Il PD riparta da qui

E’ stata una discussione bella e intensa. Forse meno aspra di quanto in molti si aspettavano ma di certo necessaria.

Alla fine di questa assemblea nazionale in realtà non è ancora chiaro se la parola scissione rimarrà solo un aneddoto da raccontare ai posteri o se è ancora una concreta possibilità.

Quello che resta agli atti è che finalmente il Partito Democratico ha aperto una discussione vera, plurale e animata sui temi e sulla sua stessa natura. Una discussione che per troppo tempo è stata evitata, o forse scongiurata, da una parte del Partito.

Una discussione su un programma condiviso, di sinistra, sarà il primo passo e poi ci si confronterà al congresso nel momento più alto e democratico della vita di un partito.

L’intervento di Emiliano era il più atteso della giornata e francamente non ha sciolto i nodi anzi, se possibile, ha mescolato ancora di più le carte. Qui in ballo c’è molto di più delle solite poltrone e delle liste più o meno bloccate dove sistemare gli amici degli amici.

C’è un partito che non può permettersi di perdere una parte importante della sua storia. Quella parte post comunista che per anni è stata la spina dorsale del PD. Quella di una parte di militanti e simpatizzanti che hanno stracciato le tessere e hanno chiuso le sezioni.

Questa classe dirigente ora dimostri di imparare dagli errori patologici della sinistra: dialogare, litigare ma restare uniti verso un’idea comune alternativa alla destra. Altrimenti sarà un trionfo a Cinque Stelle.

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