IL COLOPHON
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3 min readMar 31, 2016

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SHANTARAM di Gregory David Roberts
[Neri Pozza]

Ci sono libri che imprimono a fuoco il nome di una città sul mappamondo immaginario di milioni di lettori.
Uno di questi libri è Shantaram, e la città su cui piazza la bandierina è Bombay.
La trama del libro, pubblicato in Italia per la prima volta nel 2006, e del sequel L’ombra della montagna, uscito a dicembre 2015 (entrambe le edizioni a cura di Neri Pozza), è in gran parte ispirata alla turbolenta vita dell’autore.
Il protagonista della storia, Lin, è un tossicodipendente australiano che, a seguito di una rapina finita male, viene rinchiuso in carcere. Da questo riesce a evadere e la rocambolesca fuga lo porta in India, a Bombay. Qui trova rifugio in uno slum, una baraccopoli, dove si improvvisa medico dei poveri, guadagnandosi il soprannome appunto di Shantaram, ovvero “uomo della pace di Dio”. Successivamente Lin viene reclutato all’interno di una delle più potenti organizzazioni mafiose della zona e, al seguito del carismatico boss Khaderbai, partecipa a missioni di guerra sulle montagne dell’Afghanistan. Entra quindi nel giro della falsificazione di passaporti e del mercato nero delle valute, prima rimanendo all’interno della mafia organizzata poi come freelance.
Fa da sfondo a questa storia avventurosa, la complicata relazione sentimentale con Karla, una ragazza che Lin aiuta a uscire dal bordello in cui lavora e di cui si innamora. Ne L’ombra della montagna la storia d’amore, interrottasi alla fine del primo atto con il matrimonio di Karla con un influente politico di Bombay e il fidanzamento di Lin con l’irruenta Lisa, riprende il naturale corso e si compie definitivamente.
Ma la storia d’amore più evidente che traspare da ognuna delle oltre duemila pagine che compongono i due libri di Roberts è quella tra l’autore e la città di Bombay. La megalopoli indiana si presenta come la città degli eccessi e dei forti contrasti sociali, il luogo in cui convivono fianco a fianco gli estremi opposti. L’autore incastra sapientemente nella scenografia delle sue opere la povertà degli slum con l’opulenza dei quartieri degli affari, l’ambiguità dei locali notturni con la sacralità dei templi e siti religiosi, la spiritualità di ashram e grotte in cui santoni insegnano meditazione e filosofia con la materialità delle strade e dei mercati in cui personaggi assurdi concludono affari ancora più assurdi.
I personaggi poi sono il vero punto forte della storia raccontata da Roberts, caratterizzati talmente bene che al lettore resta il dubbio su quali siano inventati di sana pianta, e quali invece ispirati a persone realmente incontrate dall’autore durante il suo esilio indiano. O meglio, più che il dubbio, resta la voglia di andare a Bombay a cercarli di persona. Mendicanti che diventano milionari; milionari che vanno a vivere negli slum per scappare a complotti orditi contro di loro; soldati che diventano guru e fondano ashram; mafiosi e spacciatori che cambiano vita e aprono agenzie di investigazione, pompe funebri e caffetterie; politici corrotti e poliziotti violenti che cadono in rovina a causa di festini fetish. La Bombay di Shantaram è la città in cui tutto è possibile.
In mezzo a questa Babele di fine ventesimo secolo, in cui ogni abitante è uno straniero, si muove Shantaram, in sella alla sua motocicletta e con passaporti falsi, soldi di diverse valute e coltelli sempre pronti all’occorrenza. Un cane sciolto in fuga da un passato da ricercato e da un presente da esule, e in cerca di un futuro da scrittore a fianco della sua amata Karla, in un luogo dove possa trovare la serenità. Ma questo luogo non può essere che Bombay, la città da cui sempre vuole fuggire ma a cui sempre ritorna, chiedendosi per l’ennesima volta: “Cosa vuoi da me India?”
Shantaram è una città da vivere e respirare in ogni pagina scritta da Roberts. Bombay è un libro da leggere all’angolo di ogni strada e dentro ogni catapecchia di uno slum.

Massimo Lazzari

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RIVISTA DI LETTERATURA DI ANTONIO TOMBOLINI EDITORE