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Due asticelle parallele. Come nell’elegantissima disciplina ginnica. Poi sta all’atleta trovare l’equilibrio per non caracollare a terra. Meno male che io — che lo sport lo schifo quasi quanto i ragni — ero comodamente sdraiato sul lettone quando le ho viste. Leggevo L’immacolata concezione di André Breton e Paul Eluard; ironia surrealista della sorte. Due asticelle parallele su un aggeggio che pare un termometro e la tua vita cambia. Il passato è una piroetta, elegante ed energica; il presente è il tuo corpo sospeso nell’aria; il futuro è la speranza di atterrare saldamente sui tuoi due piedi, senza sbavature.

Che faccia ho fatto? Quante volte me lo sono chiesto. Quante volte l’avevo vista questa scena al cinema o in televisione in trent’anni di cazzeggio. Quanti tipi di smorfie, di reazioni possibili, vere o simulate. Ed io? Come ho reagito, io, che non pensavo esistesse un’emozione più forte di quella provocata da un ipotetico datore di lavoro che annuncia di volermi fare un contratto?

Si dice che quando stai per lasciarci le penne— quando un treno, ad esempio, sta per spappolarti il cranio mentre sei legato ai binari di una ferrovia o quando le sole dita di una mano ti tengono attaccato al davanzale di un grattacielo — tutta la vita ti passa davanti agli occhi, come se stessi guardando un film. Bene, quanto scommettiamo che può accadere anche nel momento in cui hai la certezza che qualcun altro, a causa tua, comincerà a vivere? Non c’è niente da fare, le emozioni più forti si vivono solo quando è questione di vita o di morte. O quando esce un nuovo disco di Morrissey. Altro che lo stipendio fisso. Quelle asticelle sono i binari sui quali un treno corre verso di te all’impazzata. L’inizio del conto alla rovescia. Lo start the clock. E non chiedetemi cosa si prova. Felicità? Ansia? Incredulità? Senso di colpa? Paura? Fierezza per la qualità dei propri spermatozoi? Sì. Tutto questo, in un unico cocktail. L’ho bevuto tutto d’un sorso. Proprio io, minimalista per vocazione, che se mi togli la birra e il vino, al massimo mi getto sul gin tonic.

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