Alcune storie sui rifugiati che vi faranno sperare nell’essere umano
Il calore della terra del ghiaccio


Martedì mattina era emerso che 11.000 persone in Islanda (attualmente 14 mila) avevano offerto ai rifugiati la propria casa in risposta ad una “campagna” di aiuto lanciata su Facebook da un autore locale.
Il governo islandese ha l’obbligo di prendere solo 50 rifugiati — secondo un sistema di quote che ha appositamente firmato — ; una cifra che molte persone credono chiaramente che dovrebbe essere aumentata.
Ma il gesto gentile da parte dei cittadini islandesi non è l’unica storia commovente di coloro che tentano di combattere la retorica anti-immigrazione, che sembra dominare il dibattito in tutto il continente.
Dal confine agli spalti


I tifosi di calcio tedeschi si sono uniti nel lanciare messaggio di solidarietà: dopo le proteste anti-rifugiati che sono esplose nel corso degli ultimi giorni in Germania, sugli spalti degli stadi della Bundesliga sono comparsi questi striscioni.
Giovedì scorso il Borussia Dortmund aveva invitato 220 rifugiati al loro match di Europa League contro i norvegesi dell’Odds Ballklubb, lanciando su Twitter una campagna di sensibilizzazione con l’hashtag #refugeeswelcome.
Nonostante in Germania ci sono ancora elementi di estrema destra che nutrono sentimenti anti-immigrazione, molti dei club di calcio del paese — con le rispettive tifoserie — hanno mostrato la loro solidarietà tramite striscioni pro-rifugiati negli ultimi mesi. La prova di ciò che il calcio certe volte può diventare: sostegno, altruismo, umanità.
Come ti ospito un rifugiato


Lo scorso novembre, Mareike Geiling e il suo compagno Jonas Kakoschke hanno lanciato RefugeesWelcome.net, un sito web che i proprietari di abitazione in Germania possono utilizzare per ospitare i rifugiati.
La coppia — che aveva intenzione di trasferirsi al Cairo — decise di ospitare un rifugiato mentre erano via, finanziato il tutto tramite “micro-donazioni” da parte di familiari e amici.
«Io penso che il problema è che le discussioni vengono spesso intraprese sui rifugiati, ma non viene tenuto conto delle loro opinioni nel dibattito»
ha detto Geiling.
Il loro periodo di prova è andato così bene che hanno deciso di lanciare il sito web, con un lancio di un servizio gemello in Germania e una pianificazione di altri programmi nei Paesi Bassi, Grecia e Portogallo.
Anche loro hanno utilizzato l’hashtag #RefugeesWelcome con cui sono stati ingrado di acquisire maggiore popolarità in rete, e per rispondere alle proteste anti-immigrazione tedesche espresse dagli svariati gruppi di estrema destra.
L’imprenditoria che non va in vacanza


Mentre i leader politici discutono su cosa può essere fatto per persone che attraversano ogni giorno il Mediterraneo, Christopher Catrambone, imprenditore statunitense, e sua moglie Regina Catrambone, italiana, ha deciso di acquistare un ex peschereccio di 131 piedi per aiutare i rifugiati.
La ‘Phoenix’ (fenice) costa circa 300.000£ al mese, e per lanciare il progetto Aid Station Migrant Offshore (MOAS) hanno speso milioni di soldi.
Grazie alla loro intraprendenza sono stati salvati centinaia di migranti provenienti da zone di conflittocome Gaza, Siria, Somalia ed Eritrea.
«Saremo lì»
Hanno promesso all’inizio di questa estate,
«Ma siamo solo una barca. L’Unione Europea deve far partire una ricerche affinché sia possibile avviare un programma di salvataggio funzionale e credibile. Queste persone stanno morendo alle porte dell’Europa»
Il biglietto condiviso


Un bigliettaio della Deutsche Bahn — lo scorso Luglio — incastrò un rifugiato nordafricano che viaggiava senza biglietto né denaro.
Il bigliettaio ed i suoi colleghi delle ferrovie lo circondarono e, urlando, gli dissero che non appena il treno sarebbe arrivato alla stazione successiva sarebbe stato arrestato. Un altro passeggero, di nome Rina Nentwig, intervenne in favore del rifugiato: lasciando il suo posto, si avvicinò e si offrì di pagare 131,50€ di biglietto ferroviario per permettere al viaggiatore rifugiato di viaggiare senza.
Il suo esempio risultò essere quello che gli altri passeggeri erano desiderosi di fare: in pochi secondi, il tempo di tornare al suo posto, il passeggero venne dapprima avvicinata da una donna — che gli porse dieci euro — poi da altri passeggeri che, chi più chi meno, contribuirono a pagare il prezzo del biglietto del giovane rifugiato.
L’abbraccio della resistenza


Sandra Tsiligeridu individuò un rifugiato siriano ventottenne, Mohamed, galleggiante vicino l’isola di Pserimos. L’uomo, che stava galleggiando, si era separato dalla zattera dopo che era stato vittima di una tempesta in mare.
Dopo più di 13 ore , semicosciente, era aggrappato ad un giubbotto di salvataggio.
Tsiligeridu, dopo averlo trovato e tirato a bordo, avvolse in coperte Mohamed e lo coccolò per tutta la strada fino al porto di Kos dove la sua famiglia lo stava aspettando.


«Lui mi afferrò la mano e disse ‘grazie’»
Ha spiegato in seguito Tsiligeridu.
«E quel ‘grazie’ è qualcosa che personalmente non dimenticherò mai»
Un matrimonio per i rifugiati


Come ha riportato Bethan McKernan — giornalista dell’Independent — nel mese di Agosto una coppia turca, sposatasi nella città di Kilis, ha deciso di aiutare alcune delle migliaia di rifugiati siriani fuggiti dal vicino confine.
Il padre dello sposo, Ali Üzümcüoğlu, che originariamente ha avuto l’idea di condividere un po’ di gioia del matrimonio con chi è meno fortunato, ha detto:
«Ho pensato che la condivisione di una grande cena deliziosa con la nostra famiglia e gli amici non era necessaria, sapendo che ci sono così tante persone in difficoltà che vivono accanto a noi»


«Così mi è venuta questa idea che ho condiviso con mio figlio. Sono molto felice che abbia accettato e che, insieme a sua moglie, abbiano iniziato il loro nuovo viaggio felice con una tale azione disinteressata»