Vitalizi, il M5S resta a guardare

Serve coraggio per affrontare i vitalizi. Ancora di più se provi a farlo con serietà al tempo delle bufale e quando c’è già aria di campagna elettorale. Ne senti il profumo, anche se non vi sono ancora date precise, ne ascolti le parole portate dal vento, in un crescendo caotico che rende difficile orientarsi fra demagogia e concretezza.
E’ questo il momento in cui alcuni termini tornano a elevarsi, sopra l’onda montante dei mille problemi di cui la politica è chiamata ad occuparsi. Vitalizi e redditi di cittadinanza s’intrecciano con lavoro, giovani, periferie ed altri mille rivoli di quel fiume in piena alimentato dal troppo promesso e quasi mai risolto.
Proprio sui vitalizi è tornata ad accendersi la battaglia. Feroce, aggressiva, come sempre avviene quando demagogia e populismi si scontrano con la concretezza, il buon senso e la serietà.
Il termine di per sé è consunto, perchè i vitalizi, in quanto tali, non esistono più dal gennaio 2012, per un atto del Governo Monti, avallato dai presidenti delle Camere. Da quel momento anche per i parlamentari è scattato il computo pensionistico basato sul sistema contributivo. Qualche piccolo privilegio che fa storcere la bocca è rimasto, ma poca roba. La pensione arriva al compimento del 65° anno di età se si ha alle spalle un mandato quinquennale, circa mille euro lordi, o al termine del 60° se si può contare su almeno 10 anni di contributi. Un normale cittadino deve avere almeno 20 anni di contributi per poter maturare la pensione a 60 anni. Quisquiglie rispetto al sistema vigente in passato ed è anche giusto ricordare che i politici al primo mandato maturano i contributi solo 4 anni, 6 mesi e un giorno, altrimenti perdono tutto quello che hanno versato. 
E’ su questi aspetti che il M5S ha deciso di accendere lo scontro, una battaglia populista e demagogica, ma di retroguardia, che lascia intatta la vera vergogna.
Nella loro proposta, infatti, non si sfiorano i privilegi acquisiti in passato, pensioni d’oro e vitalizi che hanno ben poche ragioni di essere, ma per i quali servono strumenti e proposte solide, in grado di intaccarli davvero. Su questi si tace, decisi a non impegnarsi in una battaglia che sarebbe di vera moralità e di etica, ma dagli esiti molto incerti. Ci si ferma ad ancorare le nuove pensioni alle regole comuni. Si indica la Luna, ma lo sguardo si ferma sul dito.
La proposta di legge presentata nel 2015 dal deputato Pd Matteo Richetti affronta, invece, il problema in modo molto più articolato, mettendo sul piatto, oltre che l’allineamento del trattamento previdenziale dei parlamentari alle regole Inps o del fondo pensionistico a cui sono iscritti, anche le pensioni dei consiglieri regionali e i vitalizi già in essere. Per questi si prevede una riparametrazione sulla base del sistema contributivo, adeguandoli alla situazione reale e non drogata da un passato di privilegi. 
Una legge che sarebbe più organica, affrontando nel complesso e con serietà la materia, ma che deve essere approfondita e condivisa fra tutte le forze politiche, in modo da scongiurare eventuali ricorsi e l’intervento censorio della Corte costituzionale, come avvenuto per le pensioni d’oro. 
Basta poco per comprendere che alla base delle due proposte non c’è solo una differenza di approccio, ma proprio una visione politica completamente diversa, in termini di approfondimento, valutazione e concretezza.
C’è quella distanza che corre, appunto, fra la demagogia populista e la volontà di riformare un Paese, recuperando risorse importanti, fra la volontà di un consenso immediato, di pancia e una condivisione di scelte politiche lungimiranti e costruttive.
La politica urlata non spiega, non fa comprendere i motivi delle scelte, si limita a esasperare lo scontro, a creare nemici e obiettivi quasi mitologici, infiammando la rabbia che cova dietro difficoltà e disagio. E’ un sistema che prospera sulla costruzione di verità alternative, sguazzando fra bufale nascoste o conclamate, con greggi di troll che imperversano sul web e bot che amplificano il consenso. 
Quanto serve tutto questo al Paese, quanto aiuta a rendere consapevoli i cittadini di ciò che succede? Poco o niente.
Su pensioni e vitalizi va ripulito il terreno da narrazioni distorte e verità parziali, per tornare ad affrontare i problemi concreti, cercando soluzioni che siano il frutto di una visione di prospettiva e non di mere convenienze contingenti o falsi scopi. Visioni divergenti: da un lato la politica per i cittadini, dall’altro la politica a spese dei cittadini. La scelta è nostra, anche se a volte non è facile orientarsi nel frastuono di sottofondo.