoto senza aspettare di vedere cosa accadrà. Perché di tempo non ce n’è e perché la creatività, spesso, porta con sé già il seme di quel futuro che ora non riusciamo ad immaginare.

