Truppe irachene avanzano verso Mosul da sud (fonte: Lettera43)

Mosul a colori — Amnesty International

A partire da ieri (11 luglio 2017) Amnesty International ha deciso di raccontare il costo che la liberazione della città di Mosul ha avuto sui civili attraverso una serie di acquerelli che illustrano alcune testimonianze raccolte sul campo dall’organizzazione nei primi cinque mesi dell’anno (principalmente tra marzo e maggio 2017).

I civili a Mosul ovest sono stati sfruttati spietatamente dal gruppo armato definito Stato islamico (Is), che li ha sistematicamente utilizzati come scudi umani, impedendo loro di fuggire in zone di sicurezza. Sono stati bersaglio di impacciati attacchi illegali da parte delle forze governative irachene e di membri della coalizione guidata dagli Stati Uniti. 
Questo progetto non è l’unico nato dalla visita da parte di Amnesty nell’Iraq settentrionale per documentare violazioni del diritto umanitario internazionale e abusi dei diritti umani da parte di tutte le parti in conflitto; è stato anche prodotto un rapporto dal titolo A qualsiasi costo: la catastrofe di civili a Mosul ovest (At any cost).

Dati sui profughi di Mosul nei sei mesi a ridosso tra 2016 e 2017 (fonte: Reuters)

11 luglio

«Dicevano “o ve ne andate o vi uccideremo”. Ci hanno presi e usati come scudi umani, piazzati tra loro e i missili. Questo è accaduto appena prima dell’inizio delle operazioni per Mosul ovest. Quando le forze irachene sono avanzate, lo Stato islamico è arretrato e ha portato la maggior parte dei civili con sé»

All’inizio di ottobre 2016, lo Stato islamico ha circondato migliaia di civili e li ha costretti a spostarsi nel bel mezzo della battaglia a Mosul ovest. La sistematica campagna di sfollamenti forzati ha permesso all’Isis di usare un numero sempre più grande di civili come scudi umani anche se stavano arretrando.


12 luglio

«Non avevamo scelta. Se fossimo rimasti, saremmo morti nelle nostre abitazioni a causa dei combattimenti. Se avessimo provato a fuggire, ci avrebbero preso e impiccato ai pali della luce come monito agli altri. Quattro dei miei vicini hanno fatto quella fine. Li hanno lasciati lì a penzolare per giorni. A volte ce n’erano anche 50 appesi così»

Lo Stato islamico ha ucciso sommariamente centinaia, se non migliaia, di uomini, donne e bambini mentre cercavano di fuggire da Mosul ovest e ha appeso i loro corpi nelle strade.


14 luglio

«Durante la battaglia di Mosul, lo Stato islamico ha impedito ai civili di fuggire, in alcuni casi intrappolandoli nelle loro stesse case bloccando le porte o disseminando di trappole esplosive le entrate»

17 luglio

«Ero sulla porta del soggiorno e ho visto la porta d’ingresso venirmi addosso. Rami, mio figlio di sei anni, è stato scaraventato dal salotto alla cucina»

Le forze governative hanno usato armi esplosive a largo raggio. Queste armi hanno letteralmente sconquassato zone densamente popolate a Mosul ovest, dove molti civili erano stati intrappolati dall’Isis nelle loro stesse case.


18 luglio

«Abbiamo aspettato che la battaglia si intensificasse in modo che ambo le parti fossero talmente 
impegnate a spararsi l’un l’altro che non avrebbero badato a noi… Siamo andati verso la prima linea. Ci siamo avvicinati con le mani in alto, sventolando bandiera bianca e gridando “Civili, civili!”»

I civili rimasti nelle aree controllate dall’Isis avevano soltanto una possibilità di scappare: direttamente attraverso la linea del fronte di battaglia. I residenti della parte ovest di Mosul hanno descritto le loro fughe disperate da casa verso le forze irachene, facendo tutto il possibile per evitare gli attacchi aerei, i mortai, gli attacchi di artiglieria e le armi da fuoco che li circondavano.


20 luglio

«Correvo per la strada gridando il nome delle mie sorelle, ma nessuno rispondeva. Sono andato 
a casa loro ed era completamente distrutta… Allora ho iniziato a scavare e le ho trovate. Sono rimaste sotto le macerie per 13 giorni»

Poiché lo Stato islamico trasferiva civili nelle aree di combattimento e impediva loro di fuggire, le zone di Mosul ovest ancora controllate dal gruppo armato sono diventate più affollate con l’infuriare della battaglia. Le forze irachene e della coalizione a guida Usa non hanno adattato le loro tattiche a questa situazione e hanno continuato a usare armi esplosive ad ampio raggio in zone densamente popolate.

Ringraziamento speciale per questo progetto va ad Amnesty Italia e alla sua sezione Instagram che ci hanno permesso — pubblicando immagini e testi — di creare questa raccolta aggiornata (fino ad oggi).


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