I 5 grandi errori sulla tecnologia didattica

All’indomani della diffusione dei dati OCSE su digitale e scuola, secondo i quali non si erano riscontrati miglioramenti apprezzabili nelle scuole che facevano uso del digitale, avevo scritto un articolo in cui facevo una sintetica rassegna stampa di ciò che era stato detto al riguardo e concludevo con un appello a focalizzare l’attenzione più sulle metodologie che sugli strumenti.

Mi era però sfuggito l’interessante articolo “I cinque grandi errori sulla tecnologia didattica e come correggerli” in cui l’autore, Yong Zhao, riprende le argomentazioni di un suo libro dal titolo simile e sintetizza i 5 fondamentali malintesi che fanno vacillare il rapporto tra tecnologia e didattica:

1 La tecnologia non deve sostituire l’insegnante: ci sono cose che le tecnologie possono fare in modo più efficace e che permettono all’insegnante di risparmiare tempo e fatica per dedicarsi a ciò che esse non sono in grado di fare (o comunque non meglio dell’insegnante).

2 La tecnologia funziona solo se si cambia il modo di apprendere: come accennato nel mio post sopra linkato, se si utilizzano le tecnologie come contenitori nuovi per metodi vecchi, è quasi scontato che il risultato sia negativo.

3 L‘efficacia delle tecnologie nella didattica non è misurabile secondo i parametri tradizionali: se si continua a quantificare l’apporto delle tecnologie a scuola in base all’esito di test standardizzati o a tassonomie tradizionali, si limita la loro portata e li si riduce a tecniche, quando invece sono piuttosto — o dovrebbero essere — pratiche (vedi punto successivo).

4 La tecnologia non può migliorare un curricolo tradizionale: conseguentemente ai punti 2 e 3, si trascura troppo spesso il fatto che, come dice anche Zaho, “technology has created a new world, which demands new skills and knowledge”. Un insegnamento ancorato a un modello erogativo, lineare, frontale, difficilmente farà un uso adeguato e fruttuoso delle tecnologie, che contengono dei percorsi di conoscenza diametralmente opposti (collaborativi, reticolari, diffusi).

5 Spostare l’attenzione dalle tecniche alle pratiche: come anche ho scritto altrove, le tecnologie passano in fretta, i bisogni restano. Se fino a poco più di 5 anni fa non si sapeva nemmeno cosa fosse un tablet e ora sembra lo strumento indispensabile per fare “didattica innovativa”, nessuno può immaginare con cosa avremo a che fare tra 5 anni (io provo ad azzardare: realtà aumentata e tecnologie indossabili. Ci vediamo tra 5 anni). Risulta quindi necessario focalizzarsi non sulle tecnologie come “tecniche”, appunto, quanto piuttosto sui bisogni e le esigenze degli studenti e su come la tecnologia intesa nel suo complesso può contribuire a edificare questo ponte tra i loro bisogni e il mondo reale. Questo non significa usare di più la tecnologia, ma sapere scegliere la migliore pratica — pedagogica prima che tecnologica — che però non può ignorare la tecnologia, se non nel suo utilizzo in classe, comunque per la sua innegabile presenza nella realtà quotidiana.

Alla luce di questi cinque punti, appaiono tutt’altro che elusive, quanto invece molto ragionevoli le risposte a tre FAQ (domande molto frequenti) da parte di insegnanti o dirigenti scolastici riportate in questo articolo:

1 Abbiamo xxxx euro da spendere nel digitale: che cosa possiamo comprare?

Dipende dai tuoi obiettivi didattici.

2 Qual è il/la miglior dispositivo/tablet/app/piattaforma da utilizzare?

Dipende dai tuoi obiettivi didattici.

3 Apple, Google o Microsoft?

Dipende dai tuoi obiettivi didattici.

Lettura extra: sulla stessa linea del prof. Zhao è anche questo accorato intervento su EdSurge dal titolo elequente: The overselling of Education Technology.

Post scritum. L’articolo di Zhao si conclude con una menzione a John Dewey, che non a caso viene sempre citato quando si parla di tecnologie ed educazione. Perché? Chi conosce le idee di Dewey potrà facilmente intuirlo; per chi non lo conoscesse, è una lettura e una testimonianza sempre più indispensabile per comprendere una cosa semplice quanto apparentemente contraddittoria: se si vuole portare la pratica digitale in classe, il dispositivo è l’ultimo strumento da utilizzare.

Se questo articolo ti ha interessato, consulta il mio spazio Medium. Puoi anche scaricare un estratto del mio saggio Il digitale e la scuola italiana, di cui questo spazio funge da aggiornamento, integrazione e approfondimento.

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