Lancio dell’amo #1 — Giugno 2016
INCIPIT: “Ho aperto il frigo e sul primo ripiano c’è sempre la stessa scatoletta di acciughe. Scadute.”

- Racconto di Valeria Zangrandi
Ho aperto il frigo e sul primo ripiano c’è sempre la stessa scatoletta di acciughe. Scadute. A volte vorrei che sparisse, ma da sola, senza che io debba metterci mano. Così, aprire il frigo, guardare il primo ripiano e vedere un meraviglioso spazio vuoto tra la marmellata di limoni e il pesto al pomodoro. Che poi potremmo anche chiederci il senso della discutibile scelta di mettere del pomodoro nel pesto, o ancora peggio di comprarlo, ma non è il momento, perderemmo del tempo prezioso e quindi niente, per adesso concentriamoci sulla scatoletta di acciughe. La scatoletta di acciughe me l’hai regalata tu. Quando ancora stavamo insieme. Quando ancora mi arrabbiavo ogni volta che schiacciavi il tubetto del dentifricio da metà e non dal fondo, perché era una cosa che mi irritava da morire. Poi tu mi dicevi che quella era arte e io non la capivo, io facevo finta di arrabbiarmi, tu facevi finta di non accorgerti che io fingevo di arrabbiarmi, poi mi dicevi “facciamo così: smettiamo di lavarci i denti, per sempre” e io ridevo. Ma senza che tu mi vedessi arrotolavo il fondo del dentifricio perché comunque vederlo schiacciato nel mezzo continuava a irritarmi. La scatoletta di acciughe me l’hai regalata un lunedì, non ricordo di preciso che lunedì dell’anno fosse ma fuori c’era freddo e pioveva. Mi ha detto “ho comprato la nostra riserva di cibo se verrà la guerra, o la carestia, o un’invasione aliena, quel giorno le acciughe ci salveranno, non fare quella faccia, io conosco il potere segreto delle acciughe in scatola, funziona anche contro i lupi mannari, c’è uno studio scientifico che lo prova”. Ho riso. Hai riso anche tu. Abbiamo messo le acciughe in frigo, sul primo ripiano, e le abbiamo dimenticate lì, perché non ci sono state guerre, o carestie, o invasioni di alieni e lupi mannari quindi il loro potere segreto non hanno mai potuto dimostrarcelo. Però col tempo abbiamo riso sempre meno. Litigato di più. Io ho lanciato qualche libro e tu hai sbattuto delle porte. Adesso stai in un’altra casa, di un’altra città, spremi da metà altri dentifrici. Io ho ricominciato a ridere, baciato altre bocche, cercato altre mani, ma quelle acciughe non riesco a buttarle, vorrei che se ne andassero da sole, che mi facessero questo favore. Che si cercassero i loro lupi mannari da combattere. Ché ai miei ci penso io.
- Racconto di Viviana Lobosco
Ho aperto il frigo e sul primo ripiano c’è sempre la stessa scatoletta di acciughe. Scadute. Che poi, vogliamo dirla tutta? Non ho un gatto, non ho un pesce rosso e personalmente odio le cose in scatola, non riesco proprio a capire perché mi ostino a tenerlo là? Cosa penso? Che un giorno aprendo quella scatoletta tu ti materializzi qui vicino? Che poi, che odore dovresti avere? Di sale, di mare, di pesce…che sarebbe quasi l’apoteosi di un sogno d’estate — sì ma probabilmente di tutto questo ma scaduto…che ormai la scatoletta è scaduta e che tu ed io siamo scaduti da tempo. Mi accendo una sigaretta e metto una tazza di caffè solubile a fare nel microonde. Sì, non sto più toccando nemmeno la moka — magari aspetto scade pure quella, così penso che anche il suo aroma di buongiorno e bensvegliato, iniziamo la mattina assieme come ogni giorno, siano ormai nient’altro che qualcosa di scaduto. Certo che sto caffè solubile è quasi la condanna per sto amore scaduto…forse potrei tornare a farmene una di moka…chissà. Toh ecco che bussano, sarà sicuro la signora Pia che viene a chiedermi il martello, nemmeno ricordavo dove lo avevo messo, ormai coi lavori manuali ho alzato bandiera, ho fatto scadere pure quelli…mi aveva promesso anche una bella sfogliata in cambio — qualcosa di dolce ogni tanto uno lo deve avere. Dicono il corpo necessiti molti carboidrati in mancanza di luce, e direi che da quando te ne sei andata, mi sono impegnato molto ad aiutare sta tesi…ma come dire che non ho una scusa? Vabbe apriamole che le ricerche scientifiche hanno bisogno di me. Salve signora Pia ma certo che le … Ah? Sta bionda, scosciata con gli occhioni da gatta non mi sembra la signora Pia, poi certo vero pure che non la vedo da una settimana…in una settimana le acciughe scadono, il caffè perde l’aroma, l’amore anche… Come dice? Ah la manda la signora Pia e lei è la nipote Aurora? Ha anche due sfogliate che andrebbero benissimo con un po’ di caffè? Se mi dispiace di mettere su a fare la macchinetta che lei odia il caffè solubile? Ma si figuri, lo dice a me, qui il caffeè solubile non entrerebbe mai, solo moka, sono un purista. Sì, Aurora, mi sembra anche il nome giusto per un nuovo inizio…mangiamoci queste sfogliatelle e sentiamo il sapore di carboidrati ancora prima di addentarle, che con questo aroma di caffè mi sembra già di essermi un po’ innamorato di te… Ah si certo, eccole il martello, anzi sa che le dico, dopo salgo e la aiuto…