Inclusione e dialogo per evitare scissioni dannose

In questi giorni, in cui il tema della scissione domina il dibattito politico, arrivano appelli importanti all’unità ed al confronto. Il confronto e l’inclusione sono viste da molti come la via maestra per scongiurare una dannosa separazione.

Achille Occhetto, lo storico segretario che traghettò il passaggio dal PCI al PDS, durante un’intervista al Corriere della Sera ha affermato che al PD non serve una scissione ma una rifondazione. Occhetto parla della necessità di unità e confronto serio per evitare pericolose divisioni, in quanto il PD è l’unico argine al populismo. Una discussione alta e costituente potrebbe essere la soluzione per definire il perimetro delle varie componenti del partito e scongiurare separazioni.

Occhetto parla della situazione mondiale dicendo che in un momento in cui la politica si radicalizza a destra non possiamo dividerci. La divisione comporterebbe l’incapacità di dare risposte al mutato contesto internazionale, mentre con una discussione su idee e valori la sinistra potrebbe tornare ad interpretare i bisogni delle persone.

Anche Walter Veltroni, che guidò il passaggio dall’Ulivo al PD, intervistato dal Corriere della Sera ha sostenuto con forza la necessità di mantenere il PD come partito dalle molte anime ed a vocazione maggioritaria. La sinistra deve garantire il riformismo, perché secondo Veltroni è l’interprete naturale dei cambiamenti che avvengono nelle fasi storiche. Per fare questo però non bisogna andare in direzione dell’isolamento, perché altrimenti avrebbe funzione di mera testimonianza, lasciando alle destre protezioniste e populiste il compito di interpretare il cambiamento.

Secondo Veltroni è difficile allearsi dopo essersi scissi e ciò porta ad una maggiore debolezza dello schieramento di centro sinistra e del governo Gentiloni. L’unica soluzione è ripensare i fondamenti del partito, con un disegno d’insieme condiviso e in un clima diverso, più disteso.

In questa linea di pensiero si colloca anche Matteo Renzi, che si è subito dichiarato contrario ad una scissione, che in questo caso sarebbe addirittura basata sulla data del congresso e non tanto sulle idee. Il segretario è convinto che dobbiamo essere chiari verso gli elettori, questo può essere fatto solo attraverso un confronto responsabile. L’apporto costruttivo di critiche, sogni, idee fa bene al partito. Il Congresso è il luogo naturale di confronto delle idee in cui gli iscritti decidono democraticamente del futuro del partito. Il confronto interno è il primo passo per riprendere a parlare fuori, a fare proposte al Paese ed a confrontarsi sui problemi reali delle persone.

Per questo al partito ed al paese non serve una scissione, che indebolirebbe ulteriormente il fronte riformista, ma un confronto congressuale costruttivo per far emergere idee e proposte per il paese che uniscano, in vista delle elezioni del 2018. Questo momento di confronto, con il congresso, deve avvenire quanto prima per il bene del paese e del partito.