Cari lettori, la storia inizia con un libro che blatera e trascina un ragazzino in un’avventura pazzesca. Si parla di magia, mistero, segreti familiari e mondi paralleli.
Nulla di entusiasmante, direte voi, l’idea è già vista e poi al giorno d’oggi un e-book può leggersi comodamente da solo con una fredda voce elettronica, magari lanciando anche video, colonne sonore ed effetti speciali di silicio aromatizzato al LED. Servono argomenti nuovi, che tengano conto di quanto la tecnologia abbia normalizzato il fantastico di una volta. Un libro che parla non è più nemmeno strano.
Liquidato l’incipit di questo libro probabilmente il medesimo ragionamento si potrebbe applicare più in generale, perché la magia della lettura tradizionale è sul punto di venir sciolta; l’incantesimo del testo scritto, ovvero quello spazio che si colora e popola tra gli occhi e la pagina, verrà sostituito sempre più da immagini enne-dimensionali, avventure che avvolgeranno di sensazioni le persone senza bisogno di far fatica ad immaginare. Sarebbe meglio accettare il progresso, cavalcare il fenomeno della realtà virtuale e offrire alla gente degli occhiali 3D ed un mondo fantastico in cui muoversi autonomamente, tirando di spada e cavalcando draghi.
Certo, sono d’accordo con voi amici, siamo passati dalle tavolette d’argilla ai caratteri mobili ed ora la frontiera della comunicazione si sposterà ancora arricchendo il messaggio.
Però -c’è quasi sempre un però in queste rivoluzioni- credo che piegarsi alla fantasia altrui, assorbendo le immagini e i particolari già disegnati da qualcun’altro non sia il meglio che ci può accadere. Un libro cartaceo si realizza grazie allo scrittore, che racconta storie a modo suo, ma anche grazie al lettore che che completa il testo con la sua immaginazione.
E’ per cercare di realizzare questo, una storia diversa e personale per ognuno dei lettori, che la scrittura tradizionale ha ancora senso. Ed è ancora per questo che un libro che parla -una banale cineseria letteraria- può comunque darvi emozioni, diventare vostra e personale, a patto che lo scrittore sia abbastanza bravo a lavorare sullo spunto.
Ci provo.
Quando il piccolo Luca lo trovò in soffitta in fondo ad un baule dimenticato vide un tomo di tutto rispetto, alto una spanna, con rinforzi metallici sugli angoli della copertina ed un dito di polvere a nascondere il titolo. Fffffffffffffffff -soffiò forte Luca- e dopo uno starnuto apparve un titolo più che interessante: Le peripezie del giovane Merlino.
Il ragazzino spalancò la bocca e gli occhi, ripensò ad Artù, Lancillotto e sacro Graal e poi si sedette con la schiena contro una cassapanca, pronto a cedere a lettura e immaginazione.
Luca cercò di scostare la copertina prima con delicatezza, poi con tutta la forza che aveva, ma sembrava incollata. Gli si arrossarono le guance per lo sforzo ma non riuscì ad aprirlo in nessun modo. Ogni pagina sembrava incollata all’altra.
Era una scatola ben cammuffata! Un bell’altoparlante, dell’elettronica, una batteria e una scatola di plastica a forma di libro. Et voilà, svelato l’arcano. In qualche negozio di giocattoli lo vendono di sicuro. Scrivere di un libro parlante al giorno d’oggi non eccita più nessuno, questa è una storia poco interessante perché la magia possiamo averla davvero grazie alla tecnologia. Il libro della storia parla ma ormai tra poco in casa parleranno tutti: il frigo, la lavastoviglie, persino la lavatrice: ci sarà un tale brusio che ce ne dovremo andare. Il libro, al minimo, doveva trasformarsi in un drago, ma di quelli grossi perché nei film sfornano concorrenti digitali di tutto rispetto.
In effetti avreste anche ragione se a quel punto della storia il libro non si fosse aperto da solo, sfogliando le pagine in modo rapido, fino ad arrivare ad una con un disegno: una torre sottile che si stagliava verso il cielo, disegnata a china, in mezzo ad un bosco. Il bambino soffocò un grido e mollò a terra il libro.
Buongiorno Luca, disse qualcuno o qualcosa con tono serio ed ampolloso, io vengo da qui: la torre della stregoneria di Avalon. Non è un posto molto conosciuto, anzi, ti pregherei di tenere quest’informazione tra noi due, un segreto tra apprendista mago ed insegnante.
Il ragazzino fece cenno di sì col capo, scuotendo un ciuffo arruffato, poi cercò di ripetersi quelle parole incredibili: apprendista maaago.
Bene Luca, riprese il libro con naturalezza, il tuo primo incantesimo sarà…
FULMINE MAGICO! disse il bambino completando la frase.
Qualsiasi adulto sarebbe scappato davanti a Le peripezie del giovane Merlino molto prima, ma un bambino di undici anni ancora non aveva ancora chiaro dove si fermasse la realtà ed iniziasse la fantasia, quindi decise di capire meglio cosa ci facesse quel libro nella sua soffitta.
Ecco, non è proprio quel che intendevo, disse il libro chiudendosi con uno schiocco. Fulmine magico, Palla di fuoco, Dardo incantato, continuò brontolando il libro, ma mai nessuno che mi chieda Comprensione dei linguaggi o Individuazione del male. Volete tutti dare fuoco alla scuola, sconfiggere troll e volare tra le nuvole, ma se tutti i maghi si fossero comportati così la storia sarebbe stata un gran casino, altro che Giulio Cesare e Cristoforo Colombo; l’America l’avrebbe scoperta un tipo a bordo di una scopa volante e i Galli li avrebbe sconfitti un gigante di pietra a dieci braccia. Ci vogliono disciplina, prudenza, responsabilità; intanto, per farti perdonare, mi darai una bella spolverata sul dorso.
Lo ammetto, almeno con la tecnologia avremmo potuto pre-impostare il carattere del libro, magari renderlo meno fumantino e fastidioso. Un software accondiscendente avrebbe potuto tranquillamente accendere qualche lucina e far passare su un touchscreen un fulmine di ogni colore. Una cosa digitale, s’intende, ma Luca è un bambino di 11 anni, non un adulto sofisticato. Sarebbe sicuramente stato felice ma, converrete, non sarebbe mai diventato un vero mago.
Luca aveva visto adulti peggiori. La mamma l’aveva rincorso con una ciabatta anche il giorno prima e le sorelle maggiori, non ancora del tutto adulte, erano in quella fase in cui non capivano se erano mamme in seconda oppure agguerrite concorrenti del fratello minore per accaparrarsi l’affetto dei genitori. Il ragazzino prese uno straccio abbandonato in soffitta e si mise a pulire il libro. Sotto la polvere apparve una copertina in pelle blu notte, una pelle scagliosa come quella delle lucertole del giardino. Si trattava di un libro prezioso che sicuramente tutti in famiglia avevano dimenticato di avere. La soffitta era zeppa di cose dimenticate, come il cavallino a dondolo su cui Luca aveva cavalcato a lungo, attraverso vallate, montagne e pianure di fantasia oppure la vecchia macchina da scrivere dello zio: nera, metallica e piena di aste che si sollevavano a comando per imprimere un segno sulla carta. La cosa migliore della macchina era il rumore, che assomigliava tanto ad una mitragliatrice e la faceva diventare un gran gioco.
Così va meglio, disse il libro con tono soddisfatto al termine della pulizia. La copertina si aprì e le pagine iniziarono a sfogliarsi da sole avanti ed indietro. Sei stato fortunato a trovarmi Luca, disse la voce, di questi tempi i libri magici sono pochissimi. Ne nasce uno ogni mille libri che parlano di magia e al giorno d’oggi sono sempre di meno.
Beh, sembra proprio una storia fuori moda questa. Ormai la case sono piccole e le soffitte una rarità: le chiamano mansarde e ci vivono famiglie intere. La macchine da scrivere non ci sono proprio, al limite si può trovare un vecchio Commodore 64 a cassette in un armadio. Commodoro, non so se ci siamo capiti, al giorno d’oggi chi mai chiamerebbe un computer come un ufficiale di marina? Oggi li chiamano Desire, One, Iphone e fanno tutto alla velocità della luce: musica, giochi, telefono, macchina fotografica, telecamera e notizie. Chi ha bisogno della magia ormai? Se la tecnologia non lo fa già lo farà a breve.
Luca però aveva sempre sognato un’avventura del genere. Non era mai riuscito a farsi grandi amici perché i suoi compagni di classe vivevano distanti, oltre la piazza del quartiere che per lui aveva sempre rappresentato il confine del mondo: oltre quello slargo non era sicuro di sapersi orientare. Forse quel libro avrebbe giocato finalmente con lui.
Datato, non posso negarlo. Questo personaggio del bambino timido e solo non è attuale: i bambini al giorno d’oggi sono piccole star, sempre al centro dell’attenzione e votati all’autopromozione. Avete mai visto una foto profilo di adolescente su social network? Potrebbe essere una rockstar. Mi pare incredibile, ma se dovessi scrivere davvero una storia su un bambino di oggi dovrei raccontare qualcosa a cui non vorrei credere.
Quindi tu dici di essere una specie di istruttore di maghi? Chiese il ragazzino. Intendi quelli che si vedono in televisione e che segano a metà le loro assistenti o scovano monete dietro le orecchie degli spettatori?
Il libro smise di girare le pagine e si fermò su una lista di nomi: i primi erano complicati, antichi come quelli che si trovano sui libri di storia, gli ultimi invece sembravano decisamente più recenti, persino attuali. Tra di loro Luca ne riconobbe due: Merlino, il più famoso mago del mondo, artefice della fortuna di re Artù e Candido Birloni, suo nonno morto da alcuni anni.
Niente prestigiatori, disse il libro, parlo di vera magia, come quella a cui stai assistendo ora. Il fatto che tu non sia scappato a gambe levate è un buon segno.
Tu… hai insegnato a mio nonno? Disse Luca con tono incredulo.
Candido Birloni era sempre sembrato a tutti una persona balzana, spesso immersa nei suoi pensieri, ma che aveva sempre adorato suo nipote: fin da quando era molto piccolo lo aveva tenuto sulle ginocchia e aveva giocato con lui. Gli aveva raccontato storie e favole, o almeno così aveva sempre creduto Luca. E se invece avesse davvero nuotato nel lago trasformato in un pesce? Se avesse davvero conversato con una scimmia di filosofia? Decine di storie diventavano improvvisamente credibili dopo aver trovato un libro parlante in soffitta.
Ho insegnato a tutti i maghi in lista, rispose deciso il libro. Tuo nonno aveva un certo talento, soprattutto per le magie di evocazione. Vedremo se anche tu dimostrerai una predisposizione naturale per la materia. Come vai a scuola?
Luca diventò tutto rosso: ehm, abbastanza bene. A volte faccio fatica in matematica. La magia è difficile?
Certo, rispose il libro, più della cucina di Lemuria, della musica atlantidea e della lingua delle balene. Ora, una delle cose importanti da fare è decidere da che incantesimo iniziare. Puoi scegliere tra tre alternative.
Il libro iniziò nuovamente a frullare le pagine, così velocemente che Luca ebbe paura potessero strapparsi. Erano ingiallite, antiche ed in alcuni punti anche sgualcite. Sembrò che dovessero scorrere fino all’ultima pagina, poi tornarono indietro fino a tre quarti del libro per fermarsi del tutto all’inizio di un capitolo. In alto, al centro della pagina, campeggiava un titolo arabescato a china.
Questo è il tipico incantesimo davanti a cui i miei allievi storcono il naso, disse il libro, salvo poi scoprire durante la loro carriera che si tratta di un’abilità indispensabile ad un professionista. La magia, forse non dovrei dirlo proprio io che la insegno, è pericolosa; meglio sapere sempre dove si nasconde. Per questo motivo l’incantesimo Individuazione del magico è fondamentale.
Sotto il titolo Luca vide una serie di disegni e di parole, scritte in una lingua sconosciuta; pareva non seguisse le righe, come fa l’italiano, e nemmeno le colonne come il giapponese. Le parole seguivano un percorso sulla pagina, disegnando un simbolo che assomigliava ad una chiave di violino. Il bambino cercò di inclinare la testa da una parte e dall’altra, per seguire l’andamento del testo, poi rinunciò: non so leggere questa roba, disse con fare scoraggiato, non potresti tradurti in italiano o leggermelo?
Certo che non conosci questa lingua, dubito che tu o qualche altro umano normale l’abbiate mai vista, rispose il libro. Non hai notato la mia bellissima copertina? E’ fatta di pelle di drago, un enorme drago blu, perché io sono stato scritto in draghesco. Non è l’unica lingua che si può usare per scrivere di magia, ma sei stato fortunato tutto sommato… l’elfico ha degli accenti terribili ed il runico è tutto un susseguirsi di K. Avresti dovuto pronunciare parole come: kkkurskkkerrukku. Luca fece di no col capo; era sempre stato molto bravo in lettura perché adorava i fumetti ma solo l’idea di tenere il conto di tutte quelle kappa in una parola lo preoccupava. Aveva sempre pensato che l’unica parola che ne contenesse una fosse karate. Oltre alla serpentina di parole sulla pagina era sparso un buon quantitativo di frecce: verso l’alto, verso il basso, a destra, sinistra ed in tutte le altre direzioni.
Non credo riuscirò a pronunciare un incantesimo, disse Luca mentre si chiedeva che fossero, forse non ti sei reso conto che sono un ragazzino visto che non hai gli occhi. Magari potremmo semplicemente essere amici e magari, quando sarò più grande, alle superiori, potrei imparare. Hanno davvero ucciso un drago per foderarti?
Il libro prese ad illuminarsi di una luce gialla, poi si chiuse con un CIOF. Era evidentemente suscettibile e disse: ci vedo benissimo io, mica come te che porti gli occhiali. A sedici anni saresti vecchio per iniziare, al massimo potresti diventare un mezzo mago, uno di quelli che può dire magie solo assieme ad altri come lui. Ti scoraggi facilmente se basta un incantesimo di primo livello a spaventarti; ne esistono anche di nono. E comunque, per tua informazione, il vecchio Bardus, proprietario della mia fodera, dovrebbe essere ancora vivo: i draghi cambiano pelle, come le lucertole; in effetti, come vedremo studiando dracologia, sono parenti stretti. Luca spalancò la bocca.
Sono sicuro che dopo questa scoperta tratterai con maggior rispetto le lucertole, continuò il libro ridacchiando. Le somiglianze con i draghi non sono moltissime: ad esempio, questi non perdono certo la coda visto che non han mai paura, ma se fossi in te d’ora in poi non infastidirei troppo i rettili in generale.
In ogni caso è presto per decidere che non hai un futuro come mago; devi sapere che se mi hai trovato significa che per qualche ragione hai dentro di te della magia, altrimenti mi avresti visto in fondo alla cassapanca e poi te ne saresti andato come han fatto altri. La magia è curiosità e dobbiamo provarci insieme.
Avevamo detto che avresti avuto tre incantesimi tra cui scegliere giusto? Ecco il secondo. Il libro si riaprì, più o meno a metà e Luca andò subito a sbirciare il titolo in alto: Cavalcatura, scuola della convocazione. Sotto il titolo il solito guazzabuglio di lettere e frecce che si rincorrevano; con molta fantasia il tutto poteva assomigliare allo schizzo di una montagna. Ecco, disse il libro con tono compiaciuto, questo incantesimo richiama un cavallo; se si è maghi esperti un pegaso, ovvero un cavallo con le ali.

Un cavallo? Disse Luca. Immagino che nel medioevo fosse utilissimo ma al giorno d’oggi i cavalli si trovano al maneggio; per spostarci usiamo le automobili, i treni o addirittura gli aerei. Farei tantissima fatica per imparare un incantesimo che non userei mai! Non posso andare a scuola a cavallo, il preside lo sequestrerebbe e a mia madre prenderebbe un colpo se lo vedesse brucare in giardino.
Si, effettivamente hai ragione, rispose il libro spostando avanti e indietro una pagina con fare pensoso: era una gran scelta qualche secolo fa, ti permetteva di girare il mondo invece di continuare a fare il contadino, ma ora forse è meglio iniziare da qualcos’altro; è da un po’ che non insegno e devo aggiornare il programma. Abiurazione? Illusione? Direi di no, sono finezze da strega. Della necromanzia non si parla nemmeno, come ti dicevo ci vedo benissimo e tu sei troppo piccolo per conoscenze così orribili. Fantasmi, zombie e fuochi fatui per ora sarà meglio lasciarli in pace, se ne perdessi il controllo sarebbe un disastro. Ho trovato, continuò trionfante, il terzo incantesimo tra cui scegliere sarà di trasmutazione: Salto.
Eeeeh? Luca non riuscì a trattenere un’esclamazione di stupore e delusione.
Che succede? Disse scocciato il libro. Siete ormai diventati dei canguri? Non va bene nemmeno questo? Potresti saltare in cima ad una casa per esempio o passare un cancello. Ricordo che lo stesso Merlino lo usò per entrare in un castello saltando le mura con un unico passo, fu un’avventura memorabile. Da dove pensi arrivi la storia degli stivali delle sette leghe? Un semplicissimo incantesimo di primo livello usato in modo intelligente.
A dire il vero, cercò di interromperlo, Luca, tu ti intitoli Le peripezie del giovane Merlino e quindi speravo in qualcosa di più…wow. Non potremmo studiare Volare? Ho sempre sognato di tuffarmi in una nuvola.
Le nuvole sono umide e non fanno bene alle mie pagine, disse di rimando il libro. E comunque se non ricordo male non hai nemmeno l’età per guidare il motorino, figuriamoci per domare le correnti ascensionali, combattere con le folate di una tempesta estiva e sfidare una tromba d’aria. Volare è un incantesimo di terzo livello che richiede una preparazione fisica particolare, non è ora. Dobbiamo prima andare al Luna Park insieme per prepararci, sarà come prendere la patente. Hai le tre possibilità che ti ho dato ragazzino, inizieremo da lì.
Luca si mise a riflettere guardando la finestrella della soffitta da cui entrava un raggio di sole: filtrando dall’apertura diventava quasi solido, delimitato dall’ombra in cui era avvolta la stanza. Alcune volte aveva provato ad afferrarlo ma si era trovato semplicemente con la mano illuminata da una luce calda. Dunque: il cavallo l’aveva già escluso, anche perché aveva una bella bici con i cambi davanti e dietro, davvero non gli serviva. Saltare in cima agli edifici men che meno, sui tetti lì intorno ci vivevano i piccioni; restava un’unica possibilità. Individuazione del magico, disse, voglio vedere il mondo con occhi nuovi.

Il libro non perse tempo e tornò alla pagina dell’incantesimo che Luca aveva scelto. Bene, disse con fare soddisfatto, scuola della divinazione quindi. Concentrandoti su questa potresti anche diventare uno specialista del settore, li chiamiamo esploratori perché vedono e svelano le cose; possiamo iniziare subito a studiare.
Il bambino scoprì che le frecce erano indicazioni per i movimenti delle mani e che questi andavano fatti con un certo ritmo. Il Draghesco poi era difficile ed il libro gli disse di mandare a memoria le parole che lui gli ripeteva, come un lungo scioglilingua: almalanguer silà ampito guider, serma pilon tapù. Il momento più difficile era quello in cui terminava una frase, perché le mani dovevano adeguarsi con una serie di zig zag molto precisi. La lezione continuò a lungo, per più di due ore in cui gesti e parole vennero ripetuti allo sfinimento, poi Luca si arrese: basta, non ne posso più. Sono sicuro che tra una settimana non ricorderò più nulla di questa tiritera; era lo stesso alle elementari con le poesie. Non ho buona memoria.

Il libro tirò a sua volta un sospiro: eh, sono stanco anch’io. Per oggi può bastare, non sei andato male ragazzino per essere stata la prima lezione; forse il nonno ti ha passato qualcosa, con il suo sangue o con le sue storie. Non preoccuparti troppo per la memoria, non dovrai ripetere tutto il rituale ogni volta che vorrai pronunciare l’incantesimo. Questa complicata procedura serve per accordarsi al flusso magico; se stessimo studiando musica si potrebbe dire che ti stai intonando. Quando ci sarai riuscito ti basterà una singola parola: ishài. Ora puoi andare Luca, rimettimi nella cassapanca per favore, ho bisogno di riposare. Ci vediamo domani per riprovare il rituale finché padroneggerai la magia.
Luca in effetti aveva fame; fece come gli era stato detto e poi scese la scaletta che portava in soffitta, chiudendo la botola di legno dietro di sé con un cigolio. Quel che gli era successo era assolutamente incredibile.
Luca viveva in una grande casa composta da piano terra, primo piano, secondo piano, soffitta e garage. La sua famiglia stava al primo piano ed il resto era vuoto, in attesa che una delle sorelle maggiori ci andasse a vivere quando sarebbe stato il momento. Scese le scale correndo, poi andò in cucina a prendere una brioche da mangiare. Mamma, disse con la bocca piena, oggi è stata una grande giornata.
Pensa a studiare, si sentì dire immediatamente, è quello il tuo lavoro ora: hai fatto i compiti per domani? Luca non li faceva mai prima di cena e la mamma era costretta ogni sera a fargli la predica; quella volta non faceva eccezione. Non ancora, rispose lui scappando dalla stanza con fare indaffarato ed una seconda brioche in mano.
Luca quel giorno, come per la verità gli altri, aveva ben altro a cui pensare e si fiondò in bagno, uno dei posti in cui amava chiudersi a riflettere.

Ovviamente non poteva dire alla mamma quel che era successo perché si sarebbe preoccupata; in fondo non riusciva ancora a crederci del tutto nemmeno lui: Merlino era un personaggio delle storie, delle favole e forse aveva semplicemente sognato ad occhi aperti come altre volte. Certo, questa era stata un’esperienza lunga e vivida, ma anche alcuni sogni lo erano.
Luca si guardò allo specchio, immaginando di essere il protagonista di una serie televisiva americana e disse, sottovoce, ishài. Un brivido inatteso lo scosse mentre i suoi occhi cambiavano da marroni ad un arcobaleno di colori accesi: rosso, giallo blu e verde. Trattenne il fiato e per non urlare si tappò la bocca. Aveva combinato un casino, ma il libro non gli aveva detto che sarebbe stato rischioso pronunciare la parola senza aver completato il rituale. Si stropicciò gli occhi, provò a lavarli, ma niente; più che un sogno era un incubo. L’unica possibilità era aspettare che non ci fosse nessuno in soggiorno, correre fuori, risalire in soffitta e chiedere al libro come rimediare.
Nell’attesa Luca si guardò attorno, cercando un cappello o meglio degli occhiali scuri ma la sua attenzione venne attratta dalla finestra: un’uomo molto piccolo stava correndo in strada. A dirla tutta, più che un uomo, visti i vestiti eccentrici, sembrava uno gnomo: babbucce rosse ai piedi, una strana calzamaglia a righe verticali e poi una camicia fermata in vita da una cintura. Era alto poco più di un metro e aveva una camminata goffa.
Immagino che i più scettici se lo stiano chiedendo: no, non era carnevale e nemmeno halloween. Se lo fosse stato avremmo avuto un vincitore sicuro per la gara delle maschere. Certo, c’era la possibilità che fosse semplicemente un nano da circo che si dirigeva al lavoro ma la strana giornata che stava vivendo Luca faceva presagire ben altro.
Lo gnomo attraversò l’incrocio stando attento alle macchine, entrò nel parco pubblico e scomparve dietro un albero. Luca si girò nuovamente verso lo specchio, ormai davvero disorientato dalle esperienze incredibili che si stavano susseguendo l’un l’altra nella giornata. I suoi occhi erano ancora strani ma i colori sembravano meno intensi di prima; forse l’incantesimo si stava indebolendo e decise di attendere ancora un poco prima di uscire in soggiorno. Si sentiva improvvisamente stanco come se avesse fatto una partita a pallone e si rannicchiò in un angolo della stanza, aspettando qualche minuto. Non avrebbe più detto quella parola finché il libro non gli avesse spiegato un sacco di cose, sulla magia, su come si interrompe e anche su quella strana creatura che si aggirava lì attorno. Lui e i suoi amici giocavano molto spesso al parco ma non avevano mai visto nulla del genere; certo non avevano mai avuto degli occhi arcobaleno ma forse allora era meglio non averli. Prima di aprire la cassapanca e trovare un vecchio libro dimenticato il mondo era completamente libero da questi problemi.
Dopo un po’ gli occhi di Luca tornarono normali ed il bambino uscì dal bagno, dove lo attendeva la mamma. Lo costrinse ai compiti con la consueta pazienza e poi gli proibì di tornare in soffitta: era ora di andare a dormire e di notte lassù era buio.

Luca si infilò sotto le coperte cercando riparo da quella giornata. In fondo era solo un ragazzino di undici anni; era abituato ad un mondo semplice in cui la magia poteva essere solo della tecnologia cammuffata oppure qualche gioco di prestigio. Abbracciò il cuscino e crollò per la stanchezza, sperando che gnomi e incantesimi lo lasciassero dormire.
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