I miei interessi stories: Paolo Prossen

La settimana scorsa la puntata de I MIEI INTERESSI era dedicata alla ricercatrice Benedetta Bodini. Questa settimana il tema della ricerca continua in un altro campo, quello del segno grafico.

Il protagonista di oggi è Paolo Prossen, graphic designer che ha messo da sempre al centro dei suoi interessi il bello con significato, mai fine a se stesso, sempre legato alla sua storia e a quella del cliente.

“Se disegno un marchio, disegno un segno di orgoglio per andare verso il futuro. Più è chiara la visione del futuro, più è lontano, lungo, chiaro il marchio. Solo così posso fare bene il mio lavoro, perché i marchi portano significati, creano delle conseguenze. Quando creiamo un marchio, pensiamo a qualcosa che la gente voglia tatuarsi, che la gente abbia voglia di possedere. La gente vuole questo, vuole dei simboli. su una maglietta su un cappello sul sacchetto della pescheria”

Se dovessi incontrare un alieno che mi chiede chi sono direi che sono uno che dice agli altri dove andare. Disegno dei segni che ispirano persone ad andare verso il loro futuro.

Per Prossen la bellezza è possibilità, e l’orrendo è i’im-possibile nella sua visione, perché è più comodo, non comporta attività, non stanca, non agita.

“La bellezza comporta pensiero, ti devi sbattere, devi fare meglio, fare più bello dell’altro, scrivere qualcosa di meglio. E’ dare il massimo, andare fino alla fine, è fatica. Non è facile, ma nemmeno essere un fiore è facile, ci ha messo un sacco ad essere così.”

Sono sempre sembrato caro perché faccio le cose belle, sembrano più care delle cose mediocri. A volte ti trovi a farlo perché è quello che il cliente pensa di se stesso, ma è un errore: non deve bloccarti dal fare il bello.

Paolo Prossen ci spiega anche la creatività, dicendoci che i creativi risultano spesso antipatici perché possono creare qualsiasi cosa in qualsiasi momento. La gente pensa si tratti di un cilindro magico, ma non è così. Non si crea dal niente, “si crea da tutta la mia esperienza, compri un pezzo della mia storia, della mia memoria.”

Esattamente come una madre.

Mia madre crea dal nulla in cucina. Anche quando non c’è niente di pronto. Quello è un gesto d’amore.

È molto difficile cucinare per persone che non ami, se ci pensate. La stessa cosa vale anche anche per il marchio: è un gesto di rispetto anche per il cliente. Come nella vita, se ti accorgi di non poter dare amore non lo dare.”

Bellezza, creatività, idee. Le idee come nascono invece?

“Le idee sono molto semplici, più sono semplici, più hanno successo.Se nascono su un terreno che le arricchisce e che le cura e le sostiene, andranno lontano e diventeranno dei giganti, cosa davvero difficile qui in Italia.

Chi in Italia decide di costruire e far crescere qualcosa è da ammirare. Pensiamo a quante persone in Italia che hanno mani d’oro potrebbero creare valore anche se è già stato tutto fatto, se solo insegnassimo ai bambini a fare un business plan come fanno in Francia, in Svizzera, negli Stati Uniti.”

Ci chiediamo, ci sarà un trucco, una ricetta per farsi capire e capire i clienti.

“No, non puoi educare, è arrogante, io non ho fatto l’università. Leggo, sono curioso, guardo i film noiosi, parlo con le persone per strada. La conoscenza la incontri quando meno te l’aspetti.

Anche da chi ti aspetti di meno, o dalle persone meravigliose e colte nell’eloquio che invece dicono cose rassegnate, ciniche, crudeli. Le imprese nascono da un sogno. Perché sognare in piccolo?

Un’impresa di 170 anni o di una pescheria di un ragazzo di 21 anni, il sogno deve essere lo stesso, deve essere misteriosamente raggiungibile. Più è lontano più lo slancio della parabola sarà alto.

Io sono innamorato dei sogni dei miei clienti.”

Chiediamo a Paolo Prossen come avvenga il processo di creazione di un marchio, avendo lui appena lanciato il suo marchio, Itologie.

“Il mio progetto sui disegni del mio cane Ito era fermo da 3 anni. Ne facevo un po’, ne vendevo a signore americane, era lì che giaceva, in attesa di qualcosa.

Per dare una smossa a tutto ho dovuto trovarmi con le chiappe per terra, al super, con le monetine per avere il mio e-commerce pronto in 3 giorni.

Non è facile la mia professione, lavorare sul mio marchio è stato ancora più difficile e doloroso. 
Ho chiesto a centinaia di persone se quello che stavo facendo per me stesso andava bene per me stesso, perché non c’è uno specchio che te lo dice.

Creare il mio marchio era difficilissimo, ma era un esercizio da fare, psicologico anche.

Il peso di una lettera, il marchio rispetto al logo tipo, il filetto o non filetto diventano ostacoli insormontabili. La cosa più bella di tutto il percorso di Itologie? Che impari ad ascoltare, ad abbracciare, accompagnare.”

In tutto questo vortice di creatività, pensiero, scoperta, profondità, un messaggio finale va dato. E sfidiamo Paolo Prossen a darci una definizione di felicità.

“La felicità non è una conseguenza di qualcos’altro, è una scelta. È un’equazione matematica.

Prima sei felice, poi fai marchi della madonna, diventi il meglio designer del mondo e solo dopo avrai la Ferrari.

La felicità è quello che ti fa avere quello che vuoi e che ti fa fare quello che vuoi.

Io oggi scelgo di essere felice. E questo mi porta a creare cose che se sono belle è giusto venderle a prezzo giusto, perché ti do un pezzo di quello che sono, che ho visto, vissuto, sognato, imparato.”