Giornata mondiale contro la pena di morte

Il 10 ottobre 2016 è la 14° Giornata mondiale contro la pena di morte, giornata che ruota attorno alla sensibilizzazione riguardo l’applicazione della pena di morte per reati connessi al terrorismo, per ridurne il suo utilizzo.

Contro il movimento abolizionista in tutto il mondo, alcuni governi hanno fatto ricorso negli ultimi anni all’uso della pena di morte a seguito di attacchi terroristici contro i loro paesi, in nome della tutela dei loro paesi e dei popoli.

10 motivi per porre fine all'utilizzo della pena di morte

“Tutti hanno il diritto alla vita e nessuno può essere sottoposto a tortura o a trattamenti crudeli, inumani o degradanti”
  1. Nessuno stato dovrebbe avere il potere di prende la vita di una persona;
  2. E’ irrevocabile, nonostante nessun sistema di giustizia sia al sicuro da errori giudiziari; c’è, quindi, la possibilità che persone innocenti siano condannate alla pena di morte;
  3. Non tiene al sicuro la società: difatti non è mai stato dimostrato che la pena di morte scoraggi i crimini dal commettere il reato in maniera più efficace rispetto ad altre pene;
  4. E’ ingiusta, dato che è discriminatoria e spesso usata in modo sproporzionato contro le persone più povere, quelle con disabilità intellettiva o psico-sociali, le minoranze etniche e razziali. In alcuni luoghi, inoltre, l’imposizione della pena di morte viene utilizzato per determinati gruppi sulla base del loro orientamento sessuale o religioso.
  5. Non tutte le famiglie delle vittime vogliono che venga applicata la pena di morte: un numero sempre più crescende di famiglie delle vittime in tutto il mondo rifiutare la pena di morte, sostenendo come questa non riporti in vita il loro caro ne attutisca minimamente il dolore ma, anzi, va contro le proprie norme etiche e religiose.
  6. Si crea più dolore, dato che la pena di morte aggiunge, al dolore dei famigliari delle vittime, anche il dolore dei famigliari delle persone su cui vengono eseguite tali condanne;
  7. E’ inumana, crudele e degradante: le condizioni nel braccio della morte creano estreme sofferenze psicologiche; in questo caso l’esecuzione viene vista come un’aggressione tanto fisica che mentale;
  8. Si applica in modo schiacciante in violazione degli standard internazionali: difatti essa viola il principi della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo del 1948, in cui si afferma che “tutti hanno il diritto alla vita e che nessuno può essere sottoposto a tortura o a trattamenti crudeli, inumani o degradanti”. In cinque occasioni, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha chiesto l’istituzione di una moratoria sull’uso della pena di morte (risoluzioni 62/149, 63/168, 65/206, 67/176 e 69/186, adottata nel Dicembre 2007, 2008, 2010, 2012 e 2014);
  9. E’ inefficiente, dato che risorse come tempo e denaro per pagare determinate forze dell’ordine potrebbero essere redistribuite in manierà più efficiente;
  10. La pena di morte nega ogni possibilità di riabilitazione al criminale;

Pena di morte e terrorismo

Mappa dei 65 paesi che mantengono, nella loro legislazione, la pena di morte
per reati legati al terrorismo (fonte World Coalition.org)

Alcuni dati interessanti sulla questione:

  1. In 15 paesi, almeno una persona è stata condannata a morte e giustiziata per reati connessi al terrorismo negli ultimi 10 anni (dal 2006 al 2016). In ordine sparso:
    Afghanistan — al 2016
    Bielorussia — 2012
    Chad — 2015
    Cina — 2015
    Egitto — 2015
    Guinea Equatoriale — 2010
    India — 2015
    Indonesia — 2008
    Iran — 2015
    Iraq — al 2016
    Jordan — 2015
    Pakistan — al 2016
    Arabia Saudita — 2016
    Somalia — 2016
    Emirati Arabi Uniti — 2015;
  2. In 9 paesi, almeno una persona è stata condannata a morte per reati connessi al terrorismo negli ultimi 10 anni, senza però registrazione di alcuna esecuzione
    Algeria — 2015
    Camerun — 2015
    Etiopia — 2012
    Libano — 2015
    Mali — 2011
    Mauritania — 2012
    Marocco — 2012
    Sudan — 2009 
    Stati Uniti d’America — 2015;
  3. 41 paesi mantengono la pena di morte per terrorismo nella loro legislazione, anche se né condanne a morte né esecuzioni per tali reati sono state registrate nel corso degli ultimi 10 anni (in paesi quali: Bahamas, Bahrain, Bangladesh, Barbados, Brunei Darussalam,
    Burkina Faso, Africa Centrale, Cuba, Repubblica democratica
    del Congo, Eritrea, Gambia, Guatemala, Guinea, Guyana,
    Giappone, Kazakistan, Kuwait, Laos, Liberia, Libia, Malesia, Maldive,
    Niger, Nigeria, Corea del Nord, Oman, Palestina, Qatar, Santa Lucia,
    Singapore, Corea del Sud, Sud Sudan, Siria, Tagikistan, Thailandia,
    Trinidad e Tobago, Tunisia, Uganda, Vietnam, Yemen, Zimbabwe);

10 cose che ognuno di noi può fare

  1. Organizzare dibattiti pubblici, proiezioni cinematografiche pubbliche e altri eventi sociali — invitando vittime famigliari di vittime della pena di morte o esperti del settore — per aumentare la consapevolezza della popolazione civile sulla dura realtà della pena di morte;
  2. organizzare mostre artistiche (fotografie, disegni,
    manifesti) o uno spettacolo teatrale per sensibilizzare la popolazione su questi temi;
  3. Organizzare una manifestazione, un sit-in, flash mob o corsi di informazione (workshop) legati a questo tema;
  4. Registrarsi ad eventi preparati da associazioni e ONG per l’abolizione della pena di morte in tutto il mondo.
  5. Firmare petizioni contro la pena di morte, incoraggiando gli altri a firmare.
  6. Scrivere ad un detenuto nel braccio della morte;
  7. Donare alla Coalizione mondiale contro la pena di morte (Amnesty International) o ad altri gruppi di lavoro attivi sotto questo aspetto per porre fine alla pena di morte;
  8. Seguire la campagna di social media #nodeathpenalty su Facebook e
    Twitter;
  9. Mobilitare i media per sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema della
    pena di morte;
  10. Partecipare a “Città per la vita — Città contro la pena di morte” in programma il 30 Novembre 2016.


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