Didattica digitale vs. didattica digitalizzata

C’è un articolo sul web che sta facendo parlare di sé, a proposito di didattica e tecnologie. Il titolo originale è “Digital vs Digitized Learning”, che in italiano si potrebbe rendere come “apprendimento digitale e digitalizzato”. Qual è la differenza tra questi due approcci didattici? L’infografica a supporto risulta abbastanza chiara:

Anche in questo caso, una traduzione adattata alla realtà italiana potrebbe essere la seguente:

Come è già evidente da queste tabelle, secondo l’articolo la digitalizzazione è una semplice traslazione di un metodo di lavoro dall’analogico al digitale. Ma il digitale vero e proprio è ben altro e per spiegarlo meglio si fa giustamente riferimento al cosiddetto modello SAMR, elaborato da Rueben Puentedura e che rappresenta l’integrazione della tecnologia nella didattica attraverso quattro livelli:

Sostituzione— cambia solo il supporto dei materiali, ma il metodo rimane identico: il libro di testo digitale al posto di quello cartaceo, la LIM usata come fosse una lavagna d’ardesia.

Ampliamento — la tecnologia viene anche sfruttata come miglioramento funzionale: si usa dropbox invece che accumulare fogli, più o meno rilegati, in classe.

Modificazione — la tecnologia offre opportunità per riprogettare compiti e e attività in modo nuovo: per esempio qui si propone di presentare in un ambiente web il progetto per sottoporlo al feedback dei compagni. Un altro possibile strumento potrebbe essere Google Drive, che offre la possibilità di lavorare su un progetto dove convivono testi, immagini, link e video e in cui ognuno può dare il suo apporto personale.

Ridefinizione — viene creato qualcosa che non poteva essere fatto senza l’accesso e l’uso degli strumenti, delle risorse offerte dalla tecnologia. Inoltre, le idee e il prodotto finale sono generati dagli studenti in un artefatto multimediale, non più solo testuale.

Alla luce di questo modello, l’apprendimento digitalizzato riguarda solo i primi due livelli, rimanendo quindi piuttosto in superficie; se invece si intende realizzare una didattica veramente digitale, si deve andare oltre la semplice “traduzione letterale” da cartaceo a digitale e sfruttare quest’ultimo per le potenzialità che veramente offre.

Questo ovviamente non significa che la carta, il libro di testo e la lezione frontale debbano essere esclusi per sempre dalla prassi scolastica: ci sono momenti, argomenti, materie e compiti che probabilmente risulteranno ancora efficaci tramite supporti e metodi più tradizionali. La convivenza tra tradizione e nuovi strumenti è non solo necessaria, ma sta alla base di quel criterio di inclusione che rifiuta la logica dell’aut-aut (o digitale o tradizionale) e soprattutto pone il digitale come un parte del percorso cognitivo e non come un semplice strumento che, al pari di tutti gli strumenti, se usato male può risultare del tutto inutile, se non controproducente.

Per saperne di più:

  • sul modello SAMR si trovano molti articoli nel web, tra cui questa sintesi ben fatta, con tanto di breve video esplicativo; se vuoi materiale in italiano, se ne parla alle pagine 27–31 di questo PDF a cura di abruzzo.istruzione;
  • Su integrazione vs. utilizzo delle tecnologie nella didattica, rimando al mio saggio Il digitale e la scuola italiana e a un articolo che ho scritto per ebookreaderitalia.com.