LA COLLINA DELLE FARFALLE di Barbara Kingsolver

IL COLOPHON
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3 min readApr 17, 2018

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[Neri Pozza]

Dellarobia Turnbow è una mamma, trentenne, casalinga. Vive in un piccolo paesino degli Stati Uniti, uno di quei posti in cui tutti si conoscono e le novità sono più uniche che rare. Le sue finanze — e il suo matrimonio — sono in crisi. “Dellarobia avrebbe tanto voluto dire la verità. Tutta la verità: Bear stava per radere al suolo la foresta perché avevano bisogno di soldi. Non tutti potevano capire cosa si provava a essere con le spalle al muro. Perché era questo che l’aveva portata lassù, non un uomo: la disperazione. Un impulso, per quanto sbagliato, l’aveva trascinata lì, e così era stata la prima a vederle”. Quello che colpisce gli occhi della protagonista è una pletora di farfalle monarca, migrate per caso nel posto sbagliato: la foresta dietro casa di Dellarobia è un oceano arancio e nero. Una novità. Un unicum che porta con sè scienziati, giornalisti, fama e nuove amicizie, fino a cambiare completamente la vita di Dellarobia.
Barbara Kingsolver accompagna il lettore in una storia apparentemente banale, ma in realtà molto concreta. Con parole selezionate e leggiadre ci permette di spiare nell’interiorità della protagonista e di cogliere i piccoli cambiamenti che le farfalle portano con sé. Questo è un romanzo di formazione, nonostante l’età della protagonista. La vita di Dellarobia — prima delle farfalle — è stata un susseguirsi di casualità che l’hanno lasciata un po’ ragazzina: piena di piccole ribellioni (come regalare una fioriera brutta alla suocera), con un costante senso di oppressione legato alla sua vita e circondata da persone che non la considerano nemmeno in grado di badare a se stessa. Dellarobia in questa identità ci sguazza: “si pentì di aver evitato la città in tutti quegli anni, neanche fosse davvero territorio nemico, come parevano pensare Cub e i suoi. Forse era proprio la presenza del college a infastidirli, come se Cleary fosse popolata solo da arroganti figli di papà. Negli anni Novanta in effetti degli studenti ubriachi avevano attraversato la città cavalcando nudi. E, ovviamente, c’era la rivalità causata dal football, perché il Cleary High batteva regolarmente il Feathertown, in casa e fuori. Dellarobia si sentiva così stupida… come aveva potuto dar peso a quelle meschinità?”. Il suo mondo è piccolo quanto il villaggio in cui vive: “Dellarobia si ripeté, per l’ennesima volta, che avrebbe dovuto essere una moglie migliore, più attenta al buon cuore del marito che alla sua grammatica. Era morbosa quest’abitudine di disprezzare la semplicità, un’infezione che si era propagata ovunque. In televisione faceva fico deridere le persone. Un paio di sere prima avevano visto dei comici prendere per i fondelli un tizio con la tuta da lavoro che avrebbe potuto benissimo essere un loro vicino di casa”.
Le farfalle fanno espandere in maniera esponenziale il mondo di Dellarobia: i suoi concittadini la credono una profetessa, i giornalisti vogliono intervistarla, persone sconosciute si installano nel suo giardino, tra cui Ovid Byron. Ovid Byron è uno degli scienziati specializzati in lepidotteri che si stabilisce nel retro della casa dei Turnbow. Ovid è un uomo bizzarro, metodico e affascinante. Per Dellarobia è un altro unicum con cui confrontarsi. Senza uscirne sconfitta, però. Lo scienziato è paziente e ama insegnare, elargisce con generosità sia i propri beni che le proprie conoscenze, senza saccenza né superiorità. Il figlio di Dellarobia ne è estremamente affascinato, così come lei, entrambi abituati ad associare l’insegnamento delle scienze a professori di ginnastica frustrati.
Questo è un romanzo molto dolce, ma anche estremamente concreto. Dellarobia non è una principessa e questa non è una favola (e l’autrice, nonostante la leggerezza del tono, non vuole assolutamente che sia percepita così). È una storia di un realismo feroce, un’accusa esplicita a certe forme di ecologismo e un’analisi struggente di un gruppo di vite che, per caso, si trovano nello stesso posto.

Erika Marconato

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RIVISTA DI LETTERATURA DI ANTONIO TOMBOLINI EDITORE