Sogni d’oro

“La notte mi fai impazzire”, cantava Adamo nella sua famosa canzone (utilizzando il verbo “impazzire” nella sua accezione negativa, fisiopatologica, ndr). Premetto che di Adamo non me n’è mai fregato nulla, ma devo ammettere che aveva ragione. Soprattutto se la tua Eva è incinta di otto mesi. La notte, il teatro di quasi tutte le emozioni della tua vita prima del concepimento, l’unica fonte di notizie in una vita normale, luogo del riposo e dell’estasi, dell’immaturità e delle porcate, ora è solo il termometro che misura l’incedere della febbre della paternità. Adesso so che alle famigerate notti in bianco ci si arriva per gradi. Sì, perché se non dorme lei, non dormi nemmeno tu. Povero illuso. Altro che diamo tempo al tempo.

Anche se non sai chi è, né com’è, tuo figlio esiste già e impone le sue regole dall’interno con ineffabile grazia. Se la mamma si mette in una posizione non gradita, scalcia. Se il piumone non avvolge come si deve il pancione tenendolo sollevato dal materasso, scalcia. Se il padre (togliamo pure il periodo ipotetico) russa, la mamma si sveglia e lui… scalcia. Se lui scalcia, la mamma si sveglia e scalcia il papà (che russa). Insomma, una catena infernale che ti mette davvero la voglia di insegnargli le buone maniere a quel marmocchio. Mo che vieni fuori ti faccio vedere io! Ehi, scherzavo…

Tutti credono (compreso me) che l’aspetto fisico della gravidanza riguardi solo la donna. Inutile negare che, oltre a non dormire bene la notte, lei sia sempre più stanca, debba sempre andare in bagno, faccia fatica a mettersi i calzini, a tagliarsi le unghie dei piedi, a fare le scale; in più non può bere, né fumare, né prendere farmaci e, dulcis in fundo, tra poco conoscerà il dolore più forte che un essere umano possa immaginare. Ok, d’accordo. Lo sanno tutti. E io? Che domani mi devo svegliare presto che c’ho un mucchio di panni da stirare? A me qualcuno pensa?

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