FUNNE. LE RAGAZZE CHE SOGNAVANO IL MARE di Katia Bernardi

IL COLOPHON
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4 min readApr 17, 2018

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[Mondadori]

Viaggiare non è mai stato facile come in questi anni. Vuoi andare al mare? Con meno di cinquanta euro si può volare in Grecia. Vuoi andare in montagna? Con qualche ora di treno sei nelle Alpi svizzere. Sembra impossibile che, in Italia, ci sia qualcuno che non ha mai visto il mare, eppure… Eppure a Daone (60 chilometri da Trento, 588 abitanti) ci sono le funne, simpatiche vecchiette montanare fino al midollo, che il mare non l’hanno visto mai — spesso, non sono neppure uscite dalla valle in cui abitano da tutta una vita. “Funne in dialetto significa donne, e le nostre Funne, ricche di sogni e di voglia di avventura, sono le irriducibili ottantenni del circolo pensionati Rododendro. Per festeggiare il ventennale del loro circolo decidono di fare una gita molto speciale: andare per la prima volta al mare tutte insieme, perché molte di loro il mare non lo hanno mai visto. Bellissima idea, bellissimo sogno. Ma certi sogni per diventare reali devono fare i conti con la cassa, e la cassa del Rododendro purtroppo piange. Sotto gli auspici della Madonna della Neve, e nutrite dall’immancabile fetta di polenta, le idee si moltiplicano: «E se vendessimo delle torte alla sagra del paese?»; «E se facessimo un calendario da vendere come i pompieri?»; «E se facessimo un “croadfanding” o quella roba lì che non so bene cos’è ma che è dentro l’Internèt?»”.
L’autrice di questo libro — un po’ folletto, un po’ cantastorie — ci accompagna con leggerezza in questa avventura. Sceglie parole dal tono leggero e uno sguardo vicino, ma non invasivo. Katia Bernardi fa di una modesta gita un romanzo commovente e diafano.
Forse, però, non è tutto merito dell’autrice.
Le funne sono creative, testarde, sognatrici. Assomigliano un po’ a tutte le nonne: cucinano, vanno in chiesa, si ritrovano a giocare a carte. Sono disposte a provare cose nuove, anche se ne sono terrorizzate. Fanno tenerezza, nonostante la scorza dura. Sembrano rassegnate, ma in realtà sono battagliere, specialmente Erminia la presidentessa del Circolo Rododendro. Una vita passata in montagna, perché organizzare a ottant’anni suonati vendite di torte, calendari, servizi fotografici, raccolte fondi, crowdfunding e altre diavolerie moderne (suggerite da un nipote per cui il mondo è a portata di click) solo per vedere il mare? “Cresciute nell’isolamento di un paesino sperduto, quelle ragazze il mondo lo avevano conosciuto solo grazie ai racconti di quei rari avventurieri che erano arrivati fin lassù o alle immagini della televisione. Tanto che nella vita avevano sicuramente camminato di più con i piedi che con la macchina. E anche il telefono lo avevano usato poco, perché per prendere un appuntamento si faceva prima a fare quattro passi che a telefonare.
Queste erano dunque le Funne. Morbide e dolci, dure e rugose, belle anche se non più giovani. Di una luce rara. Con un sogno racchiuso nella montagna, che volevano realizzare prima della “dipartita”, come dicevano loro”. Il mare è un sogno, un modo per urlare ad un mondo sonnolento la propria vitalità, un modo per dimostrare che anche nella vecchiaia si possono vivere avventure emozionanti.
Grazie al web, la storia finisce sulle prime pagine di vari giornali, non solo nazionali, ma per le funne l’emozione più grande è venire intervistate da Radio Vaticana, come se quella fosse l’unica cosa reale del momentaneo successo mediatico. Alle signore daonesi la notorietà non interessa: vogliono solo andare al mare, in un’isola lontana in cui si venera la Madonna della Neve — come a Daone.
“C’era una volta un gruppo di ragazze che sognavano di vedere il mare. E lo videro per la prima volta mentre la Madonna della Neve marina passava in barca, intorno all’isola di Ugljan in Croazia, che nessuna di loro riuscì mai a pronunciare giusto quel nome e quindi decisero di chiamarla semplicemente l’isola di Giuliano.
Ci salirono poi anche loro su quella barca, insieme alla statua della loro Madonna della Neve, a quella della Madonna marina e a un simpatico vescovo croato che ricordava un po’ padre Artemio. Intonarono pure un canto insieme a quelle altre donne dalla lingua sconosciuta, un canto che profumò l’aria di una nuova fragranza che ricordava melodie di sirene. E quella melodia arrivò perfino alle Funne lassù, in quel paesino di montagna, da quelle donne che non erano riuscite a venire al mare e che in quel momento stavano in processione per la liturgia della Madonna della Neve. Ma senza la Madonna, che invece era in vacanza al mare. Fu così che per la prima volta nella storia di Daone la processione si fece senza statua, sostituita però da quella di san Bartolomeo, che il Carletto e anche il Santo ne furono molto felici”.

Erika Marconato

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RIVISTA DI LETTERATURA DI ANTONIO TOMBOLINI EDITORE