La cultura ci salverà

Mi capita spesso di parlare con amici e conoscenti di politica e di idee future. Ogni volta insisto sul tema della cultura e non solo perché il resto della politica non ne parla mai.

Parlo spesso di cultura perché sono davvero convinto che sia un grande spreco abbandonare l’arte, i beni culturali e i monumenti che abbiamo avuto la fortuna di ereditare dai nostri antenati.

Conosco ragazzi preparatissimi sul tema dei beni culturali, del restauro, della conservazione. Tuttavia hanno grandi difficoltà a trovare lavoro come tutti noi giovani.

Il rischio è quello di cadere nella rassegnazione. “Tanto il lavoro non c’è. Siamo in crisi”. E invece no. Bisogna pretendere che chi sia esperto di cultura lavori e dia il proprio contributo allo sviluppo del nostro Paese.

Dico sempre: “Vorrei che l’Italia fosse il museo, il ristorante e la sartoria del mondo.” Non sono un illuso. Ci sono i margini per farlo; basterebbe puntare su quello che si ha piuttosto che inseguire il carbone, il petrolio o il nucleare che erano già superati dieci anni fa.

Ho pensato che forse servirebbe un ripensamento totale dell’istruzione, sia secondaria che universitaria. Probabilmente è finito il tempo dei mestieri “puri”. Oggi i professionisti sono cross-mediali, con competenze che vanno dall’economia ai social network.

Per questo risulta impensabile che un laureato in beni culturali sappia spiegare benissimo un quadro o una scultura ma non sappia gestire un museo o comunicare l’arte attraverso il mondo digital.

Esistono master post universitari che si specializzano in queste competenze ma non è abbastanza. Oggi studiamo per mestieri che tra dieci anni saranno estinti a causa delle innovazioni tecnologiche. Ma è proprio il compito dell’Università preparare i ragazzi al futuro e non al passato.

I laureati nel ramo della cultura sono disoccupati? Aiutiamoli a costituire start up innovative che possano supportare lo Stato nella gestione e nel recupero dei siti archeologici. Sfruttiamo le nostre menti creative e la passione di questa generazione che, nonostante tutto quello che sta subendo, non ci pensa minimamente ad arrendersi.

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