Estremismo e testosterone

Quanto è bella giovinezza?

Ödön von Horváth, drammaturgo e scrittore austriaco. Nasce a Fiume. Vive a Berlino, che lascia per l’avvento del Reich. Vive a Vienna, che lascia per l’avvento del Reich. Vive a Parigi, che lascia definitivamente per l’avvento di un gigantesco albero, che gli cade addosso e lo schiaccia.

Nel 1938 pubblica, presso un editore di Amsterdam, “Gioventù senza Dio”, la storia di un maestro di liceo di geografia e storia in Germania durante il nazismo. Il maestro ha 34 anni e 26 allievi di 14 anni che nei temi scrivono: “I negri sono tutti mascalzoni, vili e pigri”.

L’unico fine della scuola, lo dice bene il preside: “Sta nel preparare carne da cannone”.

Gli alunni, a dir del professore, ne sembrano contenti:

“Odiano qualunque pensiero. Se ne infischiano dell’uomo. Vogliono essere delle macchine: delle viti, delle ruote, delle bielle…Il sogno della loro pubertà è il nome su un qualsiasi monumento dei caduti”.

I testicoli, durante l’adolescenza, producono molto testosterone: lì il regime va a prendere gli ormoni con i quali gonfierà la Germania. I timbri delle voci dei bambini si abbassano bruscamente, come accade durante la crescita, sostituendo “mamma” con “Patria!”. In un periodo della vita nel quale le figure dei genitori sono messe in discussione e si necessita la ribellione, Adolf Hitler è il nuovo “Papà”.

Molti di coloro che regalano la giovinezza al Reich non continuano il percorso verso l’età adulta. Rimangono giovani per sempre (rigidità cadaverica a parte, si intende).

I ragazzi di von Horváth hanno occhi vuoti. I pesci non cambiano espressione di fronte a niente:

Andiamo verso tempi freddi, verso l’era dei pesci. L’anima dell’uomo diventerà impassibile, come il muso di un pesce”.

I giovani pesci vivono racchiusi in una vasca dove imperversa la cantilena: “L’individuo è merda”. L’epoca intera è un grande acquario che il pauroso professore di liceo osserva come dall’esterno, ma senza poter fuggire; mica tutti sono fatti per resistere, mica tutti son creati per la verità. L’unica cosa che gli riesce è provare odio per la società e per i suoi allievi, specie quelli che lo chiamano“il negro” perché crede che “i negri siano come gli altri esseri umani”. Detesta i giovani pesci al punto da non dare loro nomi, ma iniziali: N,Z,T. Tanto i loro gesti sono tutti uguali; i giovani pesci amano, uccidono, tradiscono e prendono i giro senza mai cambiare faccia.

I numerosi manifesti nazisti di nudi maschili sono una prova di quanto il testosterone fosse il secondo oro del Reich. Il vezzeggiamento della giovinezza, a beneficio di gente che la mezza età l’aveva passata da un pezzo, serviva a sfruttarne le energie. “Giovinezza” è anche il titolo della canzone scelta come “Inno Trionfale del Partito Nazionale Fascista” (mi spiace per la proposizione “del” che, benché fondamentale per la tenuta dell’espressione, non è stata ritenuta degna della maiuscola iniziale).

D’altronde la storia ha quasi sempre preso in giro i giovani, mandandoli a morire cambiando ogni volta scusa mentre i mentori restavano dietro a fomentarli, andando avanti, loro sì, con gli anni. Quanti giovani fossero consapevoli, realmente, di ciò che andavano a fare resta tutto da stabilire: l’incoscienza è una grande arma per chi la sa pilotare.

Per i movimenti estremisti (politici e religiosi), i quali oggi godono di buona salute, i giovani, con le loro disordinate energie e i loro movimenti ormonali, sono ancora un enorme patrimonio. Anche perché, come diceva Flaiano: “i giovani hanno quasi tutti il coraggio delle opinioni altrui”.

Viste le opinioni che ci sono in giro, inizierei a preoccuparmi.