Bambini nel fango

di Matteo De Bellis, campaigner su Europa e Asia centrale del Segretariato Internazionale di Amnesty International

Un bambino che incespica a piedi nudi in mezzo al fango non è, fortunatamente, un’immagine frequente al giorno d’oggi in Europa. Ma è esattamente ciò che ho visto durante una recente visita in un campo segregato, costruito specificamente per ospitare rom, a Giugliano, nella periferia di Napoli.

Il campo di Giugliano, costruito dalle autorità locali vicino a una discarica di rifiuti tossici, illustra con la massima evidenza la disperata situazione in cui si trovano molte comunità rom italiane, a causa della mancanza di volontà delle istituzioni di fornire loro un alloggio adeguato.

Quando un tribunale ha ordinato la chiusura di quel campo, le autorità avrebbero potuto prendere una decisione giusta. Invece, si sono limitate a spostarlo da un’altra parte, ignorando le indicazioni delle organizzazioni non governative — tra cui OsservAzione — secondo le quali questo genere di politiche non fa altro che promuovere una crudele segregazione.

Purtroppo, Giugliano non è un caso isolato. Le autorità italiane hanno abbandonato uomini, donne e bambini in un campo per soli rom situato nei pressi della pista d’atterraggio dell’aeroporto romano di Ciampino e non hanno fornito a queste persone un alloggio alternativo adeguato neanche dopo che la sezione civile del Tribunale di Roma aveva stabilito che quel campo era discriminatorio.

Gli sgomberi forzati di centinaia di residenti dei campi di Lungo Stura Lazio a Torino e di via Idro a Milano, sempre senza fornire alloggio alternativo adeguato, sono un altro esempio dell’orribile pregiudizio associato, in Italia, al tema dell’alloggio delle comunità rom.

Funziona sempre allo stesso modo. Le autorità giudicano un insediamento rom inabitabile e spostano i residenti in un altro campo segregato, ulteriormente lontano dai servizi di base e talvolta in condizioni in cui nessun essere umano dovrebbe essere costretto a vivere, come nei casi di Giugliano e Ciampino. Poi, dopo averli ignorati per anni, le autorità invocano motivi di salute e di sicurezza per eseguire un ulteriore sgombero forzato, ancora una volta verso un alloggio inadeguato: spesso, un nuovo campo segregato.

Questa giostra di campi temporanei inadeguati rende praticamente impossibile per ogni famiglia rom cercare una migliore qualità della vita, anche perché le autorità italiane non mettono a disposizione alloggi alternativi. Gli investimenti nell’edilizia popolare sono minimi e i rom che vivono nei campi non riescono a raggiungere i requisiti richiesti per accedere alle graduatorie.

Il risultato? Migliaia di appartenenti a una delle minoranze più emarginate d’Europa abbandonati in enormi campi segregati e monoetnici a causa della loro origine etnica. Chi vive in quei campi (italiani, stranieri e apolidi) ha una sola caratteristica comune: essere rom.

La tanto pubblicizzata Strategia nazionale per l’inclusione dei rom avrebbe dovuto cambiare la situazione in Italia e aprire le porte di quegli alloggi adeguati di cui le comunità rom hanno disperato bisogno. Ma a quattro anni di distanza, espressioni come “inclusione dei rom” e “strategia nazionale” restano solo parole alla moda, usate come specchietto per le allodole per mascherare il fallimento di queste politiche inefficaci.

Permettere che queste ingiustizie nei confronti dei rom vadano avanti non solo contrasta con gli obiettivi della Strategia ma viola anche, in modo evidente, il diritto internazionale dei diritti umani e, ancora più grave, la Direttiva europea sull’uguaglianza che vieta la discriminazione nell’accesso ai servizi, compreso l’alloggio.

È davvero giunto il momento che la Commissione europea intervenga, avviando una procedura d’infrazione contro l’Italia per la violazione della Direttiva.

Un passo del genere non sarebbe privo di precedenti. In passato, la Commissione ha aperto procedure d’infrazione nei confronti della Repubblica Ceca e della Slovacchia per la discriminazione anti-rom insita nel sistema scolastico. Mai, però, si è attivata nei confronti di stati che discriminano i rom nell’accesso a un alloggio adeguato.

Dopo anni di ritardo, l’Italia dovrebbe ricevere un messaggio chiaro: la discriminazione contro i rom nel campo dell’alloggio non sarà ulteriormente tollerata.

È vero che i saloni dei palazzi europei possono apparire lontani dal fango di Giugliano. Ma spetta proprio a chi siede in quel palazzi, alla Commissione europea, ribadire che le discariche di rifiuti tossici e le piste degli aeroporti sono tutto il contrario di un alloggio adeguato in cui i bambini avrebbero diritto a vivere.

Qui l’appello di Amnesty International al governo italiano per porre fine alla segregazione dei rom.


Originally published at lepersoneeladignita.corriere.it on April 8, 2016.