Chi è Ashraf Fayadh e perché oggi leggiamo le sue poesie

«Ignorerò l’odore del fango, e il bisogno di ammonire la pioggia, e il fuoco che da allora m’imperversa in petto…»

La storia di Ashraf Fayadh è una storia di ingiustizia, di soprusi, di limitazioni alla libertà, ma anche una storia di amore, di poesia, di pensiero senza barriere.
Ashraf è un 32enne nato in Arabia da una famiglia palestinese originaria della Striscia di Gaza, figura di spicco dell’arte saudita non soltanto per le sue poesie ma anche per essere stato protagonista del gruppo Edge of Arabia, apparso nel 2013 anche alla Biennale di Venezia. Proprio nel 2013 è stato arrestato a seguito di un vivace alterco, in un caffè di Abha, con uno degli avventori che “affermava di non gradire le sue strofe considerate in contrasto con i dettami dell’Islam”.

Nel processo che seguì, venne accusato di «relazioni sessuali improprie con persone del sesso opposto» — sulla base della scoperta di foto di donne sul suo cellulare — con conseguente sentenza a quattro anni di detenzione e 800 frustate. Le foto “incriminanti” divennero un capo di accusa sebbene, stando alla versione del poeta, fossero di donne vestite. La richiesta di condanna a morte venne negata dal giudice, giustificando tale giudizio con l’affermazione che il poeta palestinese si era «pentito» riconoscendo gli errori commessi. 
Nonostante, però, la richiesta di più organizzazioni per i diritti umani riguardo la sua liberazione, la mobilitazione internazionale non ebbe alcun effetto.
A metà novembre il suo caso venne assegnato ad un nuovo giudice che ritenne insufficiente il pentimento di Fayadh in quanto i «versetti apostati avrebbero richiesto un comportamento e un linguaggio assai più convinto».
Fra i versetti di Ashraf Fayadh tradotti in Occidente vi sono quelli in cui definisce il petrolio «incapace di fare del male a eccezione delle tracce di povertà che si lascia alle spalle», descrive l’anziano nonno «come una persona a cui piaceva stare in piedi, completamente nudo» e parla di «danzatrici seducenti» per affermare anche che «i profeti si sono ritirati e aspettarli è oramai inutile». Per questi motivi il giudice del tribunale saudita ritenne che l’unica pena consona per il reato di apostasia (ossia “il ripudio totale del proprio credo, specificatamente religioso”), in questo caso, fosse quella di morte, senza tuttavia indicare la data dell’esecuzione.

Tra le grandi mobilitazioni a livello internazionale, in Italia a guidare la campagna anti-censura è stata Amnesty International che — al grido di #FreeAshraf — ha lanciato una petizione per la liberazione del poeta palestinese, oltre ad accettare l’invito del Festival Internazionale della Letteratura di Berlino (ILB) — rivolto anche a singole persone, istituzioni, scuole, media e associazioni che si occupano di giustizia e libertà — a partecipare all’iniziativa a sostegno del poeta, per il 14 gennaio 2016, leggendo le sue poesie (qui le iniziative di Amnesty in giro per l’Italia per la data di oggi).


Human Rights Post ha deciso di dare il proprio contributo a quest’iniziativa non solo riportando la storia di questo poeta, ma rendendo note — tramite questo post — alcune delle sue poesie:

Ignorerò l’odore del fango, il rimprovero della pioggia
e il tormento che da lungo tempo dimora nel mio petto.
Cercherò un giusto conforto per la mia situazione che non mi permette di descrivere le tue labbra come desidero,
non mi permette di far cadere gocce di rugiada sui tuoi petali rossastri,
né placa l’enorme smania che mi tormenta quando comprendo che non sei al mio fianco, ora,
e che non ci sarai neppure quando dovrò spiegare la mia condizione al silenzio…quel silenzio con cui la notte, sempre, mi punisce!
Dimostrami che la terra è silenziosa così come appare da lontano, e che tutto ciò che è accaduto tra noi non era altro che uno sgradevole imprevisto; no, non è possibile sia questa la conclusione!
**
Cosa pensi dei miei giorni che ho assassinato senza di te?
Delle mie parole che sono svanite in fretta,
della mia misera condizione,
delle sofferenze oramai sedimentate nel mio petto come alghe secche?
Ho dimenticato di dirti che mi sono abituato alla tua reale assenza,
che i desideri hanno smarrito la strada che li portava a te,
e che anche i ricordi han cominciato a svanire!
Io continuo ad inseguire la luce ma non è desiderio di vedere…le tenebre rimangono spaventose
anche se ad esse ci si abitua!
**
Ti bastano le mie scuse?
Le scuse per tutto ciò che accadeva mentre tentavo di giustificarmi
quando la gelosia si agitava in qualche angolo del mio petto,
quando la delusione distruggeva un nuovo giorno della mia triste vita,
quando ti ripetevo che la giustizia avrebbe continuato a soffrire per i dolori del ciclo mestruale,
e che l’amore è come un uomo impotente che sopravvive nell’autunno della vita…
**
Sarò costretto ad ingannare i ricordi
e mentirò dicendo che il mio sonno è tranquillo.
Distruggerò tutto ciò che resta delle domande…
quelle domande che han preso a cercare alibi per ottenere risposte convincenti,
dopo che tutta l’abituale punteggiatura è stata fatta crollare
per motivi strettamente personali!
**
Chiedi allo specchio di spiegarti quanto sei bella!
Spargi come polvere le mie parole ammassate,
respira profondamente, e ricorda quanto ti ho amata…
Come è possibile che ora la nostra storia sia diventata un semplice contatto elettrico
che stava per incendiare solo un enorme magazzino vuoto!
(Traduzione di Silvia Moresi)
Asilo: Stare in piedi in coda alla fila.
Ricevere un boccone di pane.
Resistere! Qualcosa che tuo nonno era solito fare.
Senza saperne la ragione.
Il boccone? Tu.
La patria: Un documento da mettere nel portafoglio.
Denaro: Carta con sopra immagini dei leader
La foto: Il tuo sostituto previo tuo ritorno.
E il ritorno: mitologica creatura… uscita dai racconti di tua nonna.
Fine della prima lezione.
(Traduzione di Chiara De Luca)
Ignorerò l’odore del fango, e il bisogno di ammonire la pioggia, e il fuoco che da allora m’imperversa in petto.
Cerco il giusto conforto per la mia situazione, che m’impedisce di leggerti le labbra sebbene lo voglia
O di spazzare via le gocce di nebbia dai tuoi petali rossastri
O di abbassare il livello di ossessione che mi schiaccia se mi accorgo che non mi sei accanto in quel momento
E non lo sarai… Quando sono costretto a giustificare la mia posizione davanti al silenzio punitivo della notte
Fare come se la terra fosse muta, mentre la vediamo in distanza, e che tutto quel che tra noi è avvenuto non fosse altro che un brutto scherzo spinto troppo oltre!
(Traduzione di Chiara De Luca)
Cosa pensi dei giorni che ho trascorso senza di te?
Delle parole evaporate tanto in fretta dalla dal mio greve dolore?
Dei nodi che mi sono stati posti in petto come alghe morte?
Ho scordato di dirti che ci siamo abituati all’assenza (tecnicamente parlando)
E che le speranze hanno perso la strada per i tuoi desideri
E la mia memoria è roccia che subisce l’erosione.
Che sono ancora a caccia della luce, non per vedere, ma perché il buio fa paura… anche se ci siamo abituati!
Basteranno le mie scuse? Per tutto quel che avvenne mentre cercavo d’inventarmi scuse convincenti.
(Traduzione di Chiara De Luca)
Dovrò scansare la mia memoria
E affermare che ho dormito bene.
Ho dovuto stracciare le domande
Che sono giunte in cerca di fondamento, per avere risposte convincenti.
Le domande che, per motivi molto personali, sono giunte dopo il crollo del punto di domanda.
(Traduzione di Chiara De Luca)
Lascia che lo specchio spieghi quanto sei bella!
Spazza via quel mucchio polveroso di parole e respira a fondo.
Ricorda quanto ti ho amata e come il tutto si mutò in cortocircuito che avrebbe potuto causare un enorme incendio… in un magazzino vuoto!
(Traduzione di Chiara De Luca)

Nota: Le traduzioni italiane ad opera di Chiara De Luca sono tratte dalla versione inglese di Mona Kareem — poetessa e scrittrice apolide originaria del Quait