I miei interessi stories: Ahmad Joudeh

La forza di un sogno.

“A novembre ero al Dutch National Ballet e mi dicono che c’è un ragazzo siriano che mi vuole conoscere. Ci incontriamo, era Ahmad: tremava, piangeva, era emozionato. Poi mi ha svelato tutto ed è stato commovente per me”. Roberto Bolle

Deeterminazione. Ostinazione. Coraggio.

È la storia di Ahmad Joudeh, che non ha mai smesso di ballare.

“Sono un siriano palestinese cresciuto nel campo profughi di Yarmouk, a Damasco. A danzare cominciai presto, era il mio sogno, ma lo facevo di nascosto, perchè tutta la mia famiglia era contro. Studiavo sul tetto di casa.”

“Bolle era il mio idolo e nelle sue coreografie che studiavo dai video, ho trovato la ragione, la forza per andare avanti a fare il danzatore in un mondo come quello arabo dove danzare è considerata una sciagura. La cultura islamica proibisce la danza, per gli uomini poi, è considerata poco mascolina. Perciò sono diventato bersaglio dell’odio dell’Isis”

Una storia fatta di dolore, passione ma anche felicità, perché si conclude con un incontro che Amhad aveva sognato da sempre, quello con Roberto Bolle.

“Andavo avanti. Nessuno poteva fermare il mio sogno. Sempre di nascosto facevo gli allenamenti all’Enana Dance Theatre, mi sono diplomato all’Higher Institute for Dramatic Arts, a Damasco e dall’età di 17 anni davo lezione ai bambini. Poi nel 2011 la guerra”.

La casa di Ahmad venne bombardata all’inizio della guerra e lui andò ad abitare in una tenda a casa di amici. In quello spazio, mentre fuori, non troppo lontane, scoppiavano le bombe, lui viveva e quindi si allenava.

“Ero ricercato dall’Isis, perchè non solo danzavo ma insegnavo ai bambini a farlo. Inaccettabile. Insegnare danza ai bambini orfani che hanno perso i genitori in guerra era un modo per salvarli”

Una campagna di raccolta fondi chiamata “dance for peace” ha permesso a Ahmad di studiare danza: ha iniziato i quattro anni di training come studente a settembre e lo scorso dicembre ha debuttato come comparsa col Dutch National Ballet in Coppélia, cui poi è seguito l’attesissimo incontro con Bolle.

Ahmad Joudeh continua a ballare. Non ha mai smesso di ballare, ha fatto del suo interesse la sua ragione di vita, trovando in essa la forza necessaria per avere coraggio.

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