I miei interessi Stories: Benedetta Bodini

I miei interessi celebra il suo terzo anno di vita. Abbiamo avuto il piacere di raccontare storie di sempre diverse, sempre nuove e abbiamo capito una cosa importante: il fondamentale bisogno di dare sempre nuove visioni, punti di vista, spunti e riflessioni ai lettori di queste pagine.

I miei interessi, sempre al centro. Donne e uomini che hanno intrapreso la via più complessa, più sfidante, più appassionante, quella di creare valore seguendo il proprio istinto, la propria indole, le proprie passioni.

Quest’anno, cominciamo con Benedetta Bodini. Romana, ricercatrice, mamma, medico, in ordine rigorosamente sparso e circolare. Perché il legante di tutta l’attività di Benedetta è l’essere appassionati per quello che si fa.

“Ho avuto un’infanzia profondamente felice. La figura che più mi ha ispirato è mia madre, è stato sempre un punto di riferimento ma da lei ho soprattutto imparato ad essere appassionata nelle cose che faccio. Era insegnante elementare, raramente o mai ho visto qualcuno così gioiosamente dedicato al lavoro che faceva, andava a scuola con grande entusiasmo, ci raccontava quello che accadeva e seguivamo negli anni le vicende degli studenti di mamma come fossero una grande massa di fratelli e sorelle. Persone che hanno mantenuto tutta la vita un legame con lei, che ora sono grandi, hanno dei figli.”

Avendo visto mia mamma tutta la vita così era evidente che qualsiasi cosa avessi scelto di fare l’avrei fatta con quella passione. Non era una possibilità, era un’evidenza.

Benedetta non ha scelto di fare il medico da bambina, non ci aveva mai pensato. Fino al semestre finale del classico, pensava che avrebbe studiato storia (tuttora la sua passione) poi il fratello si ammalò di leucemia. Nel suo reparto fu l’unico a salvarsi perché gli applicarono un protocollo di ematologia ancora sperimentale.

“Questo mi segnò e mi fece venire l’idea di fare medicina. ho deciso all’ultimo momento di seguire la strada della quale sapevo di meno. Ho scelto il percorso che mi era meno familiare”

La ricerca non è stata un caso. Benedetta Bodini ha scelto la specializzazione in neurologia perché “è la più intellettuale delle arti mediche, in cui c’è ancora più ricerca, c’è ancora tutto da scoprire, andava tutto svelato.

Seguire i propri interessi porta a scelte radicali. “Dopo sei anni di medicina, cinque specializzazione, ho implorato i miei capi di mandarmi per sei mesi all’estero. E invece non sono mai più tornata”.

Oggi Benedetta vive a Parigi e lavora presso l’Institut du cerveau et de la moelle épinière (ICM) de l’ Hôpital de la Pitié- Salpêtrière, nel gruppo condotto dal professor Bruno Stankoff e dalla professoressa Catherine Lubetzky. Ha ricevuto il premio Rita Levi Montalcini per la ricerca sulla SLA e avrà prossimamente un incarico a tempo indeterminato come Professore associato in Neurologia alle Sorbonne Universités — Université Pierre et Marie Curie.

Ma cerchiamo di capire, che cos’è la ricerca, solo un’idea?

La ricerca non è tutta poesia, servono 3 cose

-la passione

-il coraggio

-perseveranza (che non è la dedizione)

La Perseveranza è la caratteristica fondamentale nel fare questo lavoro, possono passare anni prima di avere la vera soddisfazione legata al lavoro che facciamo, di frustrazione, paper rigettati, dubbi sulla scelta fatta.

Il mestiere del medico non ha mai perso il suo fascino, per il ricercatore la questione è un’altra. Per me è anche più appassionante. Bisogna appassionarsi per le cose sovversive, la ricerca è una cosa sovversiva, che cambia le carte in tavola. Bisogna appassionarsi ai mestieri che possono cambiare il corso delle cose.

La ricerca medica è mossa dall’altruismo perché viene dai pazienti. Loro sono la fonte di ispirazione e di motivazione a continuare il lavoro di ricerca ogni giorno, nei lunghi periodi anche senza soddisfazione di ritorno. Per me il rapporto col paziente è fondamentale, nella vita, non solo nel lavoro.

La ricerca è collaborazione, perché funziona meglio, la competizione può servire a fare meglio o a fare velocemente, ma in collaborazione con studenti professori e colleghi unisci le forze lavoro rapidamente e soprattutto felicemente.

Ed è proprio questo il messaggio che manderebbe a se stessa piccola e lascia a suo figlio Enrico:

“Ci meritiamo di vivere la vita con estrema leggerezza, molta più di quella che io ho avuto, e avere chiaro che l’unico vero obiettivo è quello di essere felici. Io l’ho capito tardi. Vivi con leggerezza e sii felice, fai sempre quello che ti rende felice.”

E cosa fa oggi Benedetta Bodini per essere felice?

“Ora ho deciso di suonare il piano. un sogno che ho da sempre. Se uno ha un sogno, il progetto non è abbandonato, ma rimandato: le riserve di sogni si possono arricchire durante la vita, arrivano ogni anno o decade che passa. Quelli storici vanno realizzati, perché il cassetto può rimanere aperto anche per 25 anni.”

La settimana prossima passeremo ad un’altra storia, lasceremo la ricerca medica e andremo alla ricerca del segno, della sintesi, con il graphic designer Paolo Prossen.