Allons enfants de la Patrie

Fin dai suoi albori il mondo è sempre stato frutto di un delicato equilibrio tra opposti in costante conflitto: yin e yang, bianco e nero, bene e male, Beatles e Rolling Stones.

La domenica elettorale francese appena trascorsa però ha fornito un nuovo spunto per questo dibattito eterno. Per qualcuno è ormai evidente il crepuscolo della storica divisione del mondo in destra e sinistra ma, è certo, il conflitto politico non può azzerarsi e si ripresenta in nuove forme al ballottaggio delle presidenziali che si terrà il 7 maggio.

A sfidarsi i due candidati che hanno raccolto il maggior consenso: Emmanuel Macron e Marine Le Pen. Uno ex ministro dell’economia del governo uscente, grande sostenitore della globalizzazione, ex banchiere, milionario, ultra liberista e europeista convinto; l’altra, (ex) neofascista, acerrima nemica della globalizzazione e dell’immigrazione, euroscettica convinta. Chi si aspettava uno scontro classico e rassicurante tra i partiti tradizionali (Socialisti e Repubblicani) è certamente rimasto deluso, ma dove sono la destra e la sinistra in questo ballottaggio?

Non pervenute e sostituite dalle nuove categorie che spaccano il mondo occidentale di oggi: establishment vs anti establishment. Immaginate le grandi opere di Omero o di altri poetigreci e latini. Una pratica militare molto diffusa era quella per cui i re in conflitto sceglievano di far scontrare i loro migliori campioni l’uno contro l’altro invece di impiegare interi eserciti. Ecco che adesso avrete più chiaro il significato del ballottaggio francese: Macron, il campione dell’establishment e di Bruxelles, contro Marine Le Pen, il campione degli anti establishment e degli euroscettici riuniti.

Una distinzione troppo semplicistica?

No a giudicare dalla campagna mediatica che l’intera classe politica europea sta portando avanti in opposizione alla Le Pen; quella stessa campagna mediatica che non servì ad evitare la Brexit o l’elezione di Trump alla Casa Bianca. Ma sul cammino di Marine c’è un altro ostacolo: quel fronte repubblicano antifascista che funzionò benissimo nel 2002 quando suo padre Jean Marie arrivò al ballottaggio e fu sconfitto nettamente da JacquesChirac su cui convogliarono i voti di tutti i partiti proprio in chiave antifascista. Oggi il mondo è un po’ diverso e il contesto politico europeo appare profondamente instabile. Per questo il giovane Macron appare il favorito per l’Eliseo.

La Francia sarà la prima vera vetrina di quello che si sta affermando come nuovo scontro e, forse, anche lotta di classe.

E allora allons enfants de la Patrie.

Scritto per Radioeco

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