Il Nelson Mandela Day e la giustizia sociale per tutti i detenuti

«Si dice che nessuno conosca veramente una nazione finché non sia stato all’interno delle sue carceri. Ma una nazione non dovrebbe essere giudicata dal modo in cui tratta i suoi cittadini più alti, ma i suoi più bassi»

Ogni anno il 18 luglio — giorno dei natali di Nelson Mandela — l’Organizzazione delle Nazioni Unite chiede agli individui di tutto il mondo di commemorare il Nelson Mandela International Day per cercare di creare un cambiamento nella proprio comunità d’appartenenza. 
Ognuno ha la capacità e la responsabilità di cambiare il mondo per il meglio, e il Mandela Day è un’occasione per tutti di intervenire e ispirare il cambiamento. 
Per 67 anni Nelson Mandela ha dedicato la sua vita al servizio dell’umanità — come avvocato per i diritti umani, prigioniero di coscienza, peacemaker internazionale e primo presidente democraticamente eletto di un Sudafrica finalmente libero. 
La Fondazione Nelson Mandela ha deciso di indirizzare le iniziative di quest’anno all’azione contro la povertà, onorando la devozione di Nelson Mandela nel combattere la povertà e promuovere la giustizia sociale per tutti.

La nascita del Nelson Mandela Day

La prima “Giornata internazionale di Nelson Mandela” è stata il 18 luglio 2010, dopo che il 18 novembre dell’anno prima l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha dichiarato di voler dedicare quella data ad un individuo del calibro del più importante Presidente del Sudafrica di tutti i tempi, in riconoscimento del suo contributo alla cultura della pace e della libertà. 
Nella stessa risoluzione dell’Assemblea generale A/RES/64/13 si «riconoscono i valori di Nelson Mandela e la sua dedizione al servizio dell’umanità, nei settori della risoluzione dei conflitti, delle relazioni razziali, della promozione e della tutela dei diritti umani, della riconciliazione, della parità tra i sessi e dei diritti dei bambini e di altri gruppi vulnerabili, nonché il suo impegno nella lotta contro la povertà e la promozione della giustizia sociale. Riconosciuto è anche il suo contributo alla lotta per la democrazia a livello internazionale e alla promozione di una cultura della pace in tutto il mondo».

Le Nelson Mandela Rules per il trattamento dei detenuti

Date fondamentali nella stesa delle “Norme minime standard per il trattamenti dei detenuti”

Le “Norme minime standard per il trattamento dei detenuti”— originariamente adottate dal primo congresso delle Nazioni Unite per la prevenzione della criminalità e il trattamento dei delinquenti nel 1955 — costituiscono le norme minime universalmente riconosciute per la gestione delle strutture carcerarie e per il trattamento dei detenuti (che godono di un grande valore e di influenza notevole nello sviluppo delle leggi, delle politiche e delle pratiche carcerarie negli Stati membri in tutto il mondo). 
Nel riconoscere i progressi del diritto internazionale e della scienza correttiva dal 1955, tuttavia, l’Assemblea Generale ha deciso, nel 2011, di istituire un gruppo di esperti intergovernativi a tempo indeterminato per rivedere eventualmente le regole. Sono stati invitati a contribuire al processo i relativi organi delle Nazioni Unite, altre organizzazioni internazionali e regionali e la società civile. Come custode delle norme minime standard l’UNODC (United Nation Office on Drugs and Crime) ha accompagnato da vicino il processo di revisione servendosi del suo segretariato. Alla sua quarta riunione tenutasi a Città del Capo (Sudafrica) nel marzo 2015, il gruppo di esperti ha raggiunto un consenso su tutte le regole aperte per la revisione. Nel maggio 2015, la CCPCJ (Commission on Crime Prevention and Criminal Justice) ha approvato le regole rivedute e ha presentato l’approvazione del complesso dei SMR rivisti per l’approvazione dall’ECOSOC (Economic and Social Council) e la successiva adozione da parte dell’Assemblea generale. Nel dicembre 2015 l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha adottato le regole rivedute come le “norme minime standard delle Nazioni Unite per il trattamento dei prigionieri”. Secondo la raccomandazione del gruppo di esperti, le regole rivedute sono conosciute come “le regole di Nelson Mandela” per onorare l’eredità del famigerato presidente del Sudafrica, Nelson Rolihlahla Mandela, che accumulò ben 27 anni di carcere nel corso della sua Lotta per i diritti umani, per l’uguaglianza, per la democrazia e per la promozione di una cultura della pace.

Le norme in totale sono 122 (di cui il 35% sono state revisionate come scritto nel paragrafo precedente) che vanno a regolamentare 9 aree tematiche di interesse che sono:

  • Terminologia;
  • Formazione del personale;
  • Dignità intrinseca dei prigionieri come esseri umani;
  • Gruppi vulnerabili di prigionieri;
  • Servizi medici e sanitari;
  • Restrizione, disciplina e sanzioni;
  • Indagini sulle morti e sulla tortura in custodia;
  • Accesso alla rappresentanza legale;
  • Reclami e ispezioni.

Tra i problemi principali rilevanza maggiore ha quello del sovraffollamento delle carceri: su un’analisi svolta in 198 paesi, circa 115 si trovano in situazione di oltre il 100% di capacità. 79 di essi vertono in situazioni di critical overcrowding (con un superamento del 120% della capacità); 51 paesi, invece, si trovano in situazione di extreme overcrowding (con un superamento della capacità di oltre il 150%).

Sfide principali al riguardo sono:

  • La crescita continua della popolazione carceraria e il sovraffollamento delle carceri;
  • Gravi (finanziari e socioeconomici) costi di reclusione (sia finanziari che socio-economici);
  • Mancata garanzia della custodia sicura, protetta e umana dei prigionieri;

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