Hanno perso la testa: una playlist per distrarsi dal referendum

Settimana #27

La notizia buona è che il giorno del referendum è arrivato. Quella cattiva è che da domani riprenderanno le solite polemiche. Come ragazzini che sentono la musica a tutto volume per non sentire i genitori che si tirano i piatti e si rinfacciano vent’anni di matrimonio infelice, eccoci con le cuffie in testa ad ascoltare Giacomo Toni che canta di avere perso la testa — abbiate pazienza, è uno svalvolato, ma di gran talento — oppure l’esplorazione della femminilità di Laura Marling. O ancora, lo «slow burn narco rock» del nuovo progetto di Jim Jones, il Blah Blah Blah degli italiani Be the Wolf, la band post Think Lizzy di Scott Gorham, le avventure spaziali da N.E.R.D di Pharrell Williams, la canzone d’amore col soul di John Legend & Brittany Howard. Piuttosto che sentire l’analisi post voto del vostro vicino di casa, o dell’amico so-tutto-io su Facebook, uno spara a tutto volume l’ultimo degli Rolling Stones, che trovate nelle nostre bonus track, che ha pure un video con una Kristen Stewart mai così rock’n’roll. E per quei tre minuti uno il referendum l’ha scordato.


Jim Jones and the Righteous Mind

Till It’s All Gone

Jim Jones Blues Explosion

«Slow burn narco rock»: rubiamo la definizione dell’Independent perché è azzeccata e calzante (siamo pigri, non irriconoscenti). La musica della nuova band del musicista inglese — nata dalle ceneri dei Jim Jones Revue — brucia lentamente ma inesorabilmente, con un gradevole retrogusto tribale e psichedelico. E sembra promettere qualcosa di più variegato, rispetto alla pur viscerale e competente interpretazione del garage cui ci aveva abituato Jones. Il prossimo 16 dicembre il gruppo si esibirà al People Powered di Brighton, un concerto-evento dove verranno raccolti fondi a favore del movimento di Jeremy Corbyn (attuale leader del Partito Laburista): non chiamiamolo impegno sociale, che fa tanto Bono Vox a colloquio con Nelson Mandela, ma semplice consapevolezza del momento storico che sta attraversando la Gran Bretagna. (Angelo Mora)


Be the Wolf

Blah Blah Blah

Così bravi che gli si perdona anche la mise da hipster

«Le cose possono prendere un gusto migliore se impari a tenertele per te stesso». In una canzone che si intitola — per l’appunto — Blah Blah Blah il suggerimento esplicito dei Be the Wolf è, insomma, quello di farsi un po’ i fatti propri, che il mondo ne potrebbe seriamente beneficiare. Prendiamo il consiglio e portiamo a casa, anche perché la perla di saggezza viene impacchettata in una canzoncina così caruccia, costruita su un arpeggino nervoso di chitarra e un chorus semi-acustico, che non si potrebbe fare diversamente. Be the Wolf: il nome potrebbe essere quello di una formazione black metal norvegese, e invece trattasi di un power trio da qualche parte a metà strada tra i Muse quando non giocano a fare i Queen, e i Backyard Babies. Ah, sono italiani. (Disclaimer: Be the Wolf escono per Scarlet Records, etichetta con cui collabora Angelo Mora, che scrive anche qui su HVSR; so che si dice sempre così, ma in questo caso si tratta davvero di una coincidenza). (Francesco Eandi)


Black Star Riders

When the Night Comes In

Il nero snellisce (ma non ringiovanisce)

Da quando Scott Gorham e soci hanno avuto il buon senso e il buon gusto di non farsi più chiamare Thin Lizzy, apprezzare la loro musica è diventato molto più facile. Soprattutto perché i Black Star Riders hanno qualche riff giusto nella manica e una canzone così — pur avendola già sentita tante altre volte con un titolo differente — ti prende subito per i capelli e poi non molla più la presa. Merito anche di una linea melodica pulitissima e vincente, dove brilla la bella voce di Ricky Warwick (rocker irlandese di razza, da tempo trapiantato negli Usa; riscopritelo in ispirata veste acustica qui). Al di là del nome del gruppo, il modo migliore per celebrare l’eredità di Phil Lynott è «let the music do the talking». (Angelo Mora)


Giacomo Toni

Ho perso la testa

Toni quando ancora aveva la testa sulle spalle

Un fulminato di talento e la sua canzone, un incrocio fra un Enzo Jannacci lanciato in un rock’n’roll paradossale e un Vasco Rossi dei pezzi anomali che incideva prima di diventare un’icona popolare. Per una volta l’idea di far saltare gli schemi, che piace a grandi e piccini da quando il mondo è mondo, è realizzata per bene. E poi che suono: rimbombante, viscerale, un pochetto minaccioso, vizioso e sfrontato persino, perfetto per raccontare la storia di una meravigliosa mattana. Rock’n’roll sì, ma con dentro la sporcizia del blues. Incisa in analogico, forse persino in mono, la canzonaccia esce su 45 giri per un’etichetta chiamata L’Amor Mio Non Muore il cui motto è «Fuck the digital era». (qui c’è il teaser del lato B, Codone lo sbirro). (claudio.todesco)


Laura Marling

Soothing

Sulla coscia c’è scritto «Semper femina». Abbiamo controllato, qualcuno doveva pur farlo

Riassunto delle puntate precedenti: valida cantautrice inglese, canzoni e aspetto lievemente emaciati, conquista le pagine dei giornali belli e l’affetto di un pubblico trasversale con tre album supercult. Tocca la vetta con un lavoro complesso titolato Once I Was an Eagle e poi decide che deve cambiare. Tre anni fa imbraccia la chitarra elettrica per Short Movie e ora manda in avanscoperta una canzone che per lei è ancora più anomala. Soothing si fa strada sinuosa fra tocchi di bacchette e note profonde di contrabbasso, per poi arrivare a un ritornello che ricorda i Portishead, più che l’amatissima Joni Mitchell. Si attendono nuovi sviluppi con l’uscita dell’album Semper Femina, che a quanto dice Laura Marling è stato «scritto dal punto di vista di uomo che scrive di una donna, per poi realizzare che non si tratta di un maschio, ma di me. Sono io che guardo altre donne e provo empatia per loro e quindi anche per me stessa». O va in psicanalisi o va in tour. (claudio.todesco)


John Legend

Darkness and Light (feat. Brittany Howard)

Love is in the air

John Legend, da quando si è sposato ed è nata la figlia Luna, ha dismesso le vesti da seduttore ed è passato dall’amore carnale a quello universale. Darkness and Light, tratto dall’album omonimo, è un brano soul di grande intensità impreziosito dalla splendida voce di Brittany Howard degli Alabama Shakes dove la luminosità trascende l’oscurità. Perché non importa quanto dolore e quante ingiustizie ci sono nel mondo, nella tradizione R&B esiste sempre una nuova canzone d’amore pronta a salvarlo e a riscattarlo. (bvolpi)


Pharrell Williams

Able

Un N.E.R.D sulla Luna

Il “Re Mida del pop” Pharrell Williams non poteva esimersi dall’aggiungere il suo tocco alla colonna sonora del film di imminente uscita Hidden Figures, incentrato sulla figura della scienziata afroamerciana Katherine Johnson che negli anni ’60 contribuì a definire la traiettoria dei voli spaziali. Able coniuga le Supremes e Aretha Franklin esultando tra cori gospel e un funk d’annata, perché Williams senza le sue radici nere nulla sarebbe, così come la storia degli Stati Uniti d’America. (bvolpi)


Bonus track 1: Ride ’em on Down dei Rolling Stones. Perché è uscito l’album Blue & Lonesome e gli Stones non hanno mai suonato il blues così bene — anche perché quando cominciarono facendo cover, diciamolo, non erano fenomeni. Sì, la tizia che guida la Mustang nel video è Kristen Stewart.

Bonus track 2: Be Ok del Deep Throat Choir. Perché con la faccenda dei cori si è un po’ esagerato, ma una chance bisogna darla a tutti. Il pezzo è originale, nel resto dell’album che uscirà in febbraio ci saranno brani di Björk, Wildbirds and Peacedrums, Amy Winehouse e altri.