IL CASTELLO DI LUBIANA, RIFUGIO DELLE “CULTURE IN ESTINZIONE”

Locandina della mostra

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La moltitudine di dialetti e lingue parlate nel mondo sono una delle maggiori ricchezze dell’umanità. Purtroppo, è una ricchezza che sta svanendo, e a un ritmo elevatissimo: una ogni due settimane. Secondo John McWhorter, docente della Columbia University, tra cento anni sarà scomparso circa il 90% delle lingue oggi esistenti. La distruzione dell’ambiente, lo sfruttamento indiscriminato delle risorse naturali, i conflitti e l’inquinamento stanno provocando l’estinzione di innumerevoli specie di piante e animali, e stanno mettendo a dura prova anche le poche popolazioni tradizionali rimaste. Dall’Artico all’India, dall’Africa al Sudamerica, intere comunità che vivono come i loro (e i nostri) antenati secoli fa sono sull’orlo dell’estinzione.

Secondo gli esperti stiamo perdendo uno dei principali tesori del genere umano, perché con questi popoli svaniranno lingue, miti, credenze, saperi e tradizioni antichissimi. Sta dissolvendosi, come nebbia al sole, ciò che l’antropologo americano Wade Davis chiama “l’etnosfera”. In un’intervista rilasciata quindici anni fa al National Geographic, Davis spiegava che l’etnosfera «è essenziale per il nostro benessere collettivo quanto lo è la biosfera. E così come la biosfera si sta consumando, sta svanendo anche l’etnosfera. Solo, molto più rapidamente».

Darinka Mladenovic www.slovenia.info

Ecco perché chi vive nella capitale della Slovenia (o ha in mente di visitarla presto) è molto fortunato: grazie all’esposizione “Vanishing Cultures” del National Geographic Slovenia, dal 9 giugno al 24 settembre il castello di Lubiana permetterà di conoscere meglio questi mondi lontani e misteriosi. Le fotografie della mostra, firmate dagli sloveni Arne Hodalič e Katja Bidovec, ritraggono popolazioni indigene di aree selvagge e remote del pianeta.

Come i Karo (conosciuti anche come Kara), una delle tribù che abitano la bassa valle dell’Omo, in Etiopia. I Karo vivono seguendo il ciclo naturale del fiume, proprio come facevano gli antichi egizi con il Nilo: ogni anno aspettano che le esondazioni dell’Omo nutrano la terra con un limo ricco di sostanze nutrienti, per coltivare e far pascolare il loro bestiame. Lungo il fiume coltivano mais, fagioli e sorgo, mentre nella savana praticano la pastorizia.

mostra Vanishing Cultures; foto: Domen Pal

Sono le donne a custodire la tradizione orale dei Karo: le loro canzoni, la loro storia e quella degli antenati, i loro miti e proverbi. Il primo mercato dove si possano comprare pietanze, abiti, utensili o medicinali si tiene a giorni di cammino, quindi i Karo producono autonomamente tutto quello di cui hanno bisogno, proprio come lo facevano i nostri antenati. Ecco perché gli antropologi si sforzano, per quanto possibile, di studiare e proteggere le comunità tradizionali: per scorgere in loro le tracce del modo in cui il genere umano ha vissuto per millenni.

La valle dell’Omo, del resto, è stata proclamata Patrimonio dell’umanità dall’UNESCO per il gran numero di siti archeologici che vi sono stati scoperti. È tra i luoghi più nascosti e ricchi di culture tradizionali al mondo, e secondo Survival International tutte le comunità dell’Omo messe insieme corrispondono a una popolazione di circa 200mila persone. Una di queste comunità è quella degli Hamar, anch’essi immortalati dalle foto di Hodalič e Bidovec. Ma, a causa degli effetti che un’enorme nuova diga avrà sui cicli naturali dell’Omo, gli scatti della mostra “Vanishing cultures” potrebbero essere tra le ultime testimonianze dell’esistenza e del modo di vita tradizionale di questi popoli.

mostra Vanishing Cultures; foto: Domen Pal

Un’altra comunità ritratta dalla mostra è quella dei Konyak, del Nagaland, uno stato dell’India nordorientale. Gli anziani di questo popolo di cacciatori e guerrieri si distinguono dagli altri Naga (l’insieme delle comunità tradizionali del Nagaland) per i tatuaggi che portano sul viso e sul corpo. I Konyak sono celebri per gli abiti cerimoniali colorati, gli ornamenti, le pitture e le incisioni, e hanno una ricchissima tradizione orale di canzoni, racconti e preghiere a Gawang, il dio del cielo che dona la fertilità. Ma le nuove generazioni sono sempre più immerse alla modernità e lontane dalle tradizioni del loro popolo, che probabilmente svaniranno insieme agli ultimi anziani.

https://www.ljubljanskigrad.si/en/castle-events/vanishing-cultures