Lingotto, Fassino: governiamo il cambiamento

Piero Fassino

“Pisapia ricorda che il Pd non esaurisce il campo riformista, ma è altrettanto vero che senza il Pd questo campo non ha possibilità diventare maggioranza nel Paese”. Uno sguardo a Sinsitra, con la consapevolezza che non si abbandona la vocazione maggioritaria, ma che la si declina come forza di aggregazione. Non ha dubbi Piero Fassino, sindaco, parlamentare, ministro, icona della Sinistra nazionale.

“Dieci anni fa ricorda Fassino -, il nuovo secolo ci consegnava sfide che non potevano essere affrontate con arnesi del Novecento. Serviva un partito nuovo. Un partito progressista e riformista che l’Italia non aveva mai avuto. Avevamo il dovere di valorizzare lo straordinario patrimonio di milioni di uomini e donne che era stato l’Ulivo. Oggi trasformazioni a livello mondiale, lacerazioni aperte da crisi, vento dei populismi su continenti ci chiedono di essere un partito in grado di leggere cambiamenti, capace di trovare risposte che restituiscano sicurezza e fiducia ai nostri cittadini”. E’ un Fassino che scalda i cuori, che infiamma la platea, fin quasi alla commozione.

“Oggi — prosegue — dopo il referendum, siamo di fronte a un rischio di polverizzazione, con derive populiste aggressive, e al pericolo di un proporzionale che renderebbe il paese ingovernabile. Davanti a uno scenario con rischi di frammentazione e con un sistema politico che non sarebbe in grado di garantire la stabilità del Paese, abbiamo il dovere di rilanciare la nostra vocazione maggioritaria, non solitudine, ma un grande partito che sia forza aggregante per campo più largo”.

“Dobbiamo riflettere — prosegue l’esponente del Pd — sul perchè nostre ragioni stentano, perchè abbiamo subito sconfitte. Ricordiamo che c’erano tre parole che identificavano il nostro sentire comune: sviluppo, lavoro, diritti. Parole che erano un messaggio forte per milioni di uomini, elemento di riscatto e emancipazione. Tre parole che hanno subito la crisi di questi anni, dove hanno trovato spazi incertezze e insicurezza nella vita quotidiana delle persone, per sé e vita propri figli. Antri elementi hanno inciso, come l’immigrazione, perchè vissuta come un pericolo. C’è paura di non riuscire più a gestire propria vita e il futuro. Questo genera il rifiuto verso chi ti rappresenta. Populismi e destre danno risposte nette con muri esclusioni, dazi e frontiere. Illusione che se mi faccio più piccolo, sono più forte, in realtà sei solo più piccolo e fragile”.

Fassino rilancia le parole guida e il coraggio della Sinistra di governo. “Non possiamo aver paura del cambiamento a Sinistra. Voglio una Sinistra che sappia misurarsi con la realtà e il cambiamento, per comprenderlo e guidarlo. E’ il movimento il motore della storia. Non dobbiamo aver paura della globalizzazione, ma dobbiamo essere in grado di guidarla, perchè i benefici di una parte non siano pagati da un’altra. Abbiamo il compito di rompere equivalenza fra flessibilità e precarietà, garantendo la dignità del lavoro. Voglio una Sinistra che non ha paura dell’Europa. Certo, abbiamo bisogno di darle un nuovo profilo, perchè sia opportunità e occasioni, non possiamo viverla come vincolo. Non dobbiamo temere l’immigrazione, ma puntiamo su forza dei nostri valori e sulla nostra cultura, proponendo una società aperta, che consenta di guardare con fiducia a futuro. Una società che si prende cura di ognuno di noi, una società che costruisce un sistema di relazioni e interventi per cui chi ha bisogno non si senta solo”.

“Non possiamo ignorare che il cambiamento può far paura, per questo dobbiamo dar vita a un riformismo che parte dal basso, con il coinvolgimento cittadini. Serve condivisione e cittadinanza attiva perchè le riforme siano realmente efficaci. Il partito deve essere in sintonia col mondo di oggi, sul piano della comunicazione, dei saperi, delle forme organizzative, altrimenti si lascia spazio ai populismi. Abbiamo passione, tensione civile, coraggio. Scegliendo Matteo diciamo al Paese: noi siamo pronti per fare nostra parte, come sempre, facendo tesoro di cosa viene dalla società: critiche, sollecitazioni, ansie e speranze. Amiamo questo Paese e ogni energia e passione la mettiamo al suo servizio”.