Goffredo Mameli
Pensiero e azione

Goffredo Mameli nacque a Genova il 5 settembre del 1827, morì all’età di ventidue anni durante la difesa della Repubblica Romana il 6 Giugno del 1848, oggi è ricordato come l’autore delle parole del nostro inno nazionale.
Mameli fu poeta, scrittore, patriota e soldato, la sua personalità rappresentò l’incarnazione degli ideali mazziniani di pensiero e azione.
Mameli apparteneva a una famiglia aristocratica, il padre contrammiraglio della Regia Marina Sarda fu un fedele servitore di casa Savoia mentre la madre Adelaide Zoagli vantava origini nobiliari.
Goffredo Mameli studiò presso l’ Università di Genova, la sua attività si divise tra poesia e impegno politico, nel 1847 avvenne l’adesione al movimento di Mazzini, nello stesso anno scrisse il “Canto degli Italiani” poi musicato da Michele Novaro.
“Fratelli d’Italia L’Italia s’è desta, Dell’elmo di Scipio S’è cinta la testa. Dov’è la Vittoria? Le porga la chioma, Ché schiava di Roma Iddio la creò. Stringiamoci a coorte Siam pronti alla morte L’Italia chiamò.” — Il Canto degli Italiani
Guidato dagli ideali liberali e repubblicani tra il 1847 e il 1848 prese parte a diverse azioni dimostrative a Genova, allo scoppio della prima guerra di indipendenza si recò a Milano come volontario per sostenere l’insurrezione della città contro gli austriaci.
Dopo l’armistizio di Salasco che portò alla tregua fra Piemonte e Austria, Goffredo Mameli abbandonò temporaneamente le armi, tornato a Genova assunse la direzione del giornale “Il diario del Popolo” e pubblicò “l’Inno militare” successivamente messo in musica da Giuseppe Verdi, sempre a Genova incontrò Giuseppe Garibaldi pronto a partire per Roma dove nel febbraio del 1849, dopo la deposizione di Papa Pio IX venne proclamata la Repubblica Romana.
Mameli senza esitazione decise di seguire Garibaldi a Roma per difendere la Repubblica, insieme ad altri patrioti si trovò a combattere nella battaglia di Palestrina il 9 Maggio del 1849, poi a Velletri il 19 Maggio e infine il 3 Giugno, l’ultima disperata resistenza al Gianicolo contro le truppe francesi che avevano posto sotto assedio la città di Roma.
Durante l’ultimo assalto a Villa Corsini, Goffredo Mameli venne ferito alla gamba sinistra da un colpo di fucile, successivamente venne trasportato all’ospizio di Trinità dei Pellegrini, ma la situazione apparve subito grave come dimostrano le parole del medico Pietro Maestri che visitò Mameli qualche giorno dopo il ferimento:
“Pallido e sparuto nel volto, quasi avesse sofferto più mesi di malattia: nei pochi momenti in cui non gli mancava la coscienza di sé accusava dolori spasmodici in conseguenza della ferita”
Per evitare la cancrena, i medici decisero di amputare la gamba poco sotto il livello del ginocchio, nonostante la buona riuscita dell’operazione effettuata il 19 Giugno, sopravvenne l’infezione che si aggravò gradualmente fino a causare la morte per setticemia, il 6 Luglio del 1849 alle ore 7.30.
Chi lo assistette negli ultimi istanti di vita lo sentì improvvisare versi sconnessi sull’indipendenza italiana. Il padre di Goffredo non fece tempo a raggiungere il figlio morente, Nino Bixio in un suo diario annotò le seguenti parole:
“Alle sette e mezzo antimeridiane del 6 luglio 1849, spirava in Roma all’Ospedale della Trinità dei Pellegrini la grande anima di Goffredo Mameli”

Mameli venne sepolto al Verano, dove ancora oggi è visibile il suo monumento. Le sue spoglie vennero traslate nel 1941 al Gianicolo.
“E’ tra quei giovani che riconciliano con l’umana famiglia, che, in questo secolo di brutture, vi fanno non disperare dell’avvenire” — Giuseppe Garibaldi
Quella di Goffredo Mameli fu una vita breve ma intensa, segnata dall’impegno civile e dai grandi ideali.
“Egli era come una melodia della giovinezza, come un presentimento di tempi che noi non vedremo, nei quali l’istinto del bene e del sacrifizio vivranno inconscii nell’anima umana e non saranno come la nostra virtú, frutto di lunghe battaglie durate. La sua aveva tutta quanta l’ingenua bellezza dell’innocenza.” — Giuseppe Mazzini
Tutto quello che rimane del pensiero di Mameli, sono i suoi scritti e i suoi versi che oggi possono sembrare privi di significato o consumati dal tempo ma che in realtà incarnano i principi e i valori fondanti di una Nazione.