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Xplace e i social: quando autenticità fa rima con rapidità

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PARTE DEL GRUPPO WEBSOLUTE DAL 2018, XPLACE DEVE IL SUO SUCCESSO ALLA CAPACITÀ DI MUOVERSI NEI SOCIAL CON RAPIDITÀ E ORIGINALITÀ, CREANDO CONTENUTI COINVOLGENTI E DIVENTANDO LA VOCE AUTENTICA DEL BRAND. COME? CON UN METODO DI LAVORO BASATO SU PICCOLI TEAM, VELOCI ED ETEROGENEI, VERO PUNTO DI INCONTRO FRA AZIENDA E PERSONE.

Entrata a far parte del gruppo Websolute dal 2018, Xplace si occupa da più di dieci anni di social, engagement e influencer marketing; nel suo portfolio annovera clienti come Trevalli, Hoplà, Lube, Acqua Frasassi, Pfitscher, Menz and Gasser, Santa Rosa e, dal 2019, anche la multinazionale BKT Tires. Abbiamo cercato di capire il segreto di questa crescita inarrestabile facendo due chiacchiere con Alessandro Cola, CEO & Founder di Xplace.

Negli ultimi due anni Xplace è cresciuta davvero molto, sia in termini di fatturato che di numero di clienti nazionali e internazionali acquisiti. Qual è, a tuo avviso, la ragione di questa crescita?

In realtà credo che le ragioni siano molte, alcune legate alla struttura dell’agenzia e al nostro metodo di lavoro e altre alla qualità di ciò che facciamo. Innanzitutto il fatto di essere relativamente piccoli — circa 35 persone — ci agevola molto: sai bene che la rapidità di esecuzione e reazione, quando ti occupi di social, è fondamentale. Ma non si tratta solo di questo. Negli anni abbiamo rimodellato l’agenzia proprio in base a quello che sperimentavamo sul campo ogni giorno: cosa serviva in termini di organizzazione interna, quotidiana e sul lungo periodo, come andavano creati i contenuti, che cosa si aspettavano gli utenti e quale rapporto era necessario instaurare con il brand perché le cose funzionassero bene. Sicuramente l’entrata nel gruppo Websolute ha dato una grossa accelerazione a questo processo perché ci ha consentito di concentrarci su quello che ci riesce meglio: i social, l’engagement e l’influencer marketing. Sai, di agenzie con un core business come il nostro non ce ne sono tante: di solito chi si occupa del settore social è semplicemente una divisione all’interno di un’agenzia più grande o liberi professionisti con una rete di collaboratori. Questa nostra struttura snella, agile e focalizzata all’obiettivo ha giocato non poco a nostro favore, almeno a quanto ci dicono i clienti: sapere che siamo costantemente “sul pezzo” consente loro di velocizzare i processi e a noi di lavorare meglio.

Mi parlavi del vostro particolare metodo di lavoro: puoi essere più preciso a riguardo?

Come ti dicevo siamo circa 35 professionisti, più varie risorse esterne a cui ci rivolgiamo qualora sia necessario. Su ogni cliente lavora un team relativamente piccolo, la cui unità minima è composta da: un team leader, che è il riferimento di tutte le comunicazioni dal cliente al team di lavoro e viceversa; uno strategist, che decide la strategia insieme al cliente, monitora il progetto per verificarne l’andamento e, se necessario, corregge il tiro; un copywriter, un grafico e un social media manager che si occupano della parte creativa e dell’operatività giornaliera, dalla programmazione alla moderazione dei vari canali social attivi; una o più risorse dedicate alla strutturazione delle campagne adv e al controllo settimanale dei risultati; una o più figure che si occupano di influencer marketing e Digital PR, selezionando con cura le persone che lavoreranno con noi. Riguardo a questo siamo piuttosto severi, nel senso che ci piace, per quanto possibile, conoscere personalmente i professionisti con cui collaboriamo; soprattutto vogliamo che sposino la nostra vision e la nostra metodologia di lavoro e per questo abbiamo addirittura fondato la community degli Xsiders, un gruppo selezionato di influencer che sono per noi una grande risorsa in termini di professionalità e una garanzia di autenticità nella produzione dei contenuti.

Come vedi, si tratta tutto sommato di un piccolo gruppo di lavoro, che si muove su più clienti, ovviamente, e sempre con lo stesso metodo: è questo che ci consente di essere veloci, molto veloci, di monitorare quotidianamente l’andamento delle attività, i trend del momento e di concentrarci sul cliente, di conoscerlo alla perfezione così da parlare per lui… insomma di stare sui social come si dovrebbe.

In che senso? Pensi che ci sia un modo giusto e uno sbagliato di stare sui social?

No, credo semplicemente che ce ne sia uno efficace e uno meno. Ciò che appassiona le persone è lo sguardo sulla quotidianità che i social ti consentono, ciascuno a modo suo: come è noto, ogni social ha un suo particolare linguaggio e dinamiche proprie, oltre naturalmente a un target di riferimento. Ma per quanto differenti possano essere, sia in termini di fruitori che di codice comunicativo, ciò che davvero cercano le persone e che le appassiona è l’autenticità dei contenuti che vengono condivisi e la possibilità di viverli in tempo reale. Chiaramente per fare bene il nostro lavoro devi conoscere ciascuno strumento e il suo linguaggio alla perfezione. Ma non basta. Per essere efficaci bisogna essere rapidi, originali e autentici, lavorando contemporaneamente su due fronti: quello del brand e quello delle persone. Si dice che l’io di ciascuno sia dato dalla somma delle identità che emergono dai social che utilizza; la stessa cosa vale per il brand che come l’utente ha anche, a completare il quadro, la sua presenza nel reale: prodotto, punti vendita, fiere, eventi, ecc… L’insieme di questi fattori costituisce dunque l’identità del singolo come del brand, in un’enorme e variegata narrazione che procede su più canali, e il nostro scopo, come agenzia, è quello di rendere questa narrazione più autentica e coerente possibile, oltre a far sì che le occasioni di incontro fra le parti avvengano in modo naturale e sincero. Solo così è possibile creare relazioni durature e proficue, che è poi quello che in fondo desiderano sia le persone che il brand.

Come si traduce tutto questo a livello operativo?

Con la conoscenza profonda del cliente e del suo target, reale e potenziale, che porta alla creazione di contenuti originali, che non possono essere copiati perché emanazione dell’anima stessa del brand, riducendo così all’osso l’utilizzo di immagini da stock e preferendo una narrazione che non sia prodotto-centrica ma che racconti quotidianamente l’azienda come se fosse “una persona”, con le sue opinioni, i suoi valori, il suo umorismo. Per questo siamo noi i primi a tallonare il cliente: come potremmo essere la sua voce se non siamo al corrente di ciò che accade? Come potremmo elaborare una comunicazione in tempo reale se non colloquiando quotidianamente con lui? Basta pensare alle stories di Instagram, contenuto fra i più amati dagli utenti, e tutto il processo diventa immediatamente chiaro. Si tratta di creare occasioni quotidiane di incontro tra il brand e le persone per farli conoscere e, se da un lato cerchiamo di capire che cosa le persone desiderano, cosa le emoziona o cosa le interessa, dall’altra lavoriamo per tirare fuori dal brand il meglio, da mostrare e narrare in modo più autentico possibile.

La chiave resta il desiderio umano di connessione e condivisione, che è anche una delle ragioni del successo dei social, anche se troppo spesso lo si dimentica privilegiando una comunicazione frontale che non ammette repliche, com’era un tempo la televisione, per intenderci. Ma non è il nostro caso.

#HumanFirst

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Creiamo esperienze che connettono i brand alle persone per…

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